Scende in campo la Kyenge «Insulti legati alla partita»

Ma lui riaccende la polemica via twitter: «Espulso se lascio per i buu? Inumano» Zeman: «È lui che attira le antipatie». Prandelli: «Il rispetto prima di tutto»
Italian forward of Ac Milan Mario Balotelli reacts against AS Roma supporters during Italian Serie A soccer match between Ac Milan and As Roma at Giuseppe Meazza stadium in Milan, 12 May 2013. ANSA/MATTEO BAZZI
Italian forward of Ac Milan Mario Balotelli reacts against AS Roma supporters during Italian Serie A soccer match between Ac Milan and As Roma at Giuseppe Meazza stadium in Milan, 12 May 2013. ANSA/MATTEO BAZZI

MILANO. Il caso Balotelli tiene ancora banco. L’ultimo episodio (i cori e gli insulti contro il giocatore rossonero domenica sera durante la partita a Siena e poi a Firenze, dove la squadra ha fatto tappa per rientrare a Milano) ha riaperto una ferita che da ormai troppo tempo fa sanguinare il calcio di casa nostra e non solo: la discriminazione razziale usata come arma (leggi insulto) contro gli avversari. La Digos della città gigliata ha aperto un’inchiesta, ma nel frattempo anche il ministro per l’integrazione Cecile Kyenge è scesa in campo. «Non è scontato che i cori contro Mario Balotelli siano dettati da razzismo», ha sostenuto la Kyenge, che ne ha parlato a margine della sua visita al Salone del Libro di Torino. «Il razzismo è un tema che va sicuramente affrontato, ma credo che qua bisogna anche vedere in quale momento siano stati fatti questi cori. Bisogna anche ricondurre tutto ai risultati della partita e credo che a volte bisogna essere molto lucidi per capire quando si parla di razzismo, quando si parla di sport, di una sconfitta o di altri tipi di motivazione che spingono le persone». Anche Zdenek Zeman crede poco nel lagame tra insulti e razzismo: «Magari non è bello, si potrebbe fare diversamente o fischiare, come si fischia gente normale. Chi fa questi gesti è gente sciocca, che si scarica così, però ripeto che per me non è razzismo, è sciocchezza. Certa gente non sa neanche cosa sia il razzismo». Balotelli, comunque, è intenzionato a proseguire la sua battaglia. Con un tweet, ieri, ha risposto al designatore Nicchi che aveva sottolineato che chi esce dal campo volontariamente per i “buu” deve considerarsi espulso. «Questa legge che per i buu razzisti se lascio il campo lascio la mia squadra in 10... Rivedete questo regolamento per favore, è molto inumano!», ha scritto Balo sul social network. Pensiero raccolto dall’ex arbitro Pierluigi Collina, ora designatore Uefa che ha indirettamente smentito il collega: «Chi abbandona il campo per razzismo senza avvertire l’arbitro lascia i suoi in 10? Se accade, un giocatore non può considerarsi espulso. Su questo punto credo ci sia stato un malinteso», ha spiegato Collina usando tutta la diplomazia di cui è capace.

Il caso comunque non si sgonfia. E sulla questione razzismo ieri ha detto la sua anche il ct azzurro Cesare Prandelli che a Zeman, che era intervenuto sulla questione dicendo che è un po’ Balotelli con i suoi atteggiamenti ad attirare le antipatie dei tifosi, ha replicato con una metafora: «Ho sentito l’altra sera un tassista che sentendo l’ultima notizia di violenza sulle donne, ha detto: “Ma sì, in fin dei conti tante se le vanno a cercare”. Ma che stiamo dicendo? Qui bisogna avere prima di tutto il rispetto per la persona, intesa come essere umano e poi saranno solo loro che hanno vissuto sulla loro pelle l’adolescenza, certe situazioni, che possono parlare e giudicare».

Nel frattempo, la Curva Sud dell’Olimpico di Roma dovrà restare chiusa per un turno di campionato che coinciderà con la prima partita in casa dei giallorossi nella prossima stagione. Il provvedimento ( preso dal giudice sportivo per i cori razzisti contro Balotelli) non influirà in alcun modo sulla finale di Coppa Italia con la Lazio. Non è una novità la chiusura di un solo settore dello stadio: il primo caso si verificò a ottobre del 2007 quando il giudice sportivo decise di chiudere per un turno (contro il Genoa) il secondo anello della curva Nord di San Siro a causa di striscioni esposti durante Inter-Napoli.

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