L'insegnante picchiata è il vertice del degrado della scuola

I genitori credono che un brutto voto si possa cambiare, è questione di buona volontà. Ma così non è: c'è di mezzo l'onestà

PADOVA. La madre di Selvazzano, Padova, che va dall’insegnante d’inglese perché ha dato 4 a suo figlio e le chiede di mettergli 6, e ottenendo un rifiuto la picchia, non è un fatterello provinciale.

C’è tutta una fetta d’italiani convinti, sotto sotto, che si possa far così, che la famiglia venga prima dello Stato. Questa madre è di origine moldava, ma ha assimilato in fretta la nostra mentalità, e quel che ha fatto va a finire tra le tante notizie simili, professori picchiati o insultati dai genitori per amore dei figli.

Questa madre “picchiatrice” porta delle giustificazioni. Perché suo figlio pratica uno sport, è iscritto a una federazione ufficiale, partecipa a gare importanti, deve assentarsi da scuola per periodi anche lunghi, quindi in quei giorni non ascolta le lezioni, non fa i compiti, non studia.

«Picchiata davanti ai ragazzi per aver fatto il mio dovere»

La madre osserva che per quelle assenze fornisce regolare giustificazione anticipata, che la scuola riconosce. Può la scuola interrogarlo a bruciapelo, dopo il rientro? Non può.

Riconoscere giustificata l’assenza vuol dire concedere qualche giorno per mettersi al passo, dopo il ritorno. Ma qui il ragazzo ha preso 4 un giorno in cui era tenuto ad essere preparato, e il giorno dopo la madre va dall’insegnante a pretendere che lo reinterroghi subito, per trasformare quel 4 in 6.

Va spesso a questi colloqui diretti e quando non è giorno di colloqui, trova modo di far la richiesta agli insegnanti facendogli arrivare lettere scritte. Sono pressioni. Un ibrido fra raccomandazioni e minacce. Mostrano un’idea di scuola come appendice succube della famiglia. Idea diffusa tra gli italiani.

Siamo giunti a un clima così carico di sospetti e di accuse, che gli insegnanti, quando danno udienza ai genitori, chiedono a un collega di assistere, per eventualmente fornire testimonianza.

Questa storia, di un’insegnante picchiata dalla madre di un alunno, segna un vertice nel degrado della scuola, e il vertice sta certamente in quello schiaffo in faccia e in quel pugno in testa, ma questo è il vertice della notizia, del fatto, della cronaca, sullo sfondo c’è un altro vertice, ed è  il vertice nel degrado del rapporto tra scuola e famiglia: davvero oggi gl’insegnanti si mettono a coppie per ricevere i genitori?

Una volta l’incontro genitore-insegnante era un colloquio appartato, come in confessionale. Adesso gl’insegnanti vanno al paio, come i carabinieri? Non lo sapevo. I carabinieri vanno a coppie perché rappresentano lo Stato e quando sono in missione devono mettere in conto di aver a che fare con nemici dello Stato, nemici di quello che è giusto.

Siamo arrivati a questo livello anche nella scuola? La professoressa, quando vede in fondo al corridoio la madre dell’alunno, evidentemente da lei conosciuta e temuta, cerca di cambiare strada, per non incontrarla. La madre se n’accorge e s’irrita.

È lì che l’incontro diventa uno scontro. Esplode, fisicamente, tra le due donne uno scontro sempre in atto tra famiglia e scuola, genitori e insegnanti. I genitori credono che un brutto voto si possa cambiare, è questione di buona volontà.

L’insegnante che non lo fa è cattivo, e si può picchiare. L’insegnante invece crede che se uno merita 4 gli si dà 4, è una questione di onestà.

L’insegnante che gli dà 6 è disonesto. Possono intendersi, questa insegnante e questa madre? Impossibile. Si trovano costrette a risolvere privatamente un problema che è istituzionale:

il problema dei ragazzini che fanno sport a livello competitivo, sono riconosciuti e tesserati dallo Stato, perdono settimane su settimane, e perciò vanno male a scuola. Questo ragazzo rispetta gl’impegni sportivi, ma non quegli scolastici. Errore.

Se è scuola dell’obbligo, è obbligatorio frequentarla. Prima la scuola, poi, in più, lo sport. La scuola è per la vita, lo sport per la carriera.

Prima la vita.

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