Varnier, un gol dedicato alla famiglia
Il 19enne difensore del Cittadella è andato segno contro la Salernitana: «Lo cercavo da tempo, papà me l’aveva predetto»
CITTADELLA. L’ha cercato spesso questo gol, il primo tra i “prof”. «E, finalmente, è arrivato. Lo stavo inseguendo da un po’ di partite. In altre giornate me “lo sentivo di più”, anche se papà Maurizio prima della gara me l’aveva predetto: oggi, se giochi, segni. Io gli ho risposto: no, oggi non credo. E invece è venuto ed è stata una bella sorpresa. Lo dedico alla mia famiglia, papà e mamma Alessandra erano in tribuna». Parole di Marco Varnier, che difficilmente scorderà la vittoria colta dal Cittadella sulla Salernitana.
Ieri la squadra di Venturato ha beneficiato di un giorno di riposo, prima di tornare in campo a preparare la gara di Coppa Italia di domani a Ferrara, in casa della Spal. E così Marco ha potuto godersi in pace un momento cruciale della carriera.
In realtà voi difensori tentate spesso gli inserimenti sulle palle ferme.
«Proviamo a far valere i nostri centimetri. In altre partite avevo cercato la sponda per un compagno, ma lì potevo concludere direttamente in porta».
Sulle ali dell’entusiasmo nella ripresa ci ha provato persino con un tiro da fuori…
«Peccato che non avessi il pallone pronto sul destro. Era una fase della partita in cui dovevamo spingere e così ho cercato il
jolly
, mandando la sfera alta di poco».
Dietro alla doppia affermazione su Palermo e Salernitana c’è anche una ritrovata compattezza difensiva.
«Siamo stati solidi perché siamo rimasti sempre molto corti. La sconfitta con il Parma ci ha fatto male, dopo quel k.o. abbiamo lavorato bene, insistendo soprattutto su due aspetti: l’atteggiamento da tenere in campo e il gioco palla a terra. Credo si sia visto un Citta aggressivo: la Salernitana lasciava pochi spazi e noi abbiamo cercato di vincere più seconde palle possibili, tenendola lì. E poi è emersa una certa personalità: dovevamo tornare a rischiare un po’ di più la giocata rispetto alle giornate precedenti».
Torniamo a focalizzarci sulla difesa. Guai a montarsi la testa, ma assieme a Scaglia costituite una coppia di centrali che poche altre squadre vantano.
«Mi trovo bene con tutti, ma è ovvio che, avendo giocato più partite con Scaglia, con lui ci sia maggiore intesa. “Pippo” parla un po’ di più degli altri, fa valere la sua
leadership
».
In passato, a volte la vedevamo poco “cattivo” negli interventi. Un difetto che sta scomparendo.
«Partita dopo partita aumenta l’esperienza e s’impara a leggere meglio certe situazioni. Io cerco spesso l’anticipo perché so di non essere velocissimo e quindi non voglio permettere all’attaccante di andare in profondità. E poi l’anticipo è molto importante per il nostro sistema di gioco, che prevede l’aggressione all’avversario quando c’è la transizione negativa». E quanto Marco si applichi - e quanto lavoro ci sia dietro al modo di stare in campo dei granata - si vede anche dalla proprietà di linguaggio. Non è così banale che un 19enne parli di “transizione negativa”, formula con cui s’intende l’arco di tempo che intercorre tra la fase di possesso palla e quella di non possesso. Piccoli campioni crescono, studiando.
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