Inizio d’autunno con caldo record

PADOVA. Pareva agosto, ma era settembre. Il mese appena concluso è stato uno dei più caldi degli ultimi 25 anni. Nel Veneto, secondo i dati raccolti ed elaborati dal servizio metereologico dell’Arpav, dal 1992 ad oggi, solo nel 2011 si è registrata una temperatura mensile media più alta e la scarsità di piogge (-30 per cento in meno rispetto alla media degli altri anni) ha contribuito a rendere più piacevole questa coda d’estate.
La media delle temperature massime è stata, su gran parte della regione, di 2 - 3 gradi superiore alla norma, mentre la media delle minime è stata di 1,5 - 2,5 gradi superiore alla norma. Un’anomalia (più marcata di giorno che di notte) che avrà conseguenze positive dal punto di vista agricolo: «L’elevata escursione termica giornaliera registrata per tutto il mese - spiega l’agronomo dell’Arpav Alberto Bonini - favorisce la colorazione dei frutti, in particolare delle mele e ne migliora la croccantezza della polpa».
Anche la scarsità delle precipitazioni, soprattutto per i bacini dell’Adige (- 47%), del Brenta (-40%) e del Lesene (-41%), hanno avuto un effetto agronomico positivo. «Visto che non pioveva, vendemmia e raccolta della frutta si sono svolte senza difficoltà, tanto più che non ha mai grandinato, e il si è salvato tutto il raccolto. Effetto positivo anche per le colture estensive come mais e soia. La stagione secca ha consentito l’essiccazione naturale in campo del raccolto, con una maggiore resa finale». Unico settore a risentire negativamente della stagione secca sarà quello ulivicolo: «A causa della mancanza di acqua - prosegue Bonini - le olive del Garda, dei Colli Eugani e dei Colli Berici avranno una pezzatura più piccola. Per quantificare il danno nella produzione dell’olio però sarà necessario attendere il 15 ottobre, quando verranno riaperti i frantoi». Nonostante la scarsità delle piogge non ci saranno problemi per l’approvvigionamento idrico: il meno 30 per cento di ottobre viene infatti compensato dall’andamento del resto dell’anno idrologico (ottobre 2016 - settembre 2016) che nel complesso segna un saldo negativo del 5 per cento, molto ridotto quindi, rispetto alla media. A che cosa dobbiamo questa coda d’estate nel Veneto? «Non c’è - spiega Marco Monai, direttore del servizio meteorologico dell’Arpav - una causa locale. La ragione riguarda un ambito spaziale e temporale molto più ampio: la ricorrente presenza nel Mediterraneo e nell’Europa centro meridionale di alta pressione. È una delle conseguenze del riscaldamento globale che alcuni modelli avevano previsto già 15 anni fa. Subiamo l’influsso della cella di Hadley: l’aria calda di origine equatoriale (sempre più calda a causa del riscaldamento globale) scendendo subisce una pressione e si riscalda ulteriormente». Non ci sono però certezze sul fatto che potremo anche in ottobre continuare a godere di questa coda d’estate: «Queste condizioni tipicamente estive - spiega il fisico dell’atmosfera - potrebbero continuare o anche interrompersi in maniera brusca. Purtroppo allo stato attuale non c’è un’attendibilità sufficiente per utilizzare le previsioni mensili in maniera operativa. È accademia, per noi studiosi della materia».
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