Pedemontana Veneta, Ostanel: «Un buco insanabile pagato dai cittadini»
La consigliera regionale Elena Ostanel critica la gestione della Superstrada Pedemontana Veneta: traffico sotto le previsioni, pedaggi alti e un disavanzo annuale da circa 50 milioni. «Il rischio è ipotecare il futuro dei veneti per decenni»

«Un’infrastruttura che crea un buco di bilancio e che, dati alla mano, pare insanabile». È il ritratto che Elena Ostanel, consigliera regionale di Avs, fa della Pedemontana. La superstrada che taglia una fetta di Veneto: 94,7 chilometri da Montecchio a Spresiano. Lasciando dietro sé, ogni anno, un fardello da 50 milioni di euro di perdite. «Un’infrastruttura utilizzabile solo da chi se la può permettere» continua a pungere Ostanel, «ma che stanno pagando tutti i veneti: solo negli ultimi due anni abbiamo messo 100 milioni, tolti da sanità, casa e diritto allo studio».
Voluta da Galan, fu Zaia a riprenderla in mano: un errore?
«Lo dicono i numeri: nel 2025 la Regione ha incassato 114,3 milioni di euro dai pedaggi e ne ha versati 164,4 come canone contrattuale. Questo mentre i capitali dei costruttori si remunerano del 8%. Il grande errore è stato scaricare tutto il rischio sul pubblico, e quindi sui cittadini, mentre chi ha costruito l’opera si arricchisce. E quest’anno il canone di disponibilità è cresciuto ancora, superando i 171 milioni di euro: più di 14,3 milioni al mese».
Il primo sbaglio: la sovrastima del traffico?
«Il primo errore è stato il contratto capestro firmato. Il secondo, sì: la sovrastima del traffico. Abbiamo uno storico di quasi un anno e il traffico si è stabilizzato sotto i 20 mila veicoli al giorno, circa 10 mila in meno rispetto alle previsioni iniziali raccontate per giustificare l'opera. Prendere atto che questa è la situazione reale sarebbe una prova di responsabilità della maggioranza».
Ma perché il traffico non decolla?
«Non è stato capito il Veneto reale, fatto di un’economia diffusa e di spostamenti brevi. Perché servirsi della Pedemontana significa spesso allungare il tragitto e trovarsi di fronte a pedaggi molto onerosi. E nessuno, nonostante la densità di caselli, è disposto a viaggiare per svariati chilometri solo per accedere alla Pedemontana, per poi percorrere magari solo una ventina di chilometri e pagarli a peso d’oro. Per i mezzi pesanti invece la valutazione è diversa, ma nemmeno la scontistica notevole ha generato risultati apprezzabili».
Cinquanta milioni di disavanzo all’anno, è vero. Ma è normale che una nuova infrastruttura nella fase iniziale generi perdite...
«Se dopo due anni e con l’uso di incentivi i numeri non sono migliorati, è difficile sostenere che i ricavi decolleranno più avanti. Non è credibile ed è poco serio. Il dato di oggi è molto probabilmente il dato strutturale. Per questo parlo di serietà e responsabilità della maggioranza: a Stefani chiedo che convochi un Consiglio straordinario per vedere tutte le carte e trovare una soluzione seria».
Il disavanzo costante costringe la Regione a rivedere sistematicamente le sue politiche, per essere ottemperante verso Sis. Un’infrastruttura come la Pedemontana merita questa attenzione finanziaria?
«Anche se la Pedemontana rispondesse ai bisogni dei veneti, e non lo fa, il buco che ha creato si sta mangiando molto altro. Lo abbiamo visto con il diritto allo studio: nel 2024 non abbiamo avuto i soldi per pagare le borse agli universitari che ne avevano diritto. Non è normale avere un coperta così corta, per colpa di un’infrastruttura che drena ogni anno denaro pubblico».
Possibile inquinamento da Pfas: la Regione ha risposto con trasparenza a questa ennesima di sollecitazione?
«La Regione si è mossa con grave ritardo su una questione serissima. Abbiamo sollevato la questione già nella scorsa legislatura, da quando nel 2024 Ispra ha parlato di rischio imminente per le acque di Padova. Stiamo ancora attendendo che gli assessori interessati convochino i soggetti competenti, come deliberato in Consiglio due settimane fa su nostra proposta. Serve realizzare subito tutti i monitoraggi e le opere di mitigazione del rischio suggerite da Ispra».
La soluzione è liberarsi della Pedemontana, facendosi sostituire dallo Stato?
«Per una Regione che parla di autonomia è uno smacco chiedere a Roma di pagare i debiti della Pedemontana. Prima di tutto bisognerebbe rinegoziare l'accordo convenzionale con Spv. Perché il rischio è ipotecare il futuro dei veneti per decenni, ma farsi sostituire dallo Stato non risolverebbe la questione alla base. Vorrei un governo regionale capace di assumersi le sue responsabilità, non un governo che scarica la palla a Roma quando gli fa comodo. Per questo esigo al più presto una risposta sulla convocazione del Consiglio straordinario, o manderò formale richiesta con gli altri consiglieri che chiederanno le carte». —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova









