Coronavirus, la Fase 2 in Veneto spiegata in quattro punti

La ripresa dell'economia, le riaperture progressive per categoria, le regole sanitarie, l'incognita vacanze e il caos scuola: ecco cosa sappiamo
Valentina Bergamo Supermercato Ali' Via Sforza Mestre Mestre, 25/03/2020 Foto A. Gilardi/Ag. Lorenzo Pòrcile
Valentina Bergamo Supermercato Ali' Via Sforza Mestre Mestre, 25/03/2020 Foto A. Gilardi/Ag. Lorenzo Pòrcile

VENEZIA. C’è una data segnata in rosso nella mente di tutti: quella del 4 maggio. Quel giorno finirà la quarantena imposta dal governo per fermare il Coronavirus e – se non ci saranno brutte sorprese – si passerà all’attesa Fase 2: quella del lento, parziale  ritorno alla vita prima della pandemia. I numeri dell’epidemia hanno lasciato in Veneto oltre mille morti, ma sono costantemente in calo il numero dei pazienti ricoverati (qui i dati aggiornati), mascherina e guanti sono diventati un’abitudine per (quasi) tutti. L’isolamento  ha dato i suoi frutti.

C’è  una regione – una nazione – sospesa, che vuole tornare alla vita “normale”.

Lavoro, salute, scuole, famiglie: come sarà il Veneto dopo il 4 maggio? Come funzionerà la Fase 2? Come riusciremo a far convivere l’esigenza del vivere quotidiano con l’esistenza del coronavirus? Come rimettere in moto la società e al contempo garantire sicurezza a tutti i cittadini?

Proviamo a fare il punto su luci ed ombre della Fase 2 in  quattro punti: lo stato dell’economia attuale, le regole che si è data la Regione Veneto per la riapertura delle imprese (ricordando che è il governo a stabilire come e  quando la Fase 2 avrà realmente inizio, dalla grande azienda al negozio), cosa dicono i virologi rispetto alla tutela della salute, la scuola e i problemi delle famiglie (da due mesi nel caos nella gestione dei figli più piccoli, senza asili, scuole, baby sitter, nonni).

La fabbrica è la stessa ma da un giorno all'altro è cambiato il lavoro. Non più abiti da cucire, libri da stampare, borse da confezionare o capi di alta moda, ma mascherine igieniche per proteggersi e proteggere contro il Covid 19. E' la svolta solidale delle migliaia di lavoratori delle aziende che hanno deciso di cambiare produzione, a volte macchinari spesso materie prime, per dare una mano nell'emergenza coronavirus. Una novità anche per Graziella Balbino che dopo 37 anni di drappeggi e pinces a tailleur e pantaloni, si è trovata a cucire mascherine. "Con i guanti il tessuto all'inizio scivolava, ora mi sono abituata e sono orgogliosa di questo progetto", spiega la responsabile dell'atelier di Alba del gruppo Miroglio. ANSA/UFFICIO STAMPA MIROGLIO +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++
La fabbrica è la stessa ma da un giorno all'altro è cambiato il lavoro. Non più abiti da cucire, libri da stampare, borse da confezionare o capi di alta moda, ma mascherine igieniche per proteggersi e proteggere contro il Covid 19. E' la svolta solidale delle migliaia di lavoratori delle aziende che hanno deciso di cambiare produzione, a volte macchinari spesso materie prime, per dare una mano nell'emergenza coronavirus. Una novità anche per Graziella Balbino che dopo 37 anni di drappeggi e pinces a tailleur e pantaloni, si è trovata a cucire mascherine. "Con i guanti il tessuto all'inizio scivolava, ora mi sono abituata e sono orgogliosa di questo progetto", spiega la responsabile dell'atelier di Alba del gruppo Miroglio. ANSA/UFFICIO STAMPA MIROGLIO +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Dopo un mese di paralisi assoluta, l’ultimo Dpcm del governo ha allentato un po’ la presa. Secondo uno studio di Unioncamere, già ora in Veneto possono lavorare circa 200 mila imprese venete (il 46%),  per  900 mila addetti (il 50% del totale). Ma c’è tutto un mondo della logistica, del commercio, per non dire del turismo, dell'artigianato e del terziario ancora paralizzato.

