Anche Re Michel incorona Pirlo

Re Michel non ha più la maglia che copre i pantaloncini, è diventato il presidente della federazione europea. A volte fa discutere (quando fa da argine alla tecnologia nel calcio), altre è decisamente più saggio, magari quando parla di fair-play finanziario, anche se gli emiri del calcio, da Manchester a Parigi, finora sono riusciti a metterlo nel sacco, con tutto l’esercito di consulenti al soldo dell’Uefa. Così le migliori “giocate” di Platini sono sempre quelle sul pallone, dove l’occhio è sempre clinico: «Pirlo? È un grandissimo». In Israele per la finale del campionato Under 21, seduto accanto al presidente federale Abete, il numero uno del calcio europeo guarda volentieri alla Confederations Cup che si sta giocando dall’altra parte dell’oceano, sotto l’egida del “nemico” Blatter, con il quale condivide poche opinioni comuni.
Lui, l’elvetico Sepp, gran capo della Fifa, riuscì anche a evitare la premiazione del Mondiale 2006, pur di non stringere la mano a un italiano felice. Platini, invece, non disdegna le “puntate” nel nostro paese, anche sul nostro campionato: «La Juventus? È stata quella che ha messo più in difficoltà il Bayern». E poi l’Europeo Under 21, con Isco che ha alzato il trofeo e Insigne che è arrivato in finale. Sono due giocatori che accendono la fantasia: «È difficile dire a chi assomigliano: sono già adesso due grandi giocatori e, ricorrendo a una frase che mi ripetevano ai miei tempi quelli più anziani di me, posso rispondere: lo diremo a fine carriera se sono stati due campioni».
Già, i campioni, come Pirlo: «È un grandissimo ma ha una sfortunata – racconta Platini –: solo chi segna a resta nella testa delle persone. Quindi ti ricordi magari più di Del Piero che di Pirlo. Eppure giocatori come lui sono eccezionali, danno valore aggiunto, quindi tanto di cappello ad Andrea, anche se la tv mostra sempre le immagini di chi segna e questo resta impresso nella mente della gente».
Davanti a Le Roi Michel il futuro del calcio continentale, la Spagna che si conferma ai vertici anche tra i giovani e l’Italia che tenta di scalare le posizioni per ritornare a essere dominate, anche se i ventenni le nostre società proprio non riescono a metterli in campo da titolari, così è l’esperienza quella che manca: «Non chiedetemi delle misure per farli giocare: le responsabilità devono essere tutte delle società, anche se sottolineo che è importante per tutto il movimento europeo non perdere per strada i nostri giovani».
E la finalissima? «La Spagna era la favorita, l’Italia non aveva nulla da perdere e ci ha provato. Ma se devo fare dei complimenti li faccio all’organizzazione di questo Europeo in Israele. È stato un torneo molto ben organizzato, con un eccellente livello dei giocatori e con una grande partecipazione di gente. Questo è il football che mi piace». Quello che non piace a Platini è il calcio del debiti e delle spese folli: «Il fair-play finanziario è necessario e così bisogna continuare», risponde Re Michel a un giornalista spagnolo che gli parla del caso Malaga, sull’orlo delle esclusione dalle coppe per colpa dei debiti. Non per nulla il gioiellino Isco è già sul mercato, avviato verso il City.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








