Vaccini, il “no” del Veneto infiamma la Consulta
Oggi la sentenza della Corte Costituzionale sul ricorso presentato dalla Regione Antonini: contrari all’obbligatorietà. L’avvocato dello Stato: tutelare la salute

ROMA. I «No vax» lanciano l’assedio alla Corte costituzionale, che ieri ha esaminato la legittimità del decreto del ministro Lorenzin sull’obbligo dei vaccini per l’iscrizione a scuola. Una norma che non ha convinto il Veneto, che ha presentato ricorso alla Consulta e poi avviato un braccio di ferro con i ministri della Salute e della Pubblica istruzione: il primo round la giunta regionale l’ha perso al Consiglio di Stato, che ha stabilito la supremazia della tutela della salute collettiva rispetto al diritto individuale alla non vaccinazione. Oggi arriverà anche la sentenza della Corte Costituzionale, dopo l’udienza pubblica di ieri che ha visto il confronto tra i legali del Veneto, l’avvocatura dello Stato e il giudice relatore della causa. In aula anche la delegazione «No vax» e tra i “nodi” che la Consulta è chiamata a sciogliere, oltre all’obbligatorietà di determinati vaccini, le sanzioni per l’inosservanza dell’obbligo, i casi di esonero o differimento e gli indennizzi a favore dei danneggiati.
La tesi del Veneto
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Il Veneto nel suo ricorso lamenta una «insussistenza dei presupposti di «straordinaria necessità e urgenza» richiesti dalla legge per la decretazione d’urgenza, nonché la «lesione» del diritto individuale alla salute - in particolare del diritto all’autodeterminazione in materia sanitaria - e del diritto allo studio, dei principi di ragionevolezza e di proporzionalità e di buon andamento della pubblica amministrazione e la «mancanza» della copertura finanziaria dei maggiori oneri che ricadrebbero sulle Regioni a causa degli adempimenti connessi ai vaccini.
«In Italia non è mai accaduto che l'obbligo vaccinale fosse introdotto per decreto», detto Luca Antonini, uno dei legali della Regione nel corso dell’udienza. «La necessità e urgenza può essere utilizzata per singoli vaccini, non per tutto il pacchetto e se è stata utilizzata a partire dal diffondersi dei casi di morbillo- «4.500 nel 2017» ha detto il docente di diritto costituzionale, «questi erano poi scesi a 36 quando il decreto è diventato operativo. La Regione Veneto - ha concluso Antonini, «non è contro i vaccini, ma procede tramite consenso informato».
A fianco del docente anche gli avvocati Ezio Zanon e Luigi Manzi.
La relatrice della causa
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Marta Cartabia, relatrice della causa, ha voluto al termine della sua esposizione porre delle domande al Veneto. «La Regione da un lato dice di non voler mettere in discussione i vaccini, dall'altro poi si diffonde in valutazioni medico scientifiche che si traducono in un tipo di critica che finisce per investire non solo l'obbligo vaccinale, ma anche i vaccini in sé per sé. Se una vaccinazione è considerata nociva, perché poi offrirla nelle prestazioni ai cittadini? Tutte le vaccinazioni elencate nel decreto erano già previste - ha sottolineato inoltre la giudice Cartabia - nei piani vaccinali. Chiedo quindi di fare una riflessione sul cambio di indirizzo del legislatore sull'obbligatorietà», cioè sulle motivazioni che lo hanno spinto a farlo. Inoltre «alcune delle misure previste nel decreto sono state rimodulate nella legge di conversione. Tra queste, c'è stata l'introduzione di un colloquio con i genitori. Invito le parti a considerare queste modifiche, a partire dal fatto che due vaccini inizialmente obbligatori oggi non lo sono più».
L’avvocatura dello Stato.
Molto netto il giudizio del ministero della Salute. «Non è concepibile una disciplina differenziata in questa materia: è una pretesa inammissibile. I virus e i batteri non conoscono frontiere». Così uno degli avvocati dello stati, Leonello Mariani, nell’udienza in corte costituzionale sui vaccini. «La decisione sul modello di politica sanitaria spetta allo Stato. La Regione Veneto non può considerarsi un’isola felice e separata. La disciplina deve essere unitaria in tutt’Italia».
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