«A Cittadella ti senti un allenatore vero»

Claudio Foscarini e un amore infinito. «Mamma Ines è felice»
Di Federico Franchin
STELLA CITTADELLA-MODENA STADIO TOMBOLATO FOSCARINI STELLA
STELLA CITTADELLA-MODENA STADIO TOMBOLATO FOSCARINI STELLA

CITTADELLA. Claudio Foscarini, il prossimo sarà l’ottavo anno consecutivo alla guida dei granata. Cosa rappresenta per lei il Cittadella?

«È come far parte di una famiglia. Otto anni con la stessa società sono tanti. Conosci vita, morte e miracoli del club e delle persone».

Perché questa società è così speciale?

«Qui puoi lavorare e fare calcio e questo per un allenatore non è poco. A parte altre due-tre società (penso al Chievo o al Sassuolo), non ne vedo altre simili in giro. A Cittadella puoi spendere energie esclusivamente nella preparazione della partita, della settimana. In tutte le altre piazze devi invece sperperarne nei rapporti con sponsor, procuratori, dirigenti. Devi poi gestire i tifosi, i media. A Cittadella fai l’allenatore con la “A” maiuscola e questo dovrebbe accadere in tutte le società di calcio».

A cosa pensa durante i 15 giorni di riflessione che si prende ogni anno?

«A nulla. Ciò che m’interessa è proprio di non pensare al calcio. Voglio occuparmi di altre cose, così, quando arrivo agli incontri con la società, ho la mente sgombra per poter ritrovare le componenti essenziali per andare avanti, che sono motivazione, curiosità e voglia di provare sensazioni nuove».

Quindi, decide solo se sente sue queste prerogative?

«Sì, devo sentire queste cose quando incontro la società. Quel giorno che non avvertirò più entusiasmo, andrò via. Le stesse sensazioni le devo percepire all’interno del mio staff tecnico».

Cosa rappresentano i Gabrielli per lei?

«Con loro ho un rapporto privilegiato, di stima e fiducia, basato sulla parola».

E con il d.g. Marchetti?

«Stefano è un amico. Al sabato, dopo ogni partita, ci lasciamo. Ognuno torna dalla sua famiglia. Ci ritroviamo al lunedì per la riunione tecnica e nel 99% dei casi pensiamo e vogliamo dire le stesse cose. Vediamo il calcio alla stessa maniera, con gli stessi valori e concetti».

Ha ricevuto offerte?

«Qualche squadra si è interessata a Foscarini. Vuol dire che si è apprezzato il lavoro fatto».

Si è parlato di costruire un Cittadella intrigante, che ottenga i risultati attraverso il bel gioco…

«Sono discorsi fatti con la proprietà. Si lavora sempre in questa direzione. Nell’ultima stagione c’è stato qualche alto e basso di troppo. Si deve sempre provare a fare qualcosa anche di diverso».

Vedremo un Citta con moduli diversi?

«Quando parlo di calcio, l’ultima cosa che tengo in considerazione è il modulo. L’importante è che la squadra conosca certi princìpi di gioco e abbia voglia di applicarli. Poi, se lo farà attraverso il 4-4-2, il 3-5-2 o il 4-3-3 come quest’anno, non conta».

C’è tanto da cambiare?

«No se teniamo presente che il cambio radicale è stato fatto lo scorso anno. La base c’è. Sì se qualche giocatore dà per scontate le cose, non ha voglia di migliorare e pensa di essere già da B».

Il mercato?

«Quelli che abbiamo in compartecipazione possono far bene e migliorare. Magari Branzani dovrà valutare se rimettersi in discussione qui o lavorare in un’altra realtà. Per quanto riguarda i rinnovi, sono tutti giocatori che possono rientrare nei piani».

Cordaz e Scardina?

«Credo possano migliorarsi e, se credono in questo, possono essere dei riferimenti importanti».

Non abbiamo mai parlato della moglie Giovanna: cosa ne pensa, da Bergamo, della sua scelta di rimanere al Citta?

«Sono fortunato. Mia moglie non è appassionata, quindi si deve solo assorbire l’umore post gara. In 20 anni è venuta a vedere solamente 2-3 partite. Con lei parlo di tutto, tranne che di calcio, e questo è positivo, perché così facendo riesci a staccare. Ha un rammarico enorme: dice che ha un marito sulla Milano-Venezia. Ci vediamo poco e un po’ il rapporto con lei e i figli Simone (18 anni) e Martina (14) mi manca».

E mamma Ines?

«È felice che rimanga al Cittadella. Ormai la conoscono in paese come la mamma dell’allenatore del Cittadella. Lei sì che è appassionata».

Vacanze?

«Non ho programmato niente. Voglio stare vicino ai figli: uno ha la maturità, l’altra farà l’animatrice. Qualche camminata per le valli orobiche me la farò. Ecco, per l’anno prossimo mi devo ripromettere di fare maggiore attività fisica, ma avendo uno staff pigro sono poco stimolato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova