La crisi dei medici di famiglia: in Veneto sono pochi e lavorano troppo
In Veneto mancano 747 medici di medicina generale: ogni medico segue in media 1.526 pazienti (duecento in più rispetto alla media nazionale), con un aumento dei pensionamenti e un ricambio generazionale insufficiente. Tutti i dati del report Fondazione Gimbe

Mancano 747 medici di medicina generalein Veneto, un dato che colloca la regione tra le più colpite a livello nazionale. La carenza di medici di famiglia, evidenziata dall’ultimo report della Fondazione GIMBE, riflette una crisi strutturale della medicina territoriale che si protrae da anni.
Tra il 2019 e il 2024, infatti, il numero dei medici di base in Italia è diminuito di oltre 5.000 unità, con un fabbisogno complessivo che supera oggi le 5.700 posizioni vacanti.
In Veneto, dove la densità della popolazione e l’invecchiamento demografico richiedono un’attenzione sanitaria elevata, la situazione è critica e rischia di avere conseguenze dirette sulla qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini, soprattutto per gli anziani e le persone più fragili.
Difficoltà di accesso agli studi
La pressione sugli studi dei medici è già molto alta. Ogni medico in Italia segue in media 1.383 assistiti (in Veneto 1526), ben al di sopra del rapporto ritenuto ottimale di 1.200 pazienti per professionista.
Nel contesto veneto, questo significa che molti ambulatori risultano saturi e che l’accesso ai servizi diventa difficile non solo nelle aree rurali o montane, tradizionalmente più complicate da coprire, ma anche nei centri urbani, dove l’alta concentrazione di popolazione e la complessità dei casi clinici mettono a dura prova la disponibilità dei medici.

Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE: «i dati documentano che il problema si è spostato dalla mancata programmazione alla scarsa attrattività della professione di MMG, soprattutto nelle grandi Regioni del Nord, dove i giovani medici tendono ad orientarsi verso opportunità professionali più vantaggiose. Tenendo conto di queste dinamiche, è certo che al 2028 le nuove leve non riusciranno a compensare le carenze attuali e i pensionamenti attesi».
«E mentre si avvicina la scadenza del 30 giugno 2026, alla quale si guardava con fiducia per attuare la riforma dell’assistenza territoriale, il ruolo del medico di famiglia non è ancora stato definito con chiarezza e si moltiplicano, in modo disordinato, le norme che dovrebbero ridisegnarlo. Nella vita quotidiana, intanto, cresce il numero di persone senza medico di famiglia: una condizione che ostacola l’accesso al SSN, riduce la qualità dell’assistenza territoriale e aumenta i rischi per la salute, soprattutto di anziani e persone fragili».
L’invecchiamento della popolazione
Il quadro demografico peggiora ulteriormente le prospettive. L’invecchiamento della popolazione, unito all’aumento delle malattie croniche, comporta una complessità crescente dei bisogni sanitari. Solo nel 2025, secondo i dati ISTAT, oltre 14,5 milioni di italiani avevano più di 65 anni, e più della metà presentava due o più patologie croniche.

Questo fenomeno si ripercuote direttamente sulla medicina generale: il medico di base non è più solo un punto di riferimento per visite di routine, ma diventa la figura centrale per la gestione di pazienti fragili, con più patologie e con necessità di coordinare cure complesse.
La carenza di professionisti adeguatamente formati e disponibili sul territorio crea un effetto domino che rischia di compromettere l’intero sistema sanitario locale, rendendo sempre più difficile garantire l’accesso equo ai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
Ricambio generazionale insufficiente
A complicare ulteriormente la situazione è il ricambio generazionale, insufficiente a coprire i pensionamenti previsti. Entro il 2028, in tutta Italia, oltre 8.000 medici di medicina generale raggiungeranno l’età pensionabile, con un impatto significativo anche sul Veneto, dove gran parte dei medici attuali si avvicina al limite dei 70 anni.

Parallelamente, il numero di nuove leve non riesce a compensare le uscite: le borse di studio per la formazione specifica in medicina generale, pur aumentate negli anni per far fronte al problema, sono in calo dal 2022 e non tutti gli iscritti completano il percorso.
La combinazione tra pensionamenti e scarsità di nuovi professionisti lascia quindi prevedere un gap che entro pochi anni potrebbe aggravare ulteriormente la carenza di medici di famiglia nella regione.
Le misure tampone non bastano
Negli ultimi anni il Governo e le Regioni hanno provato a rispondere con misure tampone, come l’innalzamento dell’età pensionabile, deroghe al numero massimo di assistiti e l’inserimento degli specializzandi in medicina generale con carichi aggiuntivi di pazienti.

Tuttavia, queste soluzioni non affrontano la crisi nella sua complessità. Secondo la Fondazione GIMBE, serve una riforma organica e strutturale: una politica in grado di rendere la professione più attrattiva, ridefinire la formazione, migliorare le condizioni di lavoro e integrare in maniera efficace i medici nelle strutture territoriali come le Case della Comunità.
Senza una visione d’insieme, le misure rischiano di rimanere frammentarie e incapaci di garantire la continuità dell’assistenza.
Veneto: tutti i numeri da tenere a mente
Al primo gennaio 2025, la regione registra 747 medici di famiglia mancanti, una carenza che colloca il Veneto tra le regioni italiane più colpite dopo Lombardia, Campania ed Emilia-Romagna.
Ogni medico di base segue in media 1.383 assistiti, ben al di sopra del rapporto ottimale di 1.200 pazienti per medico, con alcune situazioni locali che superano addirittura i 1.500 assistiti.

Entro il 2028 si prevede un aumento della pressione sugli ambulatori a causa dei pensionamenti: molti medici in Veneto si avvicinano al limite di 70 anni, con una parte significativa che lascerà la professione prima dei tempi previsti, mentre le nuove leve non saranno sufficienti a compensare il gap, considerando la riduzione delle borse di studio assegnate negli ultimi anni.
La combinazione tra popolazione invecchiata — con un numero crescente di over 65 e over 80, molti dei quali affetti da due o più malattie croniche — e un numero insufficiente di medici di medicina generale rende il Veneto una delle regioni più a rischio per accesso e qualità dell’assistenza territoriale.
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