Giornata Mondiale della Poesia, voci dal Veneto per celebrare il 21 marzo

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della poesia istituita dall’Unesco: abbiamo chiesto ai protagonisti del mondo della cultura del Veneto di farci dono di una loro poesia e ne abbiamo fatto una raccolta: eccola 

A Cura Di Cristiano Cadoni, Elia Cavarzan
Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia
Il 21 marzo si celebra la Giornata Mondiale della Poesia

Il 21 marzo si celebra la Giornata mondiale della Poesia, istituita dall'Unesco nel 1999 per promuovere la lettura, la scrittura e l'insegnamento del genere poetico come forma d'arte essenziale e come strumento di dialogo e di comprensione tra culture.

La poesia è arte e bellezza, emozione, forma di espressione, musica di parole. E ha la capacità di dare voce ai sentimenti più personali, intimi, anche i più difficili da descrivere. Ed è per questo che tutti, prima o poi, ci siamo misurati con la poesia, scoprendoci sorpresi da versi che esprimono sensazioni alle quali non riuscivamo a dare forma. O misurandoci direttamente con la composizione.

Tutti – o quasi tutti – abbiamo una poesia nel cassetto, in un diario, nelle note del telefono o in una cartella del computer.

Abbiamo chiesto ai protagonisti del mondo della cultura del Veneto – artisti di ogni tipo: musicisti, registi, attori, scrittori, poeti, pittori, scultori, autori, divulgatori, blogger, cantautori – di condividerle con noi, regalandoci una poesia a loro cara, o nuova, o anche già pubblicata ma particolarmente importante.

Ne abbiamo fatto una raccolta con la quale vogliamo celebrare questa ricorrenza, che è anche primo giorno di primavera. Una pagina piena di bellezza da leggere un po' per volta, con la lentezza che è il tempo della poesia, quello necessario per stupirsi e farsi emozionare.

Le poesie che troverete qui sotto

Artuso Mirko (drammaturgo, regista e attore)
Bertolini Gloria Aura (autrice e conduttrice)
Bizzarro Ricky (cantante)
Boccignone Federico (editore)
Boschiero Erica (cantautrice)
Brandes Federica Ruth (giornalista, saggista)
Cendron Alex (attore)
Cittadini Lorenzo (cantautore e scrittore)
Cordova Giovanna (drammaturga e regista)
Curto Irene (regista e attrice)
Fainello Edoardo (drammaturgo, regista e attore)
Frene Giovanna (poetessa)
Gallini Giuliano (scrittore)
Girardello Fabio (scrittore, poeta e divulgatore letterario)
Leo Angelica (attrice)
Manfio Sergio (autore e regista teatrale)
Mazzoccato Gian Domenico (latinista, poeta e scrittore)
Mirandola Vasco (scrittore, poeta, attore)
Moldi Ravenna Cristiana (poetessa)
Morelli Maria Pia (scrittrice)

Alessandro Padovani  (regista e sceneggiatore)
Pastega Giovanna (giornalista e poetessa)
Perissinotto Pablo (cantautore)

Roveran Maria (cantautrice e attrice)
Ruffilli Paolo (poeta e scrittore)
Stefanato Davide (attore)
Trabucco Marco (musicista)
Vettori Davide (cantautore)
Viola Roberta (blogger e autrice di racconti)
Zannier Alessandro (musicista e cantautore)

Il Pane delle Tavole

di Mirko Artuso

 

C’è un silenzio che sa di polvere, prima.

Un silenzio che sta lì, tra le quinte,

come una madre che aspetta il ritorno del figlio

sulla porta di casa, a sera.

Fare teatro non è dire parole,

è spostare i pesi.

È quel gesto di rimboccarsi le maniche

perché la memoria è un sacco di farina:

se non lo porti bene sulla schiena,

ti spacca le ossa.

Le tavole del palco, vedi,

hanno fame di passi veri.

Non vogliono tacchi lucidi o passi leggeri,

vogliono lo scricchiolio delle scarpe di chi ha camminato,

di chi sa cosa vuol dire il sudore che brucia negli occhi.

Noi siamo qui, a metà strada

tra la luce del palco che scalda la nuca

e il buio della sala che respira piano.

Siamo come osti che versano vino buono

in bicchieri che non c’erano,

raccontando storie per far stare insieme la gente,

perché nessuno torni a casa con il freddo dentro.

