Di Marzio, mister calciomercato: «Nel mio libro i segreti di mille trattative»

PADOVA. Ha inventato un nuovo format, un nuovo modo di comunicare, forse anche un nuovo mestiere. E adesso è anche un fenomeno letterario. Il tutto partendo da Padova. Il personaggio del momento è Gianluca Di Marzio, che dopo essersi fatto apprezzare come il maggior esperto di calciomercato su Sky e aver conquistato il web (quinto giornalista italiano più influente, dietro mostri sacri come Mentana e Travaglio), è sbarcato in libreria. Grand Hotel Calciomercato è il libro che ha scritto, in collaborazione con un altro giornalista padovano, il giovane Matteo Moretto, e che racconta i retroscena di più di quarant’anni di trattative e affari nel mondo del pallone.
«Non è un volume autobiografico né un resoconto degli acquisti più sensazionali della storia», racconta Di Marzio. «Dopo anni in cui ho vissuto completamente questo mondo, ho voluto raccontarne i segreti, le storie nascoste dietro una semplice trattativa e che spesso travalicano anche i confini del calcio. Poi c’è anche un po’ di me e del mio mestiere». Un mestiere che l’ha portato ai vertici italiani e non solo, partendo da Padova e soprattutto dal rapporto con papà Gianni.
«La passione per il calcio e per il mercato l’ho ereditata da lui. Quando ero un ragazzino, papà ha smesso di fare l’allenatore per iniziare la carriera da direttore sportivo e così mi portava con sé nei vari alberghi dove si conducevano le trattative. Ho iniziato a sentir parlare di soldi, a conoscere un sacco di personaggi e a farmi anche i primi contatti che mi sarebbero poi tornati utili».
Quando ha deciso di passare dall’altra parte della barricata e fare il giornalista?
«Quando sono arrivato a Padova, più o meno sui 16 anni. Avevo capito che da calciatore non valevo molto, mio padre mi diceva che ho i piedi gessati. Ma con le parole ci sapevo fare».
Una carriera che parte da lontano, da Telenuovo, prima di approdare a Sky. Quanto ci ha messo a togliersi di dosso l’etichetta di raccomandato?
«Devo essere sincero. Inizialmente mio padre mi ha aiutato a stringere i primi rapporti con i vari addetti ai lavori, ma non ha mai chiamato nessuno per farmi avere un trattamento di favore. Nel mondo del calcio non mi hanno mai trattato come un raccomandato, solo agli occhi dell’opinione pubblica potevo sembrarlo. Ma la svolta è arrivata dopo un po’, quando non mi hanno più chiamato il “figlio di Gianni”, ma hanno cominciato a chiedere a lui se fosse “il papà di Gianluca”».

Nel libro racconta tanti aneddoti, quali sono i più gustosi?
«Uno su tutti quando nel 2005, mentre il Real stava trattando l’acquisto di Cassano dalla Roma in un ristorante madrileno, fece capolino al tavolo di Florentino Perez Raffaella Carrà, che avvertì il presidente: “Non starà mica prendendo Cassano? È forte, ma un po’ pazzo”. Aveva ragione lei. O quando al momento della firma di Gattuso con i Rangers fece capolino addirittura Sean Connery. E poi c’è anche un personaggio legato a Padova, come Rino Foschi, che per non lasciarsi sfuggire Cavani, ai tempi di Palermo, chiuse El Matador in hotel».
A proposito di trattative, a lei hanno mai offerto di cambiare sponda ed entrare nel mondo del calcio?
«Sì, una volta mi hanno proposto di fare il direttore sportivo. Fu quando Baccaglini stava trattando l'acquisto del Palermo. Non c’erano le condizioni, ma è una porta che non mi sento di chiudere per il futuro».
Quanto si sente ancora legato a Padova?
«Moltissimo, è la città dove ho finito gli studi, fatto l’università e conosciuto mia moglie. Ci vivono ancora i miei genitori e un giorno vorrei che ci vivessero anche i miei figli».
Un aneddoto, invece, sui direttori sportivi di Padova e Cittadella?
«Marchetti è un fenomeno nello scovare giocatori giovani a prezzi stracciati. E pensare che non paga mai un euro di commissioni agli agenti, ma questi continuano a fare affari con lui perché sanno che i loro assistiti in quell’ambiente si valorizzano. È difficilissimo scovare le trattative di Marchetti, bisognerebbe andare a puntare i giocatori che hanno fatto male la stagione precedente. Sogliano, invece, mi ha svelato come acquistò Neto Pereira, all’epoca sconosciuto brasiliano dei dilettanti dell’Itala San Marco. Andò a prenderlo a Gradisca d’Isonzo e per concludere la trattativa si ubriacò di grappa con il presidente friulano. Speriamo possa ubriacarsi ancora per celebrare un traguardo del Padova». —
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