Bassano-Dakar, seimila km in bici per aprire una scuola

Da Bassano a Dakar in Senegal 18 ciclisti di “Il Sogno di Nenette”, Bepi Pavan “oro” paralimpico cade e si frattura il bacino

BASSANO. Seimila chilometri di polvere e sudore, da Bassano a Dakar, per arrivare nel cuore dell’Africa Nera: 45 giorni passati in sella a una bici per dare corpo al «Sogno di Nenette», ora diventato realtà.

E’ la cavalcata che ha coinvolto un gruppo di 18 appassionati, tra cui sei padovani che, lo scorso 26 aprile, hanno raggiunto il villaggio senegalese di Nenette, in cui sono stati inaugurati proprio col loro arrivo una scuola per l'infanzia (la prima in assoluto nella savana), una scuola elementare, un pozzo alimentato a pannelli solari e un ambulatorio.

Tra loro anche Giuseppe Pavan, campione paralimpico di Fontaniva. Portabandiera della spedizione, è stato anche il più sfortunato di tutti perché vittima di una caduta rovinosa a una cinquantina di chilometri dall’arrivo, in cui ha rimediato otto costole rotte e un paio di fratture al bacino: al momento è ricoverato all’ospedale di Cittadella, ancora sotto controllo prima di essere rimandato a casa.

«È stato l’aspetto più brutto di un’esperienza impegnativa ma bellissima – racconta la padovana Loredana Landolfi, insegnante di educazione fisica, che ha da poco ultimato il viaggio di ritorno – pedalare attraversando paesaggi via via più brulli e quasi lunari è stato entusiasmante, tra sabbia e baobab, capanne e capre, asini e dromedari. Oggi mi sento fisicamente e mentalmente più forte. Purtroppo c’è stata la caduta che ha coinvolto due amici di Fontaniva: Giovanni Rebellato è finito per terra a causa di una buca, senza rimediare conseguenze serie, ma Bepi Pavan ci è arrivato sopra ed è stato catapultato oltre. E’ stato trasportato da un medico col nostro furgone di supporto, ma solo dopo due giorni ha raggiunto l’ospedale di Dakar. E’ rientrato in Italia da poco».

Pavan, oggi 66enne, per un incidente sul lavoro ha perso il braccio destro a 16 anni ma, superato il trauma, ha iniziato a correre a piedi partecipando a due Paralimpiadi e nel 1984 a New York è stato medaglia d’oro con record del mondo nei 5 mila metri e bronzo nei 10 mila. Coinvolti nell’impresa, che ha posto un sigillo al «sogno di Nenette», progetto umanitario avviato una decina di anni fa e che ha alle spalle numerose associazioni di volontariato, c’erano anche Romeo Rubin, 63 anni, di Villa del Conte, grande appassionato di ciclismo, che macina migliaia di chilometri in tutte le stagioni; il già citato Rebellato, 62 anni; Alberto Palamidese, medico pneumologo alla clinica universitaria di Padova, ora in pensione, e Carlomaria Corradin, fotografo nato a Parma ma vissuto e cresciuto a Cittadella. A completare il gruppo Aladino Tognon, Onorina Todesco, Claudia Alexandru, Alberto Fiorin, Alberto La Greca, Gaetano Lunardon, Francesco Maroso, Giuseppe Marson, Gian Pietro Rigon, Antonio Toniolo, Egidio Torresan, Giovanni Vidale e Marzia Zuccolo.

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