È un mestiere di pazienza, questo.

Si monta, si smonta.

Si accende, si spegne.

E alla fine, quello che resta

non è l’applauso che rimbomba,

ma quel filo d’aria che vibra ancora

quando l’ultimo spettatore ha chiuso la porta

e tu resti lì, con le mani sporche di vita,

a ringraziare il legno.

 

*Mirko Artuso, drammaturgo regista e attore, ultimo film a cui ha partecipato "Testa o croce?" Andato a Locarno e a Cannes

 

Ti guardo dormire / Alla mia donna

di Gian Domenico Mazzocato

I

Ti guardo dormire,

hai l’anima lontana.

Ugualmente metti in ordine il mio cuore,

spegni le procelle.

 

Ritrovato ritmo,

come di silenziose maree.

“Io non sogno mai”, dici.

Hai profonde verità negli occhi,

al risveglio,

e mani lievi e preziose.

E così mi è difficile crederti.

 

Forse non ricordi,

forse non ti torna assopito fluire d’onde.

Ma stai al timone

e guidi.

 

II

Una pagina, amor mio,

sulla linea dei tempi

o un passo, se preferisci.

 

Fragili, in cammino.

Sicurezze ci doniamo l’un l’altro

-guido io, guidi tu-

e ancora esploriamo orizzonti

e stagioni.

 

Per i ricordi non ci servono cornici.

Siamo noi. Andiamo.

 

III

Ha segreti il tempo, amor mio,

e silenzi che solo noi conosciamo.

Il correre misterioso della sabbia,

la clessidra del giorno dopo giorno.

Non a un solo attimo,

non a uno sguardo rinuncerei,

non a una parola.

Nemmeno a quelle che non ci siamo detti,

perché, al calar della notte,

basta il sussurro, ti amo.

 

IV

L’afrore dei grappoli di sambuco, forse

o merlo beccogiallo in agguato nell’erba

o i teneri steli del bambù

sentinelle al ciglio del sentiero.

 

O il tuo passo lungo,

insostenibile per me

sempre un po’ avanti. Ma ti giri,

sorridi luminosa e mi attendi.

 

Non so,

ma questo fiorito mattino

mi dilaga nel cuore.

Ed è miracolo che travolge.

 

*Gian Domenico Mazzocato, latinista, poeta e scrittore (ha curato anche varie pubblicazioni uscite con i quotidiani Nem, l ultima sul latino tascabile)

 

L'aquilone 

di Pablo Perissinotto

 

Ci vediamo alla corte dei sogni

Tutti i bisogni a voi lascerò

Magari tra un paio d’anni

a più di qualcuno

chissà mancherò..

 

Ci vediamo laddove gli inganni

sono una solida verità

Su un cortile ad appendere panni

Per dietro nascondere fragilità

 

Ci vediamo appena avrò tempo

e se il momento lo permetterà

Metto in carica una passione

Prendermi cura dell’anima

 

Un’arma puntata alla tempia

un po’ di pazienza e Dio perdonerà

Me ne vado con qualche difetto

in tasca un progetto di libertà

 

Girotondo in compagnia

Scendo al volo e vado via

Guarda che non sono così fragile

Su un foglio una poesia

Carta canta una canzone

Ora sono io l’aquilone

 

Ci vediamo e se avanza del tempo

un pianto un lamento

Un ricordo di me

Che tutto sarà come sempre

eccezioni a novembre

davanti una lapide

 

Stagioni che passano in fretta

Quella staffetta non si fermerà

Un salto nel vuoto mi aspetta

Che poi tanto da qui

nessuno vivo uscirà

 

* Pablo Perissinotto, cantautore

 

Filastrocca Agata Allegra Mucci

di Maria Pia Morelli

 

E fu così che una mattina arrivò una cinesina. Ma chi è quella bambina che esitante si avvicina?

“La tua nuova sorellina!”, gridò Mucci alla cugina scorrazzando a perdifiato con il gatto in mezzo al prato.

“Eccola! Agata, dai, andiamole incontro e con un sorriso mettiamola al centro”.

Evviva! Allegra, la persona tanto desiderata, finalmente era arrivata!

 

“Su, forza ragazzi! Che speciale accadimento! Celebriamo questo gioioso momento realizzando un mega ricevimento”.

 

Siii! Nonni, zii e amici vari con uno slancio senza pari avevan accolto l’incombenza con enorme diligenza.

“Accoglienza”, si era detto, perché al suo ingresso fosse tutto straordinariamente perfetto. Anche Pranto, Artù e Ginger avevano agito di concerto mentre fuori all’aperto Tippi e Montecristo sorvegliavano l’evento.

 

Papà Edo e mamma Bea già partiti per la Cina un mese prima, si erano dati un gran daffare per rientrare con quel clima.

Il comitato di accoglienza, organizzato in loro assenza, nonostante l’efficienza rischiava adesso di perder la pazienza: non vedeva l’ora di fare la sua conoscenza!

La brigata di bestiole saltellando tra le aiuole, ben contenta di capire la faccenda in divenire, si chiedeva con rovello se lei fosse un nuovo anello di quella banda di curiosi e birbanti spiritosi.

 

Benvenuta, Allegra, in questa famiglia che, anche se non ti somiglia, non se ne fà poi una meraviglia!

Hai alle spalle un lungo viaggio affrontato con coraggio. Fidati, Allegra, noi ti vogliamo! Lasciati andare, fatti abbracciare! Sul nostro amore tu puoi contare e noi con te siamo pronti a giocare.

Allora senza titubanza spalanca i tuoi neri occhietti alla speranza di un futuro migliore che avanza... quasi fosse una vacanza! Libera il tuo cuore dalle ombre di un passato a fatica cancellato e accogli felice il cambiamento accelerato che sembrava insperato, perché il tuo volo è appena cominciato.

 

* Maria Pia Morelli, scrittrice per ragazzi, creatrice del personaggio Agata Allegra

 

Le rondini 

di Gloria Aura Bertolini

 

Le rondini partono,

chissà dove andranno;

di qua, di là,

mah, non si sa.

 

Mari e monti scavalcheranno,

pericoli grossi correranno,

ma, alla fin fine,

ci arriveranno.

 

*Gloria Aura Bertolini, autrice e conduttrice televisiva Rai

Le rondini è la prima poesia che scrisse da bambina

 

Pioggia

di Paolo Ruffilli

 

Ascolto inconsapevole nel sonno

la pioggia che gorgoglia

scrosciando giù per le grondaie,

dure raffiche improvvise

contro la parete della stanza

mentre, sognando, ansimo e sospiro

per la voglia infine di fuggire

al cupo turbine ventoso

che si immagina e si sente

e al cupo conto dei morti che

la vita ci riserva indifferente

spesso e volentieri senza riposo.

 

* Paolo Ruffilli, scrittore e poeta

 

La poesia del cavallo bianco

di Vasco Mirandola

 

Stavo per dirti ti amo

ma proprio in quel momento

è arrivato il tram

quando siamo scesi

di nuovo stavo per dirti ti amo

ma abbiamo incontrato Roberta

che ci ha raccontato di Sandra

che è caduta e si è rotta l'anca

e ora è in una clinica

e il suo cane Paco

lo tiene una dog sitter

tu eri preoccupata

e ancora stavo per dirti ti amo

quando all'improvviso

è apparso un cavallo bianco

ci siamo saliti

subito ha aperto due grandi ali

abbiamo volato per la città

e tu hai detto

-se lo sapevo mi portavo un golfino-

ecco perché ti amo

 

* Vasco Mirandola, scrittore, poeta e attore, il suo ultimo film è "La grazia" di Paolo Sorrentino

 

Applausi

di Cristiana Moldi Ravenna

 

Applausi

per la difesa

delle idee.

Cosa c'è

oltre al bisogno

di cure.

Andare via

uscire

dai pensieri

dal dolore.

Ma delle donne

si può anche

fare a meno?

Non mi ricordo più

cos'è il mondo,

ma guardarlo

è un po' diventarlo.

 

* Cristiana Moldi Ravenna risiede a Venezia, si occupa di poesia e prosa dalla fine degli anni '70. Ha numerose raccolte pubblicate da Supernova, Aletti, Arsenale Editrice

 

Sognatori 

di Giuliano Gallini

 

Non chiudete gli scuri, sognatori.

Uccelli come bardi

stanno cantando lodi

alle vostre intrepide giornate.

Ho sempre amato

i volti del tempo passato.

Venivano avanti

curiosi e impolverati

e si acquattavano

in ogni cassetto di casa

negli angoli della cantina

sotto gli interdetti della memoria.

