Sequestro e tentato stupro dell'ex fidanzataAveva già ucciso un'amante che se n'era andata
Ha sequestrato una padovana che lo aveva lasciato dopo una breve relazione e ha tentato di violentarla. Ali Abidi, fermato dalla polizia, nel 2001 aveva ucciso l'ex fidanzata. Condannato a 22 anni di carcere, ne ha scontati solo sei

La polizia davanti alla villa abbandonata a Limena
Ha sequestrato una donna di Padova, con al quale aveva avuto una breve relazione sentimentale, e ha tentato di violentarla in una villa abbandonata di Limena. Ali Abidi, tunisino di 48 anni, in Italia dal 1998, è stato fermato dagli agenti della Squadra mobile di Padova. Nel maggio 2001, a Torino, aveva ucciso Rosalba Aiello, un'impiegata di 33 anni, conosciuta "chattando" in Internet, che per lui aveva rotto con il marito, ma che poi l'aveva lasciato una volta scoperto che non era l'uomo che voleva fare credere. Condannato a 22 anni di carcere, il tunisino era in libertà perché a causa di un conflitto tra giudici finora ne aveva scontato solo sei.
Alì Abidi, regolare in Italia, dopo essere uscito dal carcere Due Palazzi si è stabilito a Padova con obbligo di dimora e di firma giornaliera in Questura. Sei mesi fa l'incontro con una quarantenne impiegata. Tra i due c'è stata prima un'amicizia, poi in una relazione sentimentale, interrotta poco dopo dalla donna, la quale navigando in Internet aveva scoperto il passato dell'uomo. Da quel momento Abidi ha cominciato a subissarla di messaggi, ad attenderla sotto casa e davanti al luogo di lavoro.
La donna, preoccupata, si è rivolta alla polizia e sette giorni fa ha denunciato Abidi. Agli agenti l'immigrato aveva negato il suo interesse per lei. Ieri, però, è entrato in azione: ha atteso la donna nel parcheggio della ditta per cui lavora, sorprendendola nell'auto. Puntandole contro una pistola, l'ha costretta ad allontanarsi, raggiungendo una villa abbandonata a Limena. Nel frattempo le colleghe della donna, che conoscevano tutta la vicenda, vedendola allontanarsi con il tunisino hanno avvertito la polizia, che si è messa alla ricerca dei due.
Abidi, rimasto solo con l'ex fidanzata, ha tentato di violentarla, senza però riuscirvi. Poi ha l'invitata a telefonare al lavoro per tranquillizzare le colleghe e a quel punto ha appreso che la polizia lo stava cercando. Lasciata la donna, ha raggiunto l'albergo dove risiedeva e dove è stato fermato dagli agenti su disposizione del pm Roberto Lombardi.
Il 21 maggio 2001 Alì Abidi, che aveva corretto il nome sulla patente in Alessandro e che da una precedente fidanzata si era fatto prestare svariati milioni di lire senza mai restituirli, aveva ucciso Rosalba Aiello, prima somministrandole del veleno e poi sparandole tre colpi di carabina calibro 22 (uno andato a vuoto). Poi aveva rivolto l'arma contro di sé, colpendosi però solo di striscio alla testa. Secondo i giudici si era trattato di una messinscena con tanto di biglietto: "Il nostro è un amore impossibile...". Condannato all'ergastolo dalla Corte d'Assise d'appello di Torino, aveva poi trovato più clemenza in Cassazione. Nei mesi scorsi la Procura generale presso la Corte d'Appello di Milano aveva emesso nei suoi confronti la sentenza definitiva, ma non ancora esecutiva.
Condannato per omicidio ma in libertà dopo pochi anni, torna a commettere reati gravissimi: non è certo la prima volta che accade, colpa dei giudici, delle leggi o della burocrazia? Solo giustizia lenta o le pene non si scontano mai per intero? Dite la vostra opinione
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