In Veneto 17 mila cavalli domestici: «Servono pasti piccoli e socialità»

I consigli dei veterinari padovani: «Le lunghe permanenze nei box possono causare malessere psicologico»

Simonetta Zanetti
Cavalli, in Veneto ce ne sono 17 mila
Cavalli, in Veneto ce ne sono 17 mila

Anche quest’anno, promosso e organizzato dal dipartimento Maps dell’Università degli Studi di Padova, si è svolta la “Giornata della salute e della protezione animale” in occasione del giorno di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Il protagonista di questa edizione è stato il cavallo sportivo.

Si stima che in Veneto ci siano circa 17.000 equidi domestici – ovvero non destinati alla produzione di carne –, alcuni sportivi, ovvero veri e propri atleti, altri da sella e maneggio.

Cosa significa avere un cavallo?

Non dobbiamo dimenticare che, nonostante la sua stazza, il cavallo è una preda che non combatte, fugge. E la sua peculiarità è farlo molto velocemente. Nonostante questo, convive e condivide la sua vita con noi dalla notte dei tempi, e noi siamo dei predatori.

In condizioni naturali il cavallo passa il 60% circa del suo tempo a pascolare muovendosi piano e mangiando, questo perché questi animali hanno uno stomaco piccolo rispetto alla loro mole e pertanto devono fare molti piccoli pasti.

Il tempo che resta lo passa in ferma vigile – è una preda quindi deve osservare il territorio per intercettare eventuali pericoli-predatori –, galoppando per gioco o per cercare acqua, ma anche socializzando con i suoi simili (il cavallo può sviluppare amicizie che durano tutta la vita) e dormendo, con un riposo sdraiato di almeno 3-6 ore.

Nel box invece aumenta il tempo di riposo fermo, si riduce il tempo dei pasti, cosa che può portare a formazione di ulcere gastriche o intestinali per l’inadeguatezza dei tempi di digestione e soprattutto si riduce drasticamente il tempo della socializzazione. Questo fatto può portare a un malessere psicologico con l’insorgenza di comportamenti stereotipati quali il cosiddetto “ballo dell’orso” e il “ticchio”, comportamenti ripetitivi che indicano un disagio psichico dell’animale.

Il cavallo in genere interagisce con il proprietario un’ora al giorno, quando viene montato, ma per il suo benessere vanno considerate anche le restanti ventitré ore. Bisogna quindi aumentare i tempi di movimento, anche senza un cavaliere in sella, la socializzazione, importantissima, e l’arricchimento dei luoghi di riposo. L’addestramento con pazienza e con premi stimola la reattività cognitiva del cavallo e favorisce lo sviluppo di un legame molto forte con il proprio conduttore. Il cavallo non è dispettoso o cattivo, punirlo se sbaglia contribuisce ad innescare la paura, aumentando la sua reattività.

L’atleta

Il cavallo “atleta” spesso viene confinato molto nel box, ritenendo che in questo modo l’animale sia meno esposto a pericoli o traumi che potrebbero comprometterne la performance.

In realtà, come avviene per tutti gli atleti, la salute mentale e l’ottimizzazione della psiche migliorano anche le performance fisiche, quindi anche il cavallo sportivo ha bisogno di passare il tempo come tutti i suoi “colleghi” da sella, socializzando e muovendosi.

Il cavallo è un animale tanto possente quanto fragile e comprendere la sua fragilità e i suoi bisogni è fondamentale per costruire e rafforzare quel rapporto magnifico che ha fatto in modo che questi animali siano sempre stati al nostro fianco in ogni aspetto della nostra vita fin dai tempi a antichissimi. —

 

In collaborazione con l’ordine dei medici veterinari di Padova

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova