Aiuti per le rette Rsa, dilaga il contenzioso con i sindaci veneti: «Rischio dissesto»

Contributo al pagamento, controversie nel 25% dei Comuni, l’assessora Roma: «Va cambiata urgentemente la norma». La questione approda al governo in Conferenza Stato-Regioni

Sabrina Tomè
L’incontro tra delegazione Anci, conferenza sindaci Usl e assessora Paola Roma a Palazzo Balbi
L’incontro tra delegazione Anci, conferenza sindaci Usl e assessora Paola Roma a Palazzo Balbi

C’è un sondaggio in corso tra i Comuni del Veneto i cui risultati, seppur parziali, sono già significativi. E lo sono a tal punto che Palazzo Balbi si è impegnato a portare la questione al tavolo Stato-Regioni, in programma fra qualche giorno, allo scopo di modificare la norma. La questione riguarda la compartecipazione sociale: fuori dal burocratese si tratta dei soldi che ogni mese i Comuni devono sborsare per contribuire a pagare le rette di anziani non autosufficienti ricoverati nelle Rsa e con Isee inferiore a una certa soglia.

Stretti tra l’invecchiamento della popolazione da un lato e le risorse decrescenti dall’altro, molti sindaci hanno lanciato l’allarme annunciando il rischio defalut. Qualcuno ha provato a farvi fronte inserendo nel regolamento comunale ulteriori parametri per la compartecipazione alla spesa e prevedendo per esempio il contributo dei familiari dell’anziano, se dotati di risorse. È stato un bagno di sangue: Tar e Consiglio di Stato hanno bocciato le iniziative col risultato che i Comuni oltre a dover pagare le rette e gli arretrati relativi, si trovano ora obbligati a sborsare anche le spese legali.

Il sondaggio

Una situazione diffusa, come racconta il sondaggio promosso da Anci che con una circolare dello scorso febbraio ha chiesto ai quasi 600 enti locali veneti di comunicare eventuali contenziosi. Al momento hanno risposto un centinaio di municipi e il 25% di essi ha denunciato il problema.

Insomma, un sindaco su quattro deve fare i conti con azioni legali avviate o minacciate; questo riguarda chi è intervenuto sui regolamenti, mentre è ancora più ampia la quota di chi deve comunque misurarsi con l’emorragia della compartecipazione. «Il contenzioso si sta espandendo», conferma il direttore di Anci Veneto, Carlo Rapicavoli, «Il problema è dei Comuni ma rischia di diventarlo pure per la Regione se in un ricovero prevalgono gli aspetti sanitari su quelli sociali». Ecco allora l’incontro in Regione di mercoledì scorso, tra una delegazione Anci, i presidenti delle Conferenze dei sindaci delle Usl venete e l’assessora al Sociale Paola Roma.

L’incontro

Le parti hanno convenuto di mettere a sistema da una parte tutte le Regioni, dall’altra di attivare Anci nazionale, in modo da poter fare pressione sul Governo per cambiare la normativa ritenuta attualmente troppo penalizzante, soprattutto per i piccoli Comuni, senza togliere però alcun appoggio alle famiglie. L’incontro si è chiuso con l’impegno della Regione a portare il tema davanti allo Stato, uno spiraglio per i sindaci.

«Abbiamo voluto un confronto su un tema urgente che stiamo seguendo», il commento dell’assessora Paola Roma, «Per questo dobbiamo fare squadra per agire sulla norma nazionale da un lato, concretizzando il Progetto di Vita richiesto dalle famiglie dall’altro. Vogliamo aggregare i rappresenti dei Comuni al Tavolo Regionale sui Lea e portare poi le nostre istante alla Conferenza Stato Regioni».

Una speranza per gli enti locali, come ha spiegato a tal proposito il presidente Anci Mario Conte: «Molti Comuni, specie i più piccoli, sono a serio rischio di dissesto economico con la pioggia di ricorsi che potrebbe arrivare a causa dell’assenza di limitazioni legislative, è dunque fondamentale interessare con particolare urgenza il Governo per giungere in tempi stretti a una nuova legge che garantisca il servizio di assistenza alle famiglie, senza però mettere in crisi le amministrazioni locali a livello finanziario». Sul prossimo tavolo vengono riposte dunque grandi aspettative.

L’interrogazione

In materia Rsa c’è anche un’interrogazione in Regione della consigliera Rossella Cendron, de “Le Civiche Venete”. «La mia interrogazione è ancora in attesa di risposta, ma non posso che esprimere soddisfazione nel vedere che Anci e l’assessore Roma si sono già attivati per affrontare strutturalmente il problema, monitorando i contenziosi in essere e valutando possibili interventi normativi insieme ai livelli nazionali. Occorre da un lato tutelare i diritti delle persone non autosufficienti e delle loro famiglie; dall’altro evitare che i bilanci comunali vengano travolti da un impianto normativo che oggi rischia di penalizzare in modo sproporzionato gli enti locali. La Regione ha il dovere di non lasciare soli i sindaci, e il lavoro avviato in questi giorni va nella direzione giusta».

Intanto continua il sondaggio tra i Comuni, i risultati verranno portati a Roma per dimostrare con i numeri la situazione di disagio diffuso e la conseguente necessità di un intervento urgente. 

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