La palla rotola verso il Garda Verona capitale del Veneto

VENEZIA. Verona capitale, Bentegodi illuminato come l’Arena, lacrime di delusione a Vicenza, di delusione mista a rabbia a Padova. E mentre Treviso ritornanell’inferno della serie D la geografia del calcio veneto si lascia trasportare verso ovest dal nuovo vento. L’etichetta del florido Nord-Est non vale più nemmeno per il calcio. Per fotografare il panorama di questi ultimi giorni l’uomo giusto è Gianfranco Bellotto, uno che ha masticato piazze e categorie e che conosce il calcio nostrano meglio di quanto tu sappia quanti soldi adesso hai in tasca. «Da una a due squadre in serie A, dunque la nostra regione fa un passo avanti» spiega il tecnico di Camposampiero, «e questo è un dato importante. Verona raccoglie i frutti di un lavoro iniziato da qualche anno, società e tecnico sono stati bravi nel costruire prima e gestire poi. La casualità può esserci a volte nelle sconfitte, ma mai nelle grandi vittorie». Anche se poi avere un uomo come Cacia... «Il singolo è il qualcosa in più, fa classifica quando vinci. Ma deve esserci dietro un apparato perfetto. Io ci sono andato vicino, quand’ero a Treviso, con Toni e Beghetto». Tutti a vedere il derby, nel prossimo campionato. «Ecco il bello, avere una stracittadina avvicina la città di Verona alle grandi piazze come Milano, Genova, Torino e Roma. E il Verona ha un pubblico che non può stare in B».
E poi il Chievo. «Chievo in A e Cittadella in B sono due realtà assimilabili» riprende Bellotto, «nelle quali parlare di miracolo può essere vero ma forse riduce i meriti di chi lavora. Se hai gente capace, lungimirante, con la giusta umiltà e con idee chiare, fare risultato diventa una conseguenza logica, più che un miracolo. Chievo e Cittadella insegnano a molti, in tutta Italia». Delusioni diverse a Vicenza e Padova, ma pur sempre delusioni. «Vicenza retrocede per la terza volta in pochi anni, vuol dire che gli errori del recente passato non sono serviti da lezione. La società deve fare il mea culpa, anche perché in B almeno sette-otto squadre erano inferiori al Vicenza. Il Padova? Delusione grandissima. Poteva essere l’anno buono, e invece solo soldi buttati via. È la società dei proclami, vinciamo qua, vinciamo là, nel calcio bisogna lavorare tanto e parlare il meno possibile. Nelle questioni tecniche non entro».
Treviso e Portogruaro in difficoltà, mentre Venezia e Bassano fanno i playoff per la Prima Divisione. «Peccato che ne passerà una sola. Sono due società che hanno superato una fase critica negli anni scorsi, hanno saputo voltare pagina, ritrovando serenità. Il mio cuore è sempre molto legato al Venezia, vorrei rivederlo presto ai vertici». E la novità Delta Porto Tolle? «Neopromossa in Seconda, ha entusiasmo, può diventare un polo calcistico della zona visto che il Rovigo è sceso. Non conosco la situazione, magari potrebbe fare come il Cittadella...».
Insomma, se non lo scudetto, diamo una bandiera verde speranza al calcio veneto? «Dobbiamo migliorare, ma non mi riferisco ai risultati. Invasioni di campo, episodi di razzismo, gradinate deserte, nei nostri stadi questi problemi ci sono ancora e tutti noi dobbiamo crescere in cultura sportiva. Se ci riusciremo, sarà il nostro scudetto».
E una panchina per Bellotto? «Sono qui, con voglia ed entusiasmo. Ma non ho sponsor né agenti. Oggi non sono i soldi a muovermi, vorrei un club con idee e prospettive future, ma ce ne sono sempre meno. Aspetto la proposta giusta».
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