Quando trovavo un giorno o un’ora o un lampo

di me ero felice

e stringevo con forza tra le mani

quelle immagini ritornate

e redente dalla paura.

Non erano altro che rami spezzati,

e sottili, ingiallite

foglie cadute:

ma intrecciando con scrupolo e pazienza

il loro desiderio d’infinito

(non ho mai trascurato un solo giorno

durante gli anni

della mia scellerata malattia)

mi sono avvolta in un panno indulgente

convinta che potesse difendermi

nell’ora più crudele.

Ma adesso so che anche questo lavoro

è stato inutile:

il gelo mi ha preso le gambe,

mi spezza le ossa,

sale inesorabile al cuore.

La mente si confonde. Grida.

 

* Giuliano Gallini è nato a Ferrara e vive a Padova e Venezia. È stato per trent’anni dirigente di una delle maggiori aziende di servizi italiane. Ha pubblicato nel 2017 "Il confine di Giulia", nel 2018 "Il secondo ritorno" e nel 2020 "Storia di Anna", tutti editi da Nutrimenti Edizioni di Roma.

 

Poesia inedita senza titolo

di Giovanna Frene

 

Essi dicono che è facile e tu lavi per intero la tua dimora;

essi esprimono la facilità del dire e la tua dimora nettamente inferiore

si disloca in due posti consanguinei: questo che

dipende dal bordo ininterrotto, quello

che dipenderà dall’interruzione.

Anche se arcigno, inesplicabile, e sbiancato,

come l’essere non di nessuno: ha avuto

un inizio singolare e nient’altro avrebbe

potuto fare lo stesso, disgregandosi

e lavato.

 

* Giovanna Frene è nata ad Asolo, poetessa, è stata finalista allo Strega poesia nel 2024 con "Eredità ed Estinzione" edito da Donzelli.

 

Cosmopsiche

di Ottodix - Alessandro Zannier

 

Se muoio io

ancora luce si vedrà,

se muoion tutti

l’idea di luce stessa

scomparirà.

 

Senza di noi

l’universo non brilla,

lì, tutto nero è,

tra le onde magnetiche.

 

Perché il cosmo

non ha luce né colore,

solo flussi di segnale

di materia fredda, siderale.

 

Goditi l’aurora,

e le sinfonie di Bach,

prima che sia sera,

e il cervello scopra che si sta

nell’illusorietà.

 

Senza di te,

ogni senso più senso non ha,

ma un buco nero ci riunirà,

a chi ora non sente,

non vede, non tocca,

non gode la brezza,

non aprirà bocca

mai più.

 

È nel cosmo

che finisce il tuo segnale,

ogni atomo ritorna

alla meta primordiale

nella Cosmopsiche

della mente universale

 

Goditi la pioggia

l’euforia dei bar,

primavere giapponesi.

petali sui boulevard

dell'illusorietà.

 

* Ottodix - Alessandro Zannier è musicista, cantautore elettronico e artista visivo trevigiano (ha partecipato alla Biennale d'Arte)

 

Pensieri di te

di Angelica Leo

 

Ora vai e lasciami sola.

A nulla valgono

le parole non dette

il tuo corpo caldo

i miei occhi che cercano

di fermare il nostro tempo.

Ora vado e ti lascio solo.

Nel tuo sguardo

passano veloci

pensieri di me

mentre cado alla ricerca

di un tuo sorriso.

E così ci lasciamo

perduti

nel vuoto di un amore che grida

senza essere ascoltato.

 

* Angelica Leo, attrice cadorina per il cinema, la televisione e il teatro. Ha lavorato, tra gli altri, con Gabriele Salvatores, Paolo Genovese, Alessandro Rossetti e Mattia Torre

 

Notturno instabile

di Edoardo Fainello

 

“Notturno instabile”, o sonata in re minore:

sento il torpore delle dita sull’avorio.

Il faldistorio è lì, in attesa dei tuoi fianchi;

lo sai, mi manchi, ma è passata solo un’ora.

 

Riattacco allora a ricercare note e accordi,

ma non demordi: ti insinui in ogni mia intenzione.

È una convinzione che accompagna il mio tormento:

ciò che io tento non è frutto di un abbaglio!

 

Sono un ritaglio di una pagina di un libro:

mi ammalo e vibro come un verso appena scritto;

rimango dritto, ma mi piego se non guardi;

ti dico “È tardi!”, ma vorrei tu non andassi.

