I problemi urinari nel gatto adulto, come prevenire l’ostruzione uretrale

Riconoscere precocemente i sintomi della struvite è importante: può contribuire a salvare la vita del proprio micio

Simonetta Zanetti
Un gatto sulla lettiera
Un gatto sulla lettiera

Quando parliamo di gatti maschi, specialmente se castrati, i problemi alle basse vie urinarie (spesso raggruppati sotto la sigla Flutd – Feline Lower Urinary Tract Disease) non sono solo fastidi, ma potenziali emergenze mediche.

Il gatto maschio possiede un’uretra molto più lunga e stretta rispetto alla femmina per consentirgli di “schizzare” l’urina molto lontano e creare il territorio; inoltre gli ormoni tendono a influenzare il pH urinario rendendolo tendenzialmente acido per accentuare l’odore (riconoscibile l’odore acre della pipì di un maschio intero).

La castrazione, pur essendo fondamentale per la gestione demografica e comportamentale, può talvolta associarsi a una vita più sedentaria e a una tendenza al sovrappeso.

Questi fattori, uniti all’anatomia “a imbuto” del condotto urinario e ad un pH urinario tendente all’alcalino, rendono il maschio il candidato principale per l’ostruzione uretrale, un blocco totale che impedisce lo svuotamento della vescica.

La struvite è un cristallo composto da fosfato, ammonio e magnesio. In condizioni normali, questi minerali sono disciolti nelle urine, ma quando l’equilibrio si spezza, precipitano formando una sorta di “sabbia” (renella) che può fungere da “tappo” dell’ultimo tratto uretrale o veri e propri calcoli.

Le cause principali

Includono pH urinario elevato: un’urina troppo alcalina (pH >7) favorisce la cristallizzazione della struvite; scarsa idratazione, per cui il gatto, predatore desertico d’origine, tende a bere poco e urine troppo concentrate facilitano l’aggregazione dei minerali.

Ancora, alimentazione sbilanciata: eccessi di magnesio e fosforo nella dieta sono il carburante per questi cristalli. E stress e sedentarietà: il primo altera il rivestimento protettivo della vescica, rendendola vulnerabile alle infiammazioni.

I campanelli d’allarme

Riconoscere i sintomi precocemente può salvare la vita del proprio gatto. Per questo è necessario prestare attenzione a questi comportamenti: disuria e stranguria, ovvero quando il gatto va in lettiera continuamente, si sforza visibilmente, ma produce solo poche gocce. Ematuria, cioè presenza di sangue nelle urine (spesso visibile sulla lettiera chiara); vocalizzazioni, lamenti o miagolii acuti mentre cerca di urinare, segno di dolore intenso.

Quindi leccamento eccessivo: il gatto si pulisce ossessivamente l’area genitale per tentare di lenire il fastidio; minzione inappropriata, laddove urinare fuori dalla lettiera (sul divano o sui tappeti) è spesso un grido d’aiuto, non un dispetto.

Se il gatto non urina affatto per più di 12-24 ore, siamo di fronte a un’ostruzione totale. Questa è un’emergenza immediata: l’accumulo di tossine nel sangue può portare a insufficienza renale e arresto cardiaco in tempi brevissimi.

Prevenzione

La struvite può essere comunque gestita e prevenuta con accorgimenti di cui il medico veterinario è in grado di rendere esaustivamente edotti.

Ideale è incoraggiare il gatto a bere: usare fontanelle per gatti (l’acqua corrente è più attraente) e prediligere il cibo umido rispetto alle crocchette, poiché garantisce un apporto idrico diretto. Esistono alimenti formulati per mantenere il pH urinario leggermente acido e con livelli controllati di minerali. Consultare il veterinario per le indicazioni del caso e in base allo stile di vita del gatto.

Mantenere l’animale attivo con sessioni di gioco quotidiane riduce l’obesità e la sedentarietà che sono alcuni dei fattori di rischio. Infine, assicurarsi che le lettiere siano sempre pulite e in numero adeguato (numero di gatti + 1). Uno sporco eccessivo può spingere il gatto a trattenere l’urina, favorendo i depositi di cristalli. —

 

In collaborazione con l’Ordine dei Medici Veterinari di Padova

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