Amministratore unico per le Fiere di Longarone: in pole position Maurizio Castro
È già stato alla guida dell'ente di Vicenza: conosce le dinamiche
del settore

L’amministratore unico che i soci cercano per rilanciare la Fiera di Longarone potrebbe avere le sembianze di Maurizio Castro. Il manager trevigiano, nato nel 1954 nel Pordenonese ma residente a Vittorio Veneto, è figura già molto conosciuta ed apprezzata anche nel Bellunese. Longarone lo sta corteggiando. E a ragion veduta.
Castro, da responsabile delle relazioni industriali, ha dato un contributo essenziale al salvataggio della Zanussi. E in quegli anni, minacciato di morte, ha avuto la scorta per lungo tempo. Poi è stato direttore dell’Inail. Nel 2009 è diventato – attenzione, questo è il punto nevralgico – direttore della Fiera di Vicenza. Parlamentare del Pdl, ha contribuito, come esperto, con consulenze sia ai governi di centrodestra che con quelli di centrosinistra. E in Valbelluna si è fatto conoscere prima per proteggere dalla deriva l’Acc e poi per salvare la Ceramica Dolomite. E che cosa ha fatto in questa azienda? Ha redatto il piano industriale di ripresa e di rilancio.
Che cosa verrebbe chiamato a realizzare alla Fiera di Longarone? Il nuovo piano industriale, sulla scorta del business plan oggi in vigore. Operazione, peraltro, che Castro sta garantendo per conto del governo anche alla Spedline di San Maria di Sala, in provincia di Venezia. Le bocche, al momento, non potrebbero essere più cucite sia a Longarone che a Belluno. Sono il Comune e la Provincia, infatti, i due soci pubblici che da ieri si stanno muovendo con più determinazione, avendo la responsabilità della maggioranza relativa del capitale sociale; sempre pronte al sostegno – ma non più economico – la Regione e la Camera di Commercio.
Il cda di Longarone Fiere presieduto da Caterina Carrer, («esaurito il suo compito», recita una nota di giorni fa: non è proprio così, a spingerlo a dimettersi sono state diversità di vedute con i soci) ha dato le dimissioni il 30 aprile. Resterà in carica per gli affari ordinari fino a metà giugno. Ma evidentemente i soci pubblici, che detengono il 90% del capitale, vogliono affrettare i tempi. Potrebbero affidarsi a un nuovo cda, ma trovano più efficace, al momento, la figura di un amministratore unico. Che dovrà fare i conti con un capitale sociale dimezzato per ripianare i debiti delle Fiere.
Il nuovo piano industriale ha l’obiettivo di moltiplicare l’offerta e di individuare anche un direttore generale, oltre che di consolidare l’equilibrio finanziario, dopo appunto il dimezzamento del capitale sociale e in preparazione dello scorporo della parte immobiliare, ossia la vendita dei padiglioni, una zavorra per i conti. Castro, durante la gestione della Fiera di Vicenza, ha sempre teorizzato che l’attività fieristica «è fondamentale» per l’economia produttiva del territorio, a patto però che si apra all’esterno. Per cui l’aggregazione del sistema fieristico non viene considerata un tabù dall’interessato, ma un passaggio necessario, vitale per reggere le sfide della competizione. Avendo operato nel Bellunese e sperimentando l’attaccamento delle comunità alle rispettive fonti del lavoro, Castro saprebbe conciliare le esigenze di autonomia dell’ente fieristico con quelle dell’apertura all’esterno, della collaborazione con altre realtà. Ha sempre riconosciuto – sia per l’Acc che per la Ceramica – che le comunità locali hanno giocato un «indispensabile ruolo di protezione» delle loro fabbriche. Quindi saprebbe bene fin dove spingere la visione rispetto al futuro della Fiera. Per questo gli si fa la corte da parte dei soci, almeno di quelli con maggiore responsabilità. «In questi giorni ho potuto toccare con mano la percezione che il territorio ha dell’importanza di Longarone Fiere» ha detto il sindaco di Longarone, Roberto Padrin, «È la conferma di cosa rappresenta la Fiera e di dove vogliamo portarla. I prossimi passi saranno due: trovare un amministratore e un direttore».
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