Coronavirus, la Fase 2 in Veneto spiegata in quattro punti

VENEZIA. C’è una data segnata in rosso nella mente di tutti: quella del 4 maggio. Quel giorno finirà la quarantena imposta dal governo per fermare il Coronavirus e – se non ci saranno brutte sorprese – si passerà all’attesa Fase 2: quella del lento, parziale ritorno alla vita prima della pandemia. I numeri dell’epidemia hanno lasciato in Veneto oltre mille morti, ma sono costantemente in calo il numero dei pazienti ricoverati (qui i dati aggiornati), mascherina e guanti sono diventati un’abitudine per (quasi) tutti. L’isolamento ha dato i suoi frutti.
C’è una regione – una nazione – sospesa, che vuole tornare alla vita “normale”.
Lavoro, salute, scuole, famiglie: come sarà il Veneto dopo il 4 maggio? Come funzionerà la Fase 2? Come riusciremo a far convivere l’esigenza del vivere quotidiano con l’esistenza del coronavirus? Come rimettere in moto la società e al contempo garantire sicurezza a tutti i cittadini?
Proviamo a fare il punto su luci ed ombre della Fase 2 in quattro punti: lo stato dell’economia attuale, le regole che si è data la Regione Veneto per la riapertura delle imprese (ricordando che è il governo a stabilire come e quando la Fase 2 avrà realmente inizio, dalla grande azienda al negozio), cosa dicono i virologi rispetto alla tutela della salute, la scuola e i problemi delle famiglie (da due mesi nel caos nella gestione dei figli più piccoli, senza asili, scuole, baby sitter, nonni).

Dopo un mese di paralisi assoluta, l’ultimo Dpcm del governo ha allentato un po’ la presa. Secondo uno studio di Unioncamere, già ora in Veneto possono lavorare circa 200 mila imprese venete (il 46%), per 900 mila addetti (il 50% del totale). Ma c’è tutto un mondo della logistica, del commercio, per non dire del turismo, dell'artigianato e del terziario ancora paralizzato.
“Nei nostri territori è già iniziata la ripartenza”, commenta il presidente di Unioncamere Mario Pozza, “ma lo stop rischia di mettere in pericolo la tenuta del sistema e milioni di posti di lavoro. Se le aziende non ripartono velocemente il rischio è vedere molti imprenditori chiudere i battenti delle fabbriche e molte persone rimanere senza lavoro”. Confindustria Veneta preme per riaprire prima del 4 maggio, secondo i piani di sicurezza elaborati con l’Università di Padova, i sindacati tirano il freno e vogliono attendere il via libera del governo e, soprattutto, quello dell'Istituto superiore della sanità: qui l’articolo “Confindustria ora ha fretta: fabbriche e uffici sicuri. Ma i sindacati ribattono: quando aprire lo deciderà Roma”.
Un studio di Prometeia prevede - d'altra parte - che il prezzo della paralisi da coronavirus pagato dal Veneto sarà maggiore di quello delle altre regioni, con un calo del 7,1% del Pil. Il presidente Zaia ha detto che l'emergenza è già costata un miliardo di euro alla sola regione Veneto.
La rimessa in moto è attesa. (qui l'articolo sul costo della crisi in Veneto)

Sarà lo Stato a stabilire il come e il quando, ma la Regione Veneto ha già presentato alle categorie una Piano in vista della riapertura, con regole rigide.
Mantenere le distanze, mascherine e guanti in dotazione obbligatoria per tutti i lavoratori, misurazione della temperatura. La nomina di un Covid Manager aziendale che si assuma il carico di far rispettare le norme. L’idea del presidente Zaia è di partire prima del 4 maggio – sempre che lo Stato lo conceda – con 3 mila aziende che hanno già dato la propria disponibilità a fare proprio il piano di sicurezza. Qui l’articolo con tutti i particolari su “Covid manager e sicurezza in fabbrica: imprese pilota per preparare la fase 2” .
Ma naturalmente ci sono poi anche i negozi e gli artigiani (ai quali di sicuro saranno allargate le regole di distanziamento e numero di clienti già previste per supermercati e librerie), i trasporti (dove la Regione ha già introdotto l’obbligo di portare mascherine e guanti, ma dove si potrebbe arrivare a diminuire le capienze massime). Quasi impossibile – ora – prevedere come riapriranno bar e ristoranti.
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D’altra parte alcune esprienze saranno già fatte prima del 4 maggio: Fincantieri aprirà lunedì 20 con turni ridotti al minimo, termoscanner per misurare la temperatura dei dipendenti (qui l'articolo con i particolari) ; come pure l'Electrolux di Susegana anche qui mascherine, distanza di 1,5 metri, controlli virologici e di temperatura più il tracciamento volontario (qui l’articolo).

