Trebaseleghe, parla la madre dei due ragazzi uccisi: «Lui ha voluto punirmi così»

TREBASELEGHE (PADOVA). «Lui ha voluto punirmi così, portandomi via ciò che di più caro avevo al mondo: i miei figli».
Roberta Calzarotto e la condanna a vivere sospesa in bilico tra dolore eterno e rimorsi. Un groviglio di dubbi affolla la sua testa, con i “se” e i “ma” che riguardano la sua vita passata, tutto ciò che è venuto prima di domenica, giorno in cui i due figli sono stati ritrovati cadaveri nella casa dell’ex marito, morto anch’egli all’apice della follia omicida. Francesca aveva 15 anni, Pietro 13. Sono stati uccisi da papà Alessandro Pontin, 49 anni, ex parquettista con la passione per le discipline olistiche. Ora tutti a interrogarsi sul retroscena di quella famiglia spezzata da un divorzio che risale ormai a 11 anni fa. Eccolo, il retroscena.
Roberta Calzarotto, che persona era il suo ex marito?
«Nei miei confronti è sempre stato aggressivo, mentre con gli altri no. Ho provato a ribellarmi ma ecco qua com’è finita».
Dunque lei sostiene che fosse un uomo violento?
«È stato violento fin dall’inizio, subito dopo il matrimonio. Per questo mi sono separata. Si può andare avanti a convivere con un uomo violento?».
Ha mai chiesto aiuto?
«Certo che l’ho fatto ma gli atteggiamenti che io ritenevo strani non bastavano. Evidentemente noi donne dobbiamo avere il volto insanguinato per essere credute».
È un’accusa grave la sua.
«Accusa grave? Come si possono uccidere due figli in quel modo? Quello che mi fa più male è che io lo so che lui voleva colpire me. Non erano Francesca e Pietro l’obiettivo, ero io».
Che padre era Alessandro?
«Con loro non è mai stato violento ma non gli è mai importato di loro. Li usava per farsi invitare a cena a casa dei nostri amici. Quell’uomo viveva anche di questi espedienti».
Secondo lei per quale motivo li ha uccisi?
«Lui nutriva una rabbia profonda perché io mi sono rifatta una vita giusta, con un nuovo compagno. E perché i ragazzi stavano benissimo qua con noi mentre, invece, non erano sempre contenti di andare lì da lui. La vita scorreva bene anche qui».
Com’è andata davvero con gli alimenti?
«Dopo la separazione non mi ha dato quasi nulla: cento euro di qua, cento di là. Mai un bonifico fisso, mai un’entrata su cui potessi contare, al di là del mio stipendio da infermiera».
Come mai non le dava i soldi?
«Diceva che non ne aveva e poi ho scoperto che è andato in Australia, in Spagna, in Portogallo. Era discontinuo, non rispettava gli obblighi inseriti nella sentenza. Vedeva i figli due giorni e poi saltava tre settimane, un altro giorno e poi spariva. Poi, a un certo punto, è tornato dicendo che voleva vederli in maniera stabile. E così abbiamo fatto. Ma soldi ancora niente».
Dunque lei l’ha denunciato?
«Sì, il giudice ha stabilito che mi avrebbe dovuto dare 200 euro mensili. Credo sia il minimo che si può chiedere. E io a tirare su quei due ragazzi da sola, senza nessun altro aiuto».
Ma i soldi glieli dava o no?
«No, ha saldato il conto solo qualche mese fa, grazie al procedimento penale aperto con la mia denuncia. Per racimolare i soldi ha fatto il giro di amici e parenti, dicendo a tutti che l’avevo denunciato e che lo volevo rovinare».
Dopo il pagamento della somma di denaro che le doveva si è chiusa anche la vicenda giudiziaria. Giusto?
«Il giudice ha voluto chiuderla. E questi sono i risultati».
Ha mai conosciuto la nuova fidanzata di Alessandro?
«Certo, ricordo ancora la telefonata. Mi ha detto che è un padre perfetto e che io sono una brutta persona. Diceva che con la querela lo volevo soltanto incastrare».
Quando ha visto per l’ultima volta i suoi figli?
«Sabato pomeriggio, quando li ho accompagnati a casa del loro padre, l’assassino che nessuno ha fermato e che me li ha portati via per sempre». —
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