Zaia e Crisanti ai ferri corti: dietro le quinte dello scontro in Veneto

Tutte le puntate di un'escalation di punture di spillo e frecciate che hanno portato fino alla bordata sparata dal virologo contro la dirigente della Regione Francesco Russo. E se il vero obiettivo fosse un altro? 
Zaia e Crisanti con la mascherina di protezione anti-Covid
Zaia e Crisanti con la mascherina di protezione anti-Covid

VENEZIA. “Crisanti faccia il professore, non il politico”. Intervista su Repubblica, sabato 16 maggio 2020. Si aprono ufficialmente le ostilità. In quella data, il governatore del Veneto Luca Zaia si toglie dalla scarpa un sassolino che gli dava fastidio da settimane, a voler essere generosi. Forse da mesi, in effetti.

I sondaggi sono tutti dalla sua: acclamato da tutti, indicato da più parti come il successore naturale di Salvini come leader nazionale della Lega ma anche come possibile capo coalizione di un ritrovato centrodestra a trazione pragmatico-moderata più propenso a fare che a raccontare, il governatore ha ormai soltanto una persona che potrebbe fargli ombra, e non è un politico.

E’ il professor Andrea Crisanti, appunto. L’uomo dei tamponi, così lo conoscono “fuori”. C’è da appuntarsi sul petto una medaglia pesante, quella del successo Veneto nella gestione dell’emergenza. Qualche inciampo ci sarà anche stato, ma i dati dicono una cosa sola: sì, siamo stati bravi. Una serie di tempestive scelte politico-sanitarie (politiche o sanitarie, ecco il busillis) hanno impedito il diffondersi dell’epidemia.

La presidente del Senato Casellati in ospedale a Padova ringrazia il prof Crisanti

L’impietoso parallelismo con la vicina (e altrettanto leghista) Lombardia è evidente a tutti. Per questo, la stampa nazionale e il circo televisivo dei talk-show da salotto cercano ripetutamente Zaia, che però privilegia il rapporto diretto con i suoi elettori (la tradizionale conferenza stampa su facebook, in realtà un dialogo diretto permanente con la popolazione) e distribuisce con il bilancino le sue rare interviste. Zaia è l’uomo del fare, tale è sempre stato. Concedere interviste è quasi un lusso superfluo, lui e il Popolo Veneto devono preoccuparsi di una sola cosa: uscirne, presto e bene.

Il suo contraltare mediatico, ormai da settimane, è costituito proprio da Crisanti, la cui crescente popolarità gli procura interviste sui giornali e soprattutto l’inserimento in quel “cerchio magico” di esperti tivù che sono diventati i veri prezzemolini di ogni trasmissione sul tema: da Galli a Ilaria Capua, da Burioni a Pregliasco. Crisanti viene ammesso a corte, e non dice di no.

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Il professore fa certo fare bella figura al Veneto, ma la sua presenza mediatica diventa di giorno in giorno più ingombrante e pone – dietro le quinte - due questioni non da poco. La prima: presta il fianco a chi, nel tentativo di depotenziare politicamente un governatore che sfiora il 90 percento dei consensi, sostiene che se non avesse avuto con sé il fior fiore di scienziati e tecnici come quelli veneti, Zaia sarebbe affondato come Fontana.

La seconda: Crisanti one-man show genera molti mal di pancia dentro una governance sanitaria – quella messa su subito da Zaia con la sua unità di crisi – che lo vede auto attribuirsi ogni merito. Insomma, la squadra c’è ma non si vede. E questo non va.

Tutto questo, cioè il crescendo di tensioni sotterranee, si sfoga nell’intervista con Concetto Vecchio di Repubblica dove il governatore sottolinea il ruolo della Politica rispetto alla Scienza e piazza quelle due o tre stoccate neppure troppo implicite.

Eccone i passaggi decisivi.

Il modello veneto è merito suo o del professor Crisanti?

«È della mia squadra. Crisanti è arrivato dopo».

In che senso?

«Noi eravamo pronti da un mese, grazie alla dottoressa Russo, una catanese che dirige il Dipartimento di prevenzione. Quando c’è stato il primo caso a Vo’, io un’ora dopo a Padova avevo davanti a me la task force. Quella sera, contro la volontà del tavolo, ho deciso tre cose».

Cioè?

«Tamponare tutti. E così abbiamo scoperto in paese 66 asintomatici. Ho chiuso l’ospedale di Schiavonia, dov’è morto il primo malato in Italia, Adriano Trevisan. E poi ho disposto le tende riscaldate fuori degli ospedali per il triage. L’Oms disse che esageravo. Noi il virus siamo andati a cercarlo».

E Crisanti?

«Non lo conoscevo. Mi ha chiamato lui. È un grande scienziato. Gli dobbiamo lo studio su Vo’ e l’acquisto della macchina che consente 9000 tamponi». (…) Le idee di Crisanti non sarebbero utili al governo? «Come professore sì, meno come politico».

Colpito, affondato, verrebbe da dire. Dopo questo fatto, non succede nulla sino a quando, la sera 21 maggio, Cristanti “annuncia” all’Ansa che il Veneto è a contagio zero.  Una bomba, anche a livello nazionale. Sul sito del Corriere della sera, la notizia diventa quella d’apertura dopo cinque minuti.

Ma c’è un problemino: non è vero. L’importante soglia psicologica non è stata raggiunta, quindi sbandierarla non ha senso. Zaia in conferenza stampa poche ore prima ha detto più otto, e lo stesso risulta dai dati della Protezione civile nazionale. Il bollettino della Regione delle ore 8 è molto confusivo (risulta un -2 di contagi, addirittura) per questioni tecniche che spiegherà l’assessore Bottacin, mentre quello delle 17 segna lo zero.

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Forse questo ha ingannato il professore, o forse la battaglia si sta già giocando sottotraccia su altri livelli. Sta di fatto che Zaia non se la sente di sbugiardare pubblicamente il professorone – che non si trova, per capire meglio il perché della sua improvvida uscita - invita alla prudenza ma il giorno dopo fa la sua mossa. Si presenta in conferenza stampa con la dottoressa Francesca Russo – capo del Dipartimento prevenzione della Regione - e lancia un doppio segnale molto chiaro: primo, la mia è una quadra; secondo, il vero capo, se proprio vogliamo, è questa signora qui.

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La dottoressa Francesca Russo, responsabile Ufficio Igiene e Prevenzione Regione Veneto

Russo è donna pragmatica che non cerca i riflettori e agisce con tanta concretezza. Concede rarissime interviste, una delle quali al nostro giornale. Viene indicata informalmente da Regione e Università come “la persona giusta”. Se Zaia la porta con sé in conferenza stampa a Marghera è perché ha bisogno di mandare un segnale chiaro. Crisanti non è il Dio dell’antivirus, Crisanti ha preso fischi per fiaschi. Il defilée provoca un travaso di bile al professore, lo si deduce facilmente dalla sua durissima reazione, affidata sempre all’Ansa.

Il resto, con la replica combinata della nuova coppia mediatica Zaia-Russo, è cronaca di oggi  e quel che ne verrà è un libro ancora tutto da scrivere. Con una postilla: il vero antefatto risale al 22 febbraio, il giorno dopo la morte di Adriano Trevisan (prima vittima italiana del Covid), quando Crisanti spara a zero contro Mantoan, il potente capo della sanità veneta, accusandolo di avergli bocciato il metodo dei "tamponi a tutti" per mere questioni di costi.

Forse, bisognerebbe tornare là.

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