Il delitto della pasticciera, l’ora dei Ris: si cerca il dna del sospettato su coltello e maglione

I carabinieri cercheranno riscontri del profilo genetico dell’indagato Paolo Gorghetto, che a sua volta ha nominato un perito. Lunedì 22 giugno le prime analisi sui reperti

Costanza Valdina
Sandra Casagrande
Sandra Casagrande

Per 35 anni hanno custodito domande senza risposta. Ora potrebbero racchiudere elementi per scioglierle. Verranno aperte lunedì 22 giugno le buste in cui sono conservati gli oggetti raccolti nella pasticceria Due Torri di Roncade accanto al corpo senza vita di Sandra Casagrande.

Il coltello spezzato, il maglione macchiato di rosso, il pezzo di stoffa incastrato nella bocca della pasticciera sono stati consegnati lo scorso 29 maggio ai carabinieri del Ris di Parma. Ora non resta che aspettare gli esiti dei test di laboratorio a cui prenderà parte anche il biologo forense Vincenzo Agostini, nominato dagli avvocati Carlotta Bigal e Fabiana Ceschin che assistono l’indagato Paolo Gorghetto.

Gli inquirenti ripartiranno da questi oggetti per verificare possibili elementi di corrispondenza con il suo profilo genetico e con quello contenuto in una singola goccia di sangue trovata sulla tenda non lontana dal corpo della donna. Una serie di elementi che, a oltre tre decenni dalla notte del 29 gennaio 1991, potrebbero fornire indizi sul delitto ancora irrisolto.

Il movente

«Delitto passionale», sentenziarono al tempo gli investigatori. La scienza, però, non può fornire risposte sul movente. Per ora, come è stato sin dalle prime indagini, si procede per ipotesi. Quella di Sandra è una morte accompagnata da molti dubbi. Pochi, invece, quelli sulle attenzioni che riusciva ad attirare in paese.

I mazzi di rose gialle, le scritte «ti amo» sullo specchio della camera da letto, e quell’inquietante e sgrammaticato «Ti volio» comparso sul portone di casa. Chi la conosceva è convinto che non avrebbe mai accolto uno sconosciuto in pasticceria dopo l’orario di chiusura. «E non certo in ciabatte», hanno più volte sottolineato i familiari, riferendosi alle calzature domestiche rinvenute a pochi passi dal corpo martoriato da 22 coltellate.

La coincidenza

La banca del Dna è stata istituita nel 2016, lo stesso anno in cui Gorghetto è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Una coincidenza che avrebbe consentito di associare un nome a un profilo genetico rimasto ignoto per 35 anni. Il suo Dna è stato raccolto attraverso un tampone orale nel 2016, ma è stato registrato nella banca dati solo nel novembre scorso. Ci sono voluti quasi dieci anni. E questo perché l’inserimento non avviene in maniera automatica, ma a tranche, su base territoriale. Alla Marca è toccato nel 2025.

«Il Dna di Gorghetto racchiuso in una goccia di sangue sulla tenda vicina al corpo senza vita di mia zia. Perché era proprio lì? Il match è frutto di una coincidenza fortuita, ma ci deve una spiegazione». Un appello instancabile quello di Gianni Fregonese, nipote di Sandra Casagrande. Da 35 anni, assieme alla mamma Bianca e alla cugina Cinzia, alimenta la fiamma della speranza. «Che sia la volta buona? Ipotesi, segnalazioni, voci che si inseguono e si deformano», aggiunge Fregonese, «finalmente sarà la scienza e poi, eventualmente, la giustizia a parlare».

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova