Mazzacurati: «Orsoni, un ingrato»

Lo scontro sull’Arsenale ricostruito nella confessione di Tomarelli (Condotte)
Di Giorgio Cecchetti

VENEZIA. Il 47enne imprenditore veronese Alessandro Mazzi, presidente di una delle maggiori imprese edili azioniste del Consorzio Venezia Nuova, la romana «Grandi Lavori Fincosit spa», resta in carcere. Lo ha deciso ieri il Tribunale del riesame di Venezia presieduto dal giudice Angelo Risi, che ha respinto il ricorso presentato dai suoi difensori, anche grazie al verbale d’interrogatorio depositato proprio ieri mattina dai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini. Un verbale zeppo di omissis, nel quale l’imprenditore romano Stefano Tomarelli della «Condotte d’acqua» non solo ammette le proprie responsabilità, ma conferma le dichiarazioni di Giovanni Mazzacurati, aggiungendo alcuni particolari. Mazzacurati, stando alle accuse della Procura lagunare, decideva la formazione dei fondi neri e soprattutto a chi distribuire le mazzette assieme a Mazzi, Tomarelli e Baita, insomma erano loro la «cupola», alla quale in alcune occasione si aggiungeva Pio Savioli, che rappresentava il mondo delle coop rosse.

Racconta prima di tutto degli incontri tra loro durante i quali decideva sulle provviste per i fondi neri «sapendo che erano destinati ad episodi di corruzione». «Mazzacurati successivamente mi disse», sostiene l’imprenditore, «che effettivamente aveva dato del denaro a Marco Milanese dal fondo che esisteva... Quindi, lui utilizzava questo fondo perchè per Mazzacurati era un problema fondamentale riuscire ad arrivare a convincere il ministro Tremonti che i finanziamenti potessero andare avanti. Quindi, c’è stata una dazione di denaro consistente». E ancora riferisce: «Di Orsoni invece mi disse che, e questo me lo disse quando scoppiò il litigio sull’Arsenale perché quando passò al Comune ci fu una diatriba enorme sulle aree, mi disse che era un ingrato, che lui l’aveva aiutato a farlo eleggere sindaco, dandogli soldi... Aveva un grosso risentimento verso Orsoni». Quando i pubblici ministeri gli chiedono di Federico Sutto, segretario di Mazzacurati, lui risponde: «Probabilmente era portaborse di Mazzacurati per certe iniziative in Regione. Era portasoldi. Mazzacurati mi disse che Sutto portava soldi in Regione per conto suo».

Il Tribunale del riesame, sempre ieri, ha respinto anche il ricorso presentato dal direttore della rivista romana on line «Il Punto» Alessandro Cicero, che resta agli arresti domiciliari. È, invece, uscito dal carcere Patrizio Cuccioletta, l’ex presidente del Magistrato alle acque: il giudice Alberto Scaramuzza gli ha concesso gli arresti domiciliari, dopo il parere favorevole della Procura, in seguito al lungo interrogatorio in cui ha ammesso di aver ricevuto uno «stipendio» annuale dal Consorzio e pure una buonuscita da 500 mila euro a fine carriera. Il suo verbale è stato in parte depositato dai pm durante l’esame del ricorso davanti al Tribunale del riesame nei confronti di chi l’aveva preceduto al vertice del Magistrato alle acque, Maria Giovanna Piva: Cuccioletta aveva riferito che anche la Piva veniva restribuita dal Consorzio per la sua «collaborazione».

I giudici hanno depositato le motivazioni con cui hanno concesso gli arresti domiciliari alla Piva. «Il quadro indiziario nei suoi confronti è solido ed esauriente», scrivono, ripetendo che è accusata di aver ricevuto dal Consorzio uno stipendio annuale di circa 400 mila euro. Inoltre, di aver ottenuto grazie ai buoni uffici di Mazzacurati con la Regione l’incarico di collaudatore sia le opere per l’Ospedale di Mestre sia della Nuova Psichiatria dell’Ospedale Sant’Antonio di Padova, «per il quale ha percepito onorari sino al maggio 2013». «La ricostruzione del quadro indiziario», sostiene il Tribunale, «configura in modo univoco il reato di corruzione di inusuale gravità: la Piva, infatti, non ha compiuto solo qualche atto favorevole in cambio di somme di denaro, ma è andata oltre, consegnando la gestione dell’Ufficio al personale e ai tecnici dell’ente controllato». Questo è definito un asservimento dell’Ufficio pubblico agli interessi privati.

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