Gli azzurrini a un passo dal sogno

Ore 18: sfida alla Spagna. Duello infinito e col pronostico avverso ma con tanta voglia di stupire
Di Alessandro Taraschi
Lorenzo Insigne of Italy in action during the UEFA Under 21 European Championship match between Israel and Italy at Bloomfield Stadium in Tel Aviv, Israel, 08 June 2013. ANSA/ABIR SULTAN
Lorenzo Insigne of Italy in action during the UEFA Under 21 European Championship match between Israel and Italy at Bloomfield Stadium in Tel Aviv, Israel, 08 June 2013. ANSA/ABIR SULTAN

«Ancora tu. Non mi sorprende lo sai. Ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?» Il trono d’Europa è ancora una questione tra Italia e Spagna. Non ci sono Balotelli e Iniesta, né Pirlo e Xavi, ma a poco meno di dodici mesi dalla finale di Kiev dello scorso anno azzurri e furie rosse si ritrovano faccia a faccia in finale. Verratti contro Thiago Alcantara, Insigne contro Isco. In palio a Gerusalemme il titolo under 21 tra le due superpotenze del calcio giovanile continentale (ore 18, diretta su Rai1). Cinque gli Europei nella bacheca azzurra, tre in quella roja. Primi e secondi nell’albo d’oro, con i giovani iberici in grande ascesa e campioni in carica. Come i “fratelli maggiori” Casillas, Fabregas e Piquet, bicampioni d’Europa e numeri uno del mondo. Ma è sulle strade del Continente che per due volte negli ultimi nove anni si sono incrociati i destini azzurri e iberici. Dalla tiratissima sfida degli Europei 2008, quella sconfitta ai rigori nei quarti che diede il via all’epopea spagnola, al 4-0 patito dall’Italia di Cesare Prandelli in finale quattro anni dopo. Una maggiore consapevolezza dei propri mezzi, rafforzata dalla doppietta Europei-Mondiali ha reso le furie rosse uno schiacciasassi. Le parole di Lucio Battisti fanno al caso: di questi tempi non è una sorpresa dover fare i conti con la Spagna per salire in cima all’Europa del pallone.

Chissà invece che gli spagnoli non contassero davvero di «rivedere più» gli azzurri a livello under 21. Perché se si tratta di giovanili l’Italia ha saputo imporre la sua legge dal 1992 al 2004. Tre coppe consecutive (1992, 1994, 1996), prima di “prestare” lo scettro proprio alla Spagna (1998) e riprenderselo nel 2000 e nel 2004. Da allora per i giovani italiani farsi largo si è fatto più complicato, mentre in casa dei nostri rivali emergeva il modello cantera. L’inversione di rotta è un percorso faticoso. I primi passi sono stati mossi ma l’abisso che separa Italia e Spagna è ancora profondo. Nella Liga i ragazzi trovano spazio. Vengono lanciati anche nelle coppe europee. Non è così nei nostri club.

Per questo oggi gli azzurrini dovranno ribaltare un pronostico che li vede sfavoriti per vendicare Kiev, in questo eterno Italia-Spagna. Il percorso verso Gerusalemme delle due nazionali in ogni modo è stato simile: entrambe imbattute, entrambe con difese ermetiche: un solo gol subito in due (quello dell’Italia dalla Norvegia nell’ultimo match del girone). Anche la filosofia ha tratti comuni: imporre il proprio gioco e vincere divertendo, per quanto possibile. Rispetto alla semifinale contro gli oranje i ragazzi di Devis Mangia potranno contare su un più abbordabile duello fisico. Ma contro troveranno una squadra con una qualità tecnica che non ha paragoni. Per sopperire al divario di esperienza e malizia poi, occorrerà un’organizzazione ineccepibile, in cui inserire i guizzi dei vari Insigne, Verratti, Borini, Gabbiadini, Saponara. I giocatori di classe non fanno difetto nemmeno agli azzurrini. Anche spirito e cuore per affrontare la sfida ci sono. Non credete di non rivederli più.

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