 

Distinguo i passi, la risata, il tuo sbuffare;

“Non te ne andare!”, ma la porta si è richiusa.

Ti chiedo scusa, ora ricordo: sono umano.

Ma mi allontano, il dolore è inarrestabile.

 

* Edoardo Fainello è drammaturgo, regista e attore teatrale

 

La prima nebbia

(di Giovanna Cordova)

 

L’ora languisce l’aria in questo scampolo d’estate

sotto la prima nebbia

che ancora striscia incerta nei fossi e sui declivi

in una dimensione improbabile

di calma amniotica

che lascia sospeso il pensiero

in attesa che qualche cosa accada.

Guardi.

Scruti.

Indaghi alla ricerca di qualche cosa che squassi il silenzio.

Rimani in attesa.

Lontano una campana.

 

* Giovanna Cordova drammaturga e regista teatrale

 

Parole 

di Roberta Viola

 

Parole,

quanto valgono

le parole?

 

Di chi sono

le parole

 

copiate,

rubate,

inventate,

premasticate,

buttate a sproposito?

 

Parole gentili,

lusinghiere,

che si perdono

nel suono che fanno,

rimbombando

nelle orecchie.

 

E quelle

che fanno rumore nel cuore,

chi le ascolta?

Chi le custodisce?

 

Siamo diventati

dispensatori di sogni

pieni di parole

che muoiono?

 

Mi chiedo

se la parola

abbia ancora un seme

capace di frutto,

o se sia rimasta soltanto

una perfida illusione.

 

Noi,

inermi,

incerti,

ignoranti di sapere,

eppure ancora fedeli

alla parola,

al suo valore,

al suo peso.

 

Dove stiamo andando?

 

Se esiste ancora

un porto certo,

una salvezza,

forse è l’unica cosa

a cui sappiamo

aggrapparci:

 

il silenzio.

 

* Roberta Viola è blogger e autrice di racconti e libri per l infanzia

 

Nostalgia di vigna 

di Federico Boccignone

 

Come filari di vigna appassiti

ignoro da tempo la cura delle mie vene.

Dovrei farne giardini e frutti e non vane pene

ma conosco solo erbacce e detriti e maltenuti confini.

Non so dire il motivo

una volta ne ero il padrone

ora interrogo svogliato i miei tristi contadini.

Certo il tempo può far grandi le piccole azioni

ma poi mi dimentico di quel poco,

perso in altre funzioni.

Inutile riacciuffare il frutto passato,

già marcìta la sua illusione di fiore.

 

Mi sa che finirò

per conservarmi

per altre vendemmie.

 

* Federico Boccignone ha fondato a Padova nel 1996 la casa editrice Esedra che dirige

 

Cari miei cari

di Federica Ruth Brandes

 

Cari miei cari

andati nell’aria

sul bordo minerale

impercettibile

prima del rovinare

nell’oscuro.

Care presenze amate

di una mancanza

provvida

nell’intervallo,

pausa recitata

indovinello, dove?

Qui

l’ansia degli abbracci

per reggersi

all’estremo,

qui l’amore giovane

annulla il tempo.

Il noi tumultuoso

per non morire vergini

e assetati.

 

* Francesca Ruth Brandes è nata nel 1964 a Venezia, dove vive. Giornalista, saggista e curatrice d’arte, ha pubblicato una serie di opere che trattano temi ebraici e culturali, oltre a numerose raccolte di poesie. Nel quinto volume di “NORD. I Poeti” (Macabor edizioni), le è stato dedicato un saggio di Marta Celio e un’antologia di testi. Ha inoltre scritto e condotto per Rai Radio3 programmi di attualità culturale

 

Nausicaa 

di Fabio Girardello

 

Ci sono amori che durano

un battito di ciglia.

 

Bambine di colpi

di sole, di piume,

di inizi d'estate.

 

Oh very young, beata te: di quella

estate non ricordi niente.

 

Io qualche volta mi ti vedo,

minuscolo crostaceo del blu.

 

Portavi, mi ricordo,

la maschera della dea,

le arance dei tuoi piccoli seni.

 

Finisti in un mazzetto di scintille,

un petardo da pochi

soldi. E s-ciào.

 

* Fabio Girardello, scrittore, poeta e divulgatore letterario

 

Son soeo fradeo

di Ricky Bizzarro

 

Son soeo fradeo, soeo come un can

Come ‘na rama scavesada da ‘na sciafa de un temporal

Son soeo fradeo, come na vèa in meso al mar

che speta na stea bona

o un fià de vento

pa’ poderse spostar

Son soeo fradeo, come ‘na luna inciodada a vivo

sul petto de ‘na notte d’inverno

come che a fusse l’unica medaja picada da Dio

Mi son come a neve fradeo

bea da vedar ma no da pestar

E come a neve, fradeo

un fià de fià me pol desfar.

 

* Ricky Bizzarro, voce e leader dei Radiofiera

 

Saudade

di Lorenzo Cittadini

 

L’odore del caffè

mi sveglia prima del giorno,

scivola tra le lenzuola

come un ricordo che non vuole restare sogno.

 

E sono già altrove,

a un tavolino di Lisbona,

dove il tempo è un passo lento

e qualcuno scrive ancora lettere mai spedite.

 

Scendo tra i miradouros,

con il Tago negli occhi,

luce che trema sull’acqua

come una nostalgia che non sa tacere.

 

Il tram mi porta via,

tra voci e mani di pescatori,

e rido con loro

senza sapere davvero perché.

 

Stringo la città al petto

come una fotografia sbiadita,

non ricordo il momento,

ma ricordo di averlo amato.

 

E poi ritorna

questa strana ferita gentile,

la mancanza di ciò che esiste

mentre ancora lo sto vivendo.

 

Saudade è una voce bassa,

una mano tesa nel vuoto,

un passo che non trova terra

ma continua a camminare.

 

È il futuro che manca al presente,

il passato che non si lascia dire,

è luce stanca sui muri

e silenzio che sa di mare.

 

Non chiede spiegazioni,

non cerca risposte,

vive, semplicemente,

tra ciò che siamo

e ciò che non saremo mai.

 

* Lorenzo Cittadini, cantautore e scrittore trevigiano

 

Si lascia sentire 

di Marco Trabucco

 

Si lascia sentire

Immobile

Da chi tace

Assorto e inaudito

Di spazio respira

Scroscio e silenzio

Svuotato

Armato d'un tempo

Di segno su carta

Erode

Cade

Assorto non s'accorge

Del tempo dissolto

Nel vento ora giace

Nell'ombra s'adagia

Nascosto rinasce

Da capo

 

* Marco Trabucco, contrabbassista trevigiano

 

Porto in grembo me stessa

di Erica Boschiero

 

Porto in grembo me stessa

Ho pioggia nelle tasche

E sono arrivata come

Chi ha dato le spalle al prossimo vento.

Aspettami amore mio,

Ripariamo le crepe

Togliamo le sterpi dal campo

Anche se ci fa male la schiena.

Apriamoci il cuore

E guardiamoci dentro

Come fanno le rane

Che si tuffano nello stagno,

Senza paura del fango.

Scaliamo la montagna rovesciata

Fino alla città nascosta

Nel fondo del mare.

Restiamoci insieme,

Fino a risalire

nuovi.

 

* Erica Boschiero, cantautrice

 

Senza Dio

di Giovanna Pastega

 

Apro gli occhi

 

muovo le mani

 

Indosso l’anima

come un vestito

e il corpo sopra

come un velo

 

Non temo

il giorno

 

Cammino per devozione

un passo dopo l’altro

così il rito si ripete

 

Parole

Lacrime

Sorrisi

 

Come una sposa

attraverso il giorno

Come una sposa

osservo il dolore

inconsapevole

e indifferente

 

Chiudo gli occhi

 

Stringo le mani

 

Scrollo via l’anima

sotto una pioggia

di gocce sottili (uguali)

che scendono

ad una ad una

dal soffitto (sopra di me)

 

Poi ripiego il corpo con cura

e lascio che la sua fragilità

compensi

l’assoluta mancanza

di dolore

e come un’eco lontana

ascolto

ciò che mi accade intorno

e come una sposa nuda

davanti allo specchio

attendo

che nulla resti

(dentro di me)

che nulla

mi sopravviva

 

*Giovanna Pastega, veneziana, giornalista e poetessa (poesia tratta dalla raccolta "Senza Dio" del 2019)

 

#CRISTO

di Irene Curto

Io ho fede in Cristo,
ma non lo riconosco
non so chi sia
non l'ho mai visto,

gl' occhi mi tradiscono.

Scendo nelle mie caverne
a trovare il piccolo mostro.
Trovo le porte, busso.
Mamma mia che ribrezzo
la pelle verde e l'occhio rosso!

Dentro al mio cuore se ne sta lì,
beato, un piccolo mostro.

Ma io lo accudisco!
gli porto un pasticcio,
gli faccio del tè,
gli regalo un disco...
e lui adesso ride
si alza ed è forte
fiero
e io lo riverisco.

Il mio piccolo mostro si trasforma
in quello che più gradisco

peli all'insù, gioisco.

Tutto questo cosa c'entra con Cristo?

*Irene Curto è regista e attrice teatrale

 

Desertica

di Davide Vettori

Desertica,
la terra brucia ignobile,
e non è facile cogliere il trucco,
quale l'espediente per sfuggire.
Desertica,
il cuore rantola esangue
e la pelle trema,
bianca, arida e sgualcita.
Desertica,
il tuo grido è sussurro afono,
ormai privo di cavità e penombre,
desertica spoglia di riparo.
Disciolti gli attimi che furono fiori,
sprangate le porte sui giardini rigogliosi.
Serrate le finestre ed il cielo limpido,
immaginario,
fuori - chissà dove.
Il grande, immenso vuoto,
e non il soffiare dei venti che portano parole,
sillabe estranee ed attraenti.
Fuori - chissà dove,
l'immenso essere, continuo movimento ancestrale.
Fuori - chissà dove,
il sole intiepidisce pelle ed anima.
Desertica,
fuori - chissà dove,
laggiù la terra non brucia ignobile,
e lì fuori molti hanno colto l'inganno.
Fuori - chissà dove,
il cuore non rantola più,
ed il corpo gravido canta sensuale.
Desertica,
laggiù - chissà dove
la terra non brucia ignobile

*Davide Vettori, cantautore elettronico trevigiano già protagonista a The Voice of Italy

 

Treviso

di Davide Stefanato

Treviso non si mostra,
si lascia intuire
come una malinconia che non osa dire il proprio nome.
Treviso scivola lenta tra i riflessi dell’acqua,
dove le case si piegano
come pensieri stanchi
sul bordo di un ricordo.
C’è un silenzio qui, la notte,
che non è vuoto,
ma catino di voci mai dimenticate:
passi leggeri sotto portici antichi,
ombre che sanno di ricordo, di nostalgia, di casa.
I canali trattengono il cielo
come se temessero di perderlo,
e ogni ponte è una promessa fragile,
un passaggio tra ciò che sei
e ciò che non osi diventare.
Nei vicoli nascosti
respira una bellezza timida,
quasi colpevole
come un segreto custodito troppo a lungo.
E tu, Treviso,
non chiedi di essere amata,
non implori sguardi:
resti lì, sospesa,
tra acqua e memoria,
come una poesia
che pochi leggono davvero
ma che, a chi si ferma,
spezza piano il cuore.

 

*Davide Stefanato è attore di teatro e fiction (attualmente sul set di Libera a Trieste, per la seconda stagione nella parte di Fabrizio, cancelliere del Tribunale e confidente di Lunetta Savino)

 

Vecchiaia

di Sergio Manfio

Un cucchiaio fra le mani
la testa bassa
e dintorno solo una radio
sorda
che parla:
parla quattro morti
tre goal
una strage
totale otto.

*Sergio Manfio è autore e regista teatrale e di opere d'animazione (direttore creativo del gruppo Alcuni)

 

Poesia

di Alex Cendron

Poesia, sei
frammenti di suoni,
versi,
versacci
incomprensibili ed elitari,
che odio,
che odo,
che amo,
che resti un mistero,
che sei,
poesia.

*Alex Cendron è attore di teatro, cinema e fiction (ultimo suo film tra i protagonisti di Tempi supplementari su RAI 1 lo scorso gennaio)

 

Prossima apertura

di Alessandro Padovani

Una lepre corre veloce
Su una distesa arida
Di terra e pannocchie tagliate
Poco distante vedo un escavatore
Con un uomo chinato che controlla
Dei paletti sono fissati nel terreno
Un cartello dice
Che presto inizierà un cantiere
Per un nuovo centro commerciale.
L'inferno inizia sempre
Con un sopralluogo iniziale

*Alessandro Padovani è sceneggiatore e regista (vincitore del premio Solinas 2024)

 

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