Morta a 92 anni l’ex ministra Laura Balbo, la pioniera dei diritti civili
Un’intellettuale capace di anticipare con i suoi studi i grandi mutamenti sociali che hanno attraversato l'Italia dal dopoguerra a oggi, lasciando un'impronta indelebile sia nelle aule universitarie che nelle istituzioni di governo

È stata la pioniera degli studi di genere e della lotta alle discriminazioni: è morta ieri, 16 aprile, a Padova, all'età di 92 anni, Laura Balbo, una delle figure più autorevoli e originali della sociologia e della politica italiana degli ultimi decenni.
Un’intellettuale capace di anticipare con i suoi studi i grandi mutamenti sociali che hanno attraversato l'Italia dal dopoguerra a oggi, lasciando un'impronta indelebile sia nelle aule universitarie che nelle istituzioni di governo.
Nata a Padova nel 1933, Laura Balbo aveva costruito una carriera accademica di respiro internazionale. Dopo la laurea in Scienze Politiche al Bo, si era perfezionata negli Stati Uniti, a Berkeley, portando poi in Italia un approccio alla sociologia profondamente empirico e attento alle dinamiche della vita quotidiana. È proprio in questo contesto che, alla fine degli anni Settanta, ha coniato il concetto di "doppia presenza", un’intuizione che è diventata una pietra miliare negli studi di genere. Con questo termine, Balbo descriveva la condizione strutturale delle donne, impegnate simultaneamente nel lavoro retribuito e nel lavoro di cura familiare, evidenziando le fatiche e le complessità di un’esistenza divisa tra sfera pubblica e privata.
Dal punto di vista accademico è stata preside della Facoltà di lettere a Ferrara prima di tornare a Sociologia a Padova.
Il suo impegno, tuttavia, non è mai rimasto confinato alla cattedra accademica. La sua passione civile l'ha portata a sedere in Parlamento per due legislature, dal 1983 al 1992, nelle file del Pci ma come Indipendente, prima di approdare al governo, in quota Verdi.
Tra il 1998 e il 2000, come Ministra per le Pari Opportunità nel governo D'Alema, ha lottato per trasformare le proprie analisi sociologiche in riforme concrete, ponendo al centro dell'agenda politica il contrasto alle discriminazioni e la promozione dei diritti civili. Per la prima volta inserì nel ministero una figura dedicata alle discriminazione per orientamento sessuale, nominando Franco Grillini.
Negli anni più recenti, il suo sguardo lucido si era rivolto alle sfide della convivenza multietnica e alla lotta contro il razzismo. Come presidente dell’International Association for the Study of Racism, ha continuato a offrire spunti di riflessione critici e mai banali, mettendo in guardia la società italiana ed europea contro le nuove forme di esclusione. Le sue opere, da "Stato di famiglia" a "Riflessioni in-attuali di una ex ministro", rimangono come lascito di studiosa e militante appassionata la costruzione di una società più equa.
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