Chisso, sessant’anni compiuti in carcere

La moglie Geri: «Spero lo liberino presto». L’ex assessore, recluso a Pisa, sta per diventare nonno per la seconda volta
L' assessore regionale ai Lavori Pubblici Renato Chisso, in una foto di repertorio del 2 agosto 2009, in visita al passante di Mestre. ANSA/ANDREA MEROLA
L' assessore regionale ai Lavori Pubblici Renato Chisso, in una foto di repertorio del 2 agosto 2009, in visita al passante di Mestre. ANSA/ANDREA MEROLA

VENEZIA. La piccola Eva - tre anni - ha disegnato con i pennarelli una grande torta, scegliendo con cura i suoi colori preferiti: rosa e blu. Sopra, un po’ sbilenche, ha aggiunto tante candeline gialle stilizzate. Il nonno, Renato Chisso, ha compiuto ieri sessant’anni nel carcere di Pisa dove si trova dal 4 giugno scorso, accusato di corruzione e concussione nell’ambito dell’inchiesta sul Mose di Venezia. A consegnargli il disegno della piccola nipotina la moglie Geri Saccardo, che ieri pomeriggio ha incontrato il marito per poco meno di due ore.

Come sta suo marito?

«L’ho trovato evidentemente abbacchiato, un po’ più del solito: compiere gli anni in quella situazione non è piacevole per nessuno».

Di cosa parlate durante i vostri colloqui?

«Parliamo della nostra famiglia, di nostra figlia Silvia, della nipotina Eva, di quella che sta per arrivare».

Vostra figlia aspetta un bambino?

«Sì, una bambina. Il termine è scaduto giusto domenica e aspettiamo di ora in ora. Speravo di portargli la notizia della nascita, ma ancora non è successo».

Suo marito che cosa le ha detto?

«Mi chiede come stiamo noi, come sta la nipotina a cui è molto legato. Lei continua a chiedere del nonno Renato».

E voi cosa le avete raccontato?

«Che è via per lavoro. Tengo ogni pomeriggio la bambina e di solito Renato stava insieme a noi, quando era libero da impegni. Adesso da quasi due mesi non lo vede e inizia a chiedere con sempre maggiore insistenza».

Così le ha fatto fare un disegno.

«L’altra sera le ho detto: fai un disegno che domani lo porto al nonno. E lei ha disegnato una grande torta con le candeline gialle. Quando Renato l’ha visto si è commosso e lo ha preso in mano».

Quante volte può vedere suo marito in carcere?

«Sei ore al mese. Nelle settimane scorse io avevo equivocato sul regolamento: perché mi chiedono sempre all’entrata se voglio stare un’ora o due e io naturalmente ho sempre detto due ore. Ma il regolamento parla di sei ore, non di sei visite. Per fortuna gli avvocati hanno chiesto una deroga e me l’hanno concessa».

Sua figlia è mai venuta con lei?

«No, posso vederlo solo io e naturalmente gli avvocati. E poi lei ora ha il pancione quindi affrontare un viaggio di 370 chilometri di andata ed altrettanti di ritorno non è molto indicato. Con Silvia si scrivono».

Lettere?

«Sì, possono scriversi e so che lo hanno fatto con una certa frequenza. E’ l’unico contatto».

Dove vi incontrate in carcere?

«Noi ci vediamo sempre in un salone, una specie di refettorio dedicato ai colloqui. Lui sta in una cella con due giovani africani della Tanzania, credo accusati di reati di droga».

Ha una branda?

«Mi ha descritto la cella: c’è un letto a castello e una branda molto spartana. Dopo i primi tre giorni in isolamento, i due africani gli hanno concesso la branda perché era il più anziano».

Legge?

«Gli ho portato un libro di Giampaolo Pansa ed altri due, ma mi sembra che abbia sempre meno voglia. Si è impegnato a leggere gli atti dell’accusa e poi a scrivere il memoriale».

I giudici lo hanno mai ascoltato?

«Mai. A parte l’interrogatorio di garanzia, gestito da un magistrato di Pisa, non ha avuto alcun colloquio con i magistrati di Venezia».

Quante volte può uscire all’aria aperta?

«Un’ora al mattino ed un’ora al pomeriggio, in un cortile interno dove batte il sole a picco. Lui ha bisogno di camminare, ma deve stare attento con i problemi di cuore che ha avuto e non stare troppo esposto al sole. Cerca di camminare evitando le ore più assolate. Spero che lo liberino per il nostro anniversario: a settembre facciamo 39 anni di matrimonio».

Daniele Ferrazza

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