Popolari alla Bce: «Sì agli aiuti pubblici»

PADOVA. Chissà se quei due diversi importi di capitale indicati in due distinte lettere inviate ieri alla Bce sortiranno diverse sorti per le ex popolari venete. C’è da chiedersi perché la vigilanza Ue, pur trovandosi di fronte a un unico manager, Fabrizio Viola, con la delega per entrambe le banche e con un preciso committement sulla fusione, ribadito anche ieri nella missiva, abbia chiesto due indicazioni distinte sul fabbisogno di capitale. La domanda è d’obbligo, la risposta si spera, arriverà a giorni.
Ieri a Milano si sono svolti due Cda separati delle rispettive banche il cui tema all’ordine del giorno era definire i rispettivi fabbisogni di capitale sulla base di piani industriali divisi. Un ritorno quasi al passato che fa temere il rischio di trattamenti diversi. Entrambe, nelle lettere spedite ieri, hanno fatto presente alla Bce di avere i requisiti per accedere alla ricapitalizzazione precauzionale prevista dal decreto su cui sta lavorando anche Mps e il cui dossier è già sul tavolo dell’Antitrust Ue. Bpvi e Veneto Banca non hanno ancora fatto formale richiesta di poter rientrare in questa misura su cui l’Europa vigila attentamente per evitare la formula degli aiuti di stato. Potrebbe tuttavia essere, ad oggi non è dato sapere in quanto le due banche non hanno ancora chiuso i conti 2016, che una delle due o entrambe non abbiano i requisiti di «solvibilità» necessari per usufruire del fondo da 20 miliardi del governo. Tecnicalità che potrebbero essere superate da un forte pressing politico per evitare il bail in di uno o di entrambi gli istituti, riporta qualcuno. Ma la Bce non si è ancora espressa.
Chi invece ha detto la sua è Carlo Messina, ceo di Intesa SanPaolo, azionista del Fondo Atlante, che ieri ha precisato: «Francamente più di così non può fare». E si riferiva al ruolo che il Fondo potrebbe avere in relazione all'ulteriore bisogno di capitale di Bpvi e Veneto Banca. «La situazione delle banche venete rimane complessa, ma c'è la garanzia di un manager come Viola capace e competente. Credo che ci sia ancora un percorso da portare avanti tra Bce, commissione europea e ministero dell'Economia e credo che si tratti di un dossier su cui ci deve essere attenzione alta, ma sono fiducioso si possa andare verso una situazione positiva» ha concluso. Intesa sembra dunque, dopo le svalutazioni già attuate e che Alessandro Penati non ha gradito, non avere più intenzione di rimpinguare Atlante ma la situazione, di cui è ben consapevole Messina, è che in caso di bail in, il fondo di risoluzione sarebbe alimentato proprio da chi ha versato soldi in Atlante: il sistema. Diverso l’atteggiamento di Giuseppe Castagna ad Banco-Bpm che precisa: «C'è un dibattito fitto con la commissione europea e la Bce. Facciamoli lavorare in pace quando si saranno chiarite le necessità delle banche venete si capirà se fare l'aumento con uno strumento o l'intervento dello Stato».
Continuano intanto le transazioni per azzerare il più possibile il rischio legale: domani saranno aperte quasi 800 filiali tra le due banche. Si punta su indecisi e «big ticket» che sono i soci con le più alte percentuali di possesso di azioni nel perimetro indicato. Ieri intanto ha lasciato il Cda della Bpvi Francesco Micheli per le «crescenti responsabilità professionali».
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