Il velocista Tortu in visita a Padova «Sognavo le Olimpiadi già da bambino»

Il ragazzo più veloce d’Italia ha l’aria serena e un cuore grande così.
Filippo Tortu è arrivato a Padova ieri, nelle vesti di testimonial di Team for Children, l’associazione che dedica il suo impegno a favore del reparto di Oncoematologia Pediatrica di Padova.
«Ma più che un testimonial mi sento uno dei volontari pronti ad aiutare», ha detto ricevendo la targa con cui l’assessore allo sport Diego Bonavina l’ha omaggiato a Palazzo Moroni. Poche ore prima il primatista nazionale dei 100 metri - unico italiano sceso sotto al muro dei 10”, fermando il cronometro a 9”99 - aveva visitato privatamente gli adolescenti ricoverati, accompagnato dalla presidente della onlus Chiara Girello Azzena. «Da qualche anno collaboro con questa bellissima realtà», racconta lo sprinter ventunenne. «Far parte di questo progetto per me è un onore e mi sento orgoglioso di poter in qualche modo contribuire alla sua crescita. Tornare in reparto è una grande emozione per me e spero con la mia presenza di riuscire a portare un sorriso».
In loro onore l’abbiamo vista indossare la t-shirt che i ragazzi le hanno regalato, con la scritta “Stranger Teens”, che riprende simpaticamente i caratteri della serie tv Stranger Things. Lei però nelle interviste ripete spesso di sentirsi un ragazzo come tutti gli altri. Ma i ragazzi normali non sono presenti così spesso negli spot in tivù.
«A me piace vivere l’atletica e la vita da ragazzo normale, sì. E credo che nello sport si possano ottenere risultati importanti continuando a viverlo come una gioia. Sono contento di essere fermato per strada, ma cerco di mantenere una certa spensieratezza in quello che faccio. E poi, forse è vero che ho meno tempo di altri ragazzi della mia età per gli svaghi, ma penso che chi studia e contemporaneamente lavora abbia giornate anche più dense delle mie. Quando posso esco con gli amici del liceo, seguo il calcio, tifando per la Juve, e il basket, tifando per Sassari, viste le mie origini sarde. E seguo economia alla Luiss grazie a una borsa di studio che mi consente di conciliare la carriera sportiva e quella universitaria».
L’assessore Bonavina l’ha invitata ufficialmente a gareggiare per la prima volta al Meeting internazionale “Città di Padova”, in cartellone il prossimo 7 luglio allo stadio Colbachini.
«È un invito che raccolgo con piacere, perché parliamo di un evento storico per l’atletica italiana. Ovviamente prima di dire sì dovrò programmare bene la stagione e valutare quali gare saranno più indicate per portarmi al top della condizione ai Giochi di Tokyo 2020».
A proposito di Padova: nella scorsa edizione su quella pista Marcell Jacobs ha avvicinato il suo record. Come sono i rapporti fra voi?
«Con lui c’è la rivalità che esiste naturalmente fra sportivi, ma siamo amici da parecchio tempo e ottimi compagni di nazionale. Dopo la trasferta in Giappone della scorsa stagione siamo ancora più uniti. Per certi versi ci stimoliamo a vicenda».
Alle spalle ci sono i Mondiali di Doha, che lei ha chiuso al settimo posto, unico bianco fra gli 8 finalisti. Un risultato eccezionale, tanto più se si considerano gli infortuni che hanno caratterizzato le settimane precedenti.
«Ma non c’è nessun rammarico per come è andata, anzi. Con la staffetta non siamo approdati alla finale ma abbiamo migliorato il record italiano. E del mio settimo posto individuale non posso che essere soddisfatto, perché nessuno avrebbe immaginato un piazzamento del genere in quelle condizioni. Ma dalla sera stessa ho iniziato a pensare a Tokyo: sono 4 anni che sto preparando la gara del 1° agosto 2020. Sogno le Olimpiadi da quando ero bambino».
Nel Paese di Mennea, considerando la sua fase lanciata, c’è chi dice che la sua vera gara potrebbero essere i 200.
«In questo momento mi sento più portato per i 100, nei 200 ci vuole più esperienza. Però… mai dire mai. Anche perché confesso che sto già guardando a Parigi 2024, quella che probabilmente sarà l’Olimpiade in cui potrò giocare al meglio le mie carte. Pure nei 200». —
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