“Nei nostri territori è già iniziata la ripartenza”, commenta il presidente di Unioncamere Mario Pozza, “ma lo stop rischia di mettere in pericolo la tenuta del sistema e milioni di posti di lavoro. Se le aziende non ripartono velocemente il rischio è vedere molti imprenditori chiudere i battenti delle fabbriche e molte persone rimanere senza lavoro”. Confindustria Veneta preme per riaprire prima del 4 maggio, secondo i piani di sicurezza elaborati con l’Università di Padova, i sindacati tirano il freno e vogliono attendere il via libera del governo e, soprattutto, quello dell'Istituto superiore della sanità: qui l’articolo “Confindustria ora ha fretta: fabbriche e uffici sicuri. Ma i sindacati ribattono: quando aprire lo deciderà Roma”.

Un studio di Prometeia prevede - d'altra parte - che il prezzo della paralisi da coronavirus pagato dal Veneto sarà maggiore di quello delle altre regioni, con un calo del 7,1% del Pil. Il presidente Zaia ha detto che l'emergenza è già costata un miliardo di euro alla sola regione Veneto.

A worker and a technician wearing protective masks look at the Hall 2 of Fiera Milano City where the Lombardy region wants to set up a temporary hospital to counter the health emergency due to Coronavirus, Milan, Italy, 16 March 2020. Officials said tha the project of a temporary hospital in place of the pavilions of the Fiera di Milano on the model of those opened and now being be clesed in Wuhan, could be available within six days. Several European countries have closed borders, schools as well as public facilities, and have cancelled most major sports and entertainment events in order to prevent the spread of the SARS-CoV-2 Coronavirus causing the Covid-19 disease ANSA / MATTEO BAZZI
A worker and a technician wearing protective masks look at the Hall 2 of Fiera Milano City where the Lombardy region wants to set up a temporary hospital to counter the health emergency due to Coronavirus, Milan, Italy, 16 March 2020. Officials said tha the project of a temporary hospital in place of the pavilions of the Fiera di Milano on the model of those opened and now being be clesed in Wuhan, could be available within six days. Several European countries have closed borders, schools as well as public facilities, and have cancelled most major sports and entertainment events in order to prevent the spread of the SARS-CoV-2 Coronavirus causing the Covid-19 disease ANSA / MATTEO BAZZI

Sarà lo Stato a stabilire il come e il quando, ma la Regione Veneto ha già presentato alle categorie una Piano in vista della riapertura, con regole rigide.

Mantenere le distanze, mascherine e guanti in dotazione obbligatoria per tutti i lavoratori, misurazione della temperatura. La nomina di un Covid Manager aziendale che si assuma il carico di far rispettare le norme. L’idea del presidente Zaia è di partire prima del 4 maggio – sempre che lo Stato lo conceda – con 3 mila aziende che hanno già dato la propria disponibilità a fare proprio il piano di sicurezza. Qui l’articolo con tutti i particolari su “Covid manager e sicurezza in fabbrica: imprese pilota per preparare la fase 2” .

Ma naturalmente ci sono poi anche i negozi e gli artigiani (ai quali di sicuro saranno allargate le regole di distanziamento e numero di clienti già previste per  supermercati e librerie), i trasporti (dove la Regione ha già introdotto l’obbligo di portare mascherine e guanti, ma dove si potrebbe arrivare a diminuire le capienze massime). Quasi impossibile – ora – prevedere come riapriranno bar e ristoranti.

D’altra parte alcune esprienze saranno già fatte prima del 4 maggio: Fincantieri aprirà lunedì 20 con turni ridotti al minimo, termoscanner per misurare la temperatura dei dipendenti (qui l'articolo con i particolari) ; come pure l'Electrolux di Susegana anche qui mascherine, distanza di 1,5 metri, controlli virologici e di temperatura più il tracciamento volontario (qui l’articolo).

epa08303750 Brazilian scientist in the Immunology laboratory of the Heart Institute (Incor) of the Faculty of Medicine of the University of Sao Paulo, in Sao Paulo, Brazil, 17 March 2020 (issued 18 March 2020). Brazilian scientists develop a coronavirus vaccine with a different method than those used so far by the pharmaceutical industry and groups of researchers from other countries, who expect it to be tested on animals in the coming months. It is the current great challenge of the international scientific community and Brazil, as a power in Latin America, has joined this agonizing race to discover an effective immune response against the virus that has paralyzed half the world, although it has done so with a different approach. Meanwhile, Brazilians remain skeptical about the extent of this global pandemic in the country, where there are about 300 confirmed cases and at least one death from COVID-19. EPA/Sebastiao Moreira
epa08303750 Brazilian scientist in the Immunology laboratory of the Heart Institute (Incor) of the Faculty of Medicine of the University of Sao Paulo, in Sao Paulo, Brazil, 17 March 2020 (issued 18 March 2020). Brazilian scientists develop a coronavirus vaccine with a different method than those used so far by the pharmaceutical industry and groups of researchers from other countries, who expect it to be tested on animals in the coming months. It is the current great challenge of the international scientific community and Brazil, as a power in Latin America, has joined this agonizing race to discover an effective immune response against the virus that has paralyzed half the world, although it has done so with a different approach. Meanwhile, Brazilians remain skeptical about the extent of this global pandemic in the country, where there are about 300 confirmed cases and at least one death from COVID-19. EPA/Sebastiao Moreira

Come far combaciare ripresa delle attività e sicurezza dei cittadini?

