Cherchi: la vera giustizia è quella veloce
L’insediamento del magistrato: «Il processo dev’essere rapido, lavoreremo per rendere più efficiente l’organizzazione»

Interpress/Gf.Tagliapietra. 08.06.2017.-.PIAZZALE ROMA,PROCURA DELLA REPUBBLICA.CERIMONIA DI INSEDIAMENTO DEL NUOVO PROCURATORE DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA BRUNO CHERCHI.
VENEZIA. Equilibrio e velocità per una giustizia efficace. Nonostante gli organici all’osso, gli spazi carenti, una riforma del settore che incombe. Bruno Cherchi si è insediato ieri come procuratore capo a Venezia e davanti all’aula collegiale affollata da giudici, magistrati, personale amministrativo e avvocati, ha ribadito i principi che guideranno il suo incarico in una delle Procure più importanti d’Italia. Da dove peraltro aveva iniziato la carriera, passando per Padova, per la Procura generale di Venezia e da ultimo per Ferrara. «Sarò il primo tutore dell’indipendenza e dell’autonomia dei magistrati», ha detto nel discorso di insediamento, introdotto dalla presidente del tribunale Manuela Farini, «I miei fondamentali sono la centralità della giurisdizione, lo spirito di servizio e la dedizione del nostro lavoro, la fedeltà al dato normativo e la necessità che l’applicazione della legge passi attraverso una valutazione del fatto sempre aiutata dall’equilibrio». Ha ricordato «l’obbligatorietà dell’azione penale che deve guidare la Procura: talvolta in questo sistema ci sono crepe che possono creare alluvioni non più rimarginabili», sottolineando come la rapidità del processo dipenda sì dagli strumenti che deve dare il Ministero, «ma anche dal coinvolgimento delle istituzioni, anche quelle locali».
Nel suo lavoro, il procuratore Cherchi sarà aiutato dai procuratori aggiunti Adelchi d’Ippolito e Paola Mossa, appena nominata. C’è un bando per un terzo aggiunto per il quale, al momento, non c’è nemmeno l’ufficio visti gli spazi comunque contingentati alla Cittadella della Giustizia.
Procuratore Cherchi, benvenuto a Venezia.
«Da domani (oggi,
ndr
) sarò operativo, mi occuperò dei fascicoli più importanti. Tengo molto all’unitarietà dell’ufficio e alla coesione sulle scelte».
Tra i suoi obiettivi c’è quello di una giustizia più veloce. Come si concretizza?
«Penso sia l’obiettivo di tutti i magistrati. Sono convinto che un processo non possa dirsi giusto se non è rapido: stare sotto inchiesta e sotto processo penale è un male in sé, indipendentemente che uno sia responsabile o meno di ciò che gli viene contestato. La necessità di avere processi rapidi dipende da noi, ma non solo. Noi possiamo fare tutto ciò che è previsto nell’armamentario giuridico, ma se non abbiamo gli strumenti amministrativi e operativi, l’obiettivo non si può raggiungere. È un compito del Ministero della Giustizia: qualche segnale in questo senso gli va riconosciuto, ma sono segnali che devono essere attuati. Non è tanto un problema di numero di magistrati, ma di personale amministrativo che deve essere messo in condizione di lavorare».
Venezia, anche con i recenti arresti dei presunti jihadisti, si sta confrontando con l’allerta terrorismo. Quale l’impegno della Procura?
«Purtroppo anche a Venezia c’è una grossa allerta. Gli occhi sono molto aperti e lo saranno nel futuro. Non abbiamo compiti di prevenzione generale ma collaboreremo nell’ambito delle nostre competenze per evitare che succedano cose che non devono succedere».
Proprio in questi giorni la magistratura onoraria è ancora in sciopero, segno di un malumore diffuso contro la riforma del sistema giustizia.
«Gli scioperi, se ancora oggi hanno un senso, devono colpire l’opinione pubblica, quindi devono essere eventi eccezionali. Quando lo sciopero diventa un evento ordinario, perde la sua forza. La magistratura onoraria ha diverse ragioni per protestare. Come procuratore della Repubblica ho firmato anch’io l’appello al ministro. Alcune delle sollecitazioni possono essere recepite, non certo l’immissione in ruolo della magistratura onoraria a cui va riconosciuto comunque un ruolo importante sia nell’ambito del processo penale che in quello civile. Penso che uno sforzo per adeguare la realtà di fatto alla normativa si possa fare. Il grande problema non è la mancanza di volontà del ministro, ma le carenze di risorse per la loro stabilizzazione».
Anche gli avvocati sono in agitazione per la riforma, specie in materia di prescrizione.
«Essere sotto processo è già un danno, quindi è necessario garantire processi rapidi. Non è pensabile che le difficoltà in cui versa il sistema organizzativo della giustizia si scarichino sul cittadino che viene giudicato dopo anni dai fatti».
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