Come far combaciare ripresa delle attività e sicurezza dei cittadini?
Con il coronavirus dovremo imparare a convivere e attesa per l’autunno una nuova ondata virale: “Questa volta non ci troverà impreparati, stiamo preparando l’artiglieria per la Fase 3. Ora sappiamo cose, abbimo cocktail di farmaci, esperienza di ospedalizzazione che il 21 febbraio non conoscevamo affatto”, ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia (qui l’articolo).
Il ritorno alla normalità, quindi, non sarà certo….normale: mascherine, guanti, gel sanificante saranno sempre con noi, come pure abbiamo già fatto nostro il concetto di “distanziamento sociale”
I virologi, da parte loro, confermano che con i giusti, rigidi adempimenti, il Veneto può pensare alla Fase 2.
“Pensando alla nostra regione io dico che il Veneto è molto attrezzato, con i presidi territoriali ha fatto da filtro, non ha intasato gli ospedali, è riuscito a mantenere le rianimazioni sotto la disponibilità, non è stato in carenza di respiratori. Ma soprattutto ha dimostrato di avere un sistema epidemiologico regionale adeguato", dice in un’intervista al nostro giornale (qui l’articolo completo) Giorgio Palù, virologo internazionale, scienziato che il Governatore Luca Zaia ha chiamato per implementare i test sierologici. Che va oltre ipotizzando quali attività potranno aprire: «Bè, se non parte l’edilizia non parte una grossa fetta del sistema industriale, lo stesso per il turismo, che è una fondamentale per il nostro Pil non solo regionale, ma anche nazionale. Poi alcuni settori come la meccanica avanzata. So che ci sono alcune industrie che sono già attrezzate che dialogano con la Regione... La cosa fondamentale sarà tracciare quello che succede “.
La diffusione di massa dei tamponi per individuare e contenere nuovi eventuali focolai è, invece, lo strumento-salvavita indicato dal Andrea Crisanti, direttore dell’Unità di Virologia e Microbiologia dell’Azienda ospedlaiera universitaria di Padova, che del “protocollo Vo” è deus ex machina: qui l’articolo con la sua posizione

È un cortocircuito che non conosce soluzione. L'annuncio della Ministra Azzolina - niente rientro in classe prima della fine dell'anno scolastico - da un lato rassicura i genitori, dall'altro impensierisce mamme e papà dei più piccoli che, prossimi a tornare al lavoro, non sanno a chi lasciare i figli. Ora che anche i nonni e le baby-sitter sono "fuori uso" e i centri estivi sono in forse. La richiesta al governo è di rinnovare i permessi familiari.
Una situazione resa ancor più difficile dal dispiacere nel vedere i bimbi costretti a una non-quotidianità.
In ogni caso, la decisione della Ministra è stata accolta con favore dalla maggior parte delle mamme: che sentono i figli fuori dal rischio contagio. In tutto questo si inserisce la preoccupazione dei maestri, soprattutto delle paritarie. L'assessora Donazzan ha promesso 6 milioni di euro per le casse integrazione straordinarie, chiedendo però allo Stato di intervenire. (Qui l'articolo completo)
(articoli di Roberta Paolini, Gianni Favarato, Laura Berlinghieri, Francesco Dal Mas, Albino Salmaso, Luigi Dell'Olio)
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