Con il coronavirus dovremo imparare a convivere e attesa per l’autunno una nuova ondata virale:  “Questa volta non ci troverà impreparati, stiamo preparando l’artiglieria per  la Fase 3. Ora sappiamo cose, abbimo cocktail di farmaci, esperienza di ospedalizzazione che il 21 febbraio non conoscevamo affatto”, ha detto il presidente del Veneto Luca Zaia (qui l’articolo).

Il ritorno alla normalità, quindi, non sarà certo….normale: mascherine, guanti, gel sanificante saranno sempre con noi, come pure abbiamo già fatto nostro il concetto di “distanziamento sociale”

I virologi, da parte loro, confermano che con i giusti, rigidi adempimenti, il Veneto può pensare alla Fase 2.

“Pensando alla nostra regione io dico che il Veneto è molto attrezzato, con i presidi territoriali ha fatto da filtro, non ha intasato gli ospedali, è riuscito a mantenere le rianimazioni sotto la disponibilità, non è stato in carenza di respiratori. Ma soprattutto ha dimostrato di avere un sistema epidemiologico regionale adeguato", dice in un’intervista al nostro giornale (qui l’articolo completo) Giorgio Palù, virologo internazionale, scienziato che il Governatore Luca Zaia ha chiamato per implementare i test sierologici. Che va oltre ipotizzando quali attività potranno aprire: «Bè, se non parte l’edilizia non parte una grossa fetta del sistema industriale, lo stesso per il turismo, che è una fondamentale per il nostro Pil non solo regionale, ma anche nazionale. Poi alcuni settori come la meccanica avanzata. So che ci sono alcune industrie che sono già attrezzate che dialogano con la Regione... La cosa fondamentale sarà tracciare quello che succede “.

La diffusione di massa dei tamponi per individuare e contenere nuovi eventuali focolai è, invece, lo strumento-salvavita indicato dal  Andrea Crisanti, direttore dell’Unità di Virologia e Microbiologia dell’Azienda ospedlaiera universitaria di Padova, che del “protocollo Vo” è deus ex machina: qui l’articolo con la sua posizione 

tTo students do their homework with laptops on your home, Italy, Genova 26 March 2020. As a precautious measure against the spreading of the pandemic COVID-19 disease caused by the SARS-CoV-2 coronavirus, schools and universities are closed and teaching has been diverted to cyberspace in Italy. ANSA/LUCA ZENNARO
tTo students do their homework with laptops on your home, Italy, Genova 26 March 2020. As a precautious measure against the spreading of the pandemic COVID-19 disease caused by the SARS-CoV-2 coronavirus, schools and universities are closed and teaching has been diverted to cyberspace in Italy. ANSA/LUCA ZENNARO

È un cortocircuito che non conosce soluzione. L'annuncio della Ministra Azzolina - niente rientro in classe prima della fine dell'anno scolastico - da un lato rassicura i genitori, dall'altro impensierisce mamme e papà dei più piccoli che, prossimi a tornare al lavoro, non sanno a chi lasciare i figli. Ora che anche i nonni e le baby-sitter sono "fuori uso" e i centri estivi sono in forse. La richiesta al governo è di rinnovare i permessi familiari.

Una situazione resa ancor più difficile dal dispiacere nel vedere i bimbi costretti a una non-quotidianità. 

In ogni caso, la decisione della Ministra è stata accolta con favore dalla maggior parte delle mamme: che sentono i figli fuori dal rischio contagio. In tutto questo si inserisce la preoccupazione dei maestri, soprattutto delle paritarie. L'assessora Donazzan ha promesso 6 milioni di euro per le casse integrazione straordinarie, chiedendo però allo Stato di intervenire. (Qui l'articolo completo)

(articoli di Roberta Paolini, Gianni Favarato, Laura Berlinghieri, Francesco Dal Mas, Albino Salmaso, Luigi Dell'Olio)


 

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