Banzato: «Il mio Padova sarà frizzante»

Lo stile: «Io delego ai manager, non sono De Laurentiis». Gli obiettivi: «Voglio crescita costante senza proclami». Il tecnico preferito: «Da sempre affascinato da Sacchi»

 

 

Govanni Armanini, Stefano Volpe

 

Il patron del Padova Alessandro Banzato - accompagnato dal responsabile delle relazioni esterne di Acciaierie Venete, Francesco Semino, è stato ospite venerdì della redazione del Mattino di Padova per un forum con i giornalisti. Una lunga chiacchierata sull'attualità e il futuro del club.

L'argomento più impellente riguarda la scelta del nuovo allenatore, quando arriverà la fumata bianca?

«L'idea è di chiudere la questione entro la prima decade di giugno, per iniziare a lavorare sulla squadra. Ma la scelta non spetta a me, c'è un direttore sportivo che ha tutte le capacità per poter individuare il profilo giusto. Non sono un interventista alla De Laurentiis, e credo che lo spogliatoio sia sacro, io non ci vado mai. Sarebbe un segnale preoccupante per i tifosi se decidessi io, non avendo le competenze tecniche necessarie. Posso solo dire che mi piacerebbe un allenatore "frizzantino", capace di far divertire la gente con un gioco propositivo. Il mio tecnico ideale? Da simpatizzante milanista sono sempre rimasto affascinato da Sacchi».

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Successivamente andrà rinforzata la squadra sul mercato, adattandola alle richieste del nuovo tecnico e alle ambizioni della società. Quanti cambiamenti dobbiamo aspettarci?

«La figura del tecnico sarà adatta all'idea di gioco che abbiamo in mente, sulla base delle caratteristiche dei giocatori in orgnico. La squadra non può essere stravolta totalmente, ci saranno dei ritocchi, anche importanti, ma partendo da una base esistente. Vogliamo migliorare la rosa, ma ogni operazione deve essere ragionata all'interno di un percorso di crescita sostenibile».

Se parla di crescita non si può che strizzare l'occhio ai playoff, visto che il Padova ha chiuso l'ultima stagione al decimo posto. È l'obiettivo dichiarato?

«Io ho fatto una battuta, ovvero che il nostro obiettivo è quello di salvarsi con cinque giornate d'anticipo. Può sembrare prudente ma il campionato di Serie B dell'anno prossimo sarà estremamente complicato e stimolante, con tante squadre che si annunciano competitive. Una volta centrato questo traguardo vedremo cosa succederà. Vogliamo una crescita costante, senza sbandierare promesse».

La crescita passa da tanti aspetti: squadra, organigramma societario, infrastrutture. Partiamo dal primo punto: che strategie di mercato metterete in atto per aumentare il valore del parco giocatori?

«La società deve costruirsi un patrimonio, che non riguarda soltanto il centro sportivo o lo stadio ma anche il parco giocatori. Per un club come il nostro, investire in questa direzione diventa un vero e proprio obbligo. È un processo che richiede del tempo ma cercheremo di migliorare la rosa, guardando anche a profili giovani e di prospettiva. Questa è l'idea dello staff tecnico, anche se poi sappiamo tutti che il miglioramento e la crescita di valore di un giocatore passa sempre dalla prova del campo».

C'è poi l'assetto societario. Lei ha spesso definito l'organizzazione attuale come "ridotta all'osso". Come intende intervenire?

«La struttura del Padova è troppo snella, basta fare un confronto con le altre società che ambiscono a risultati importanti in Serie B per capirlo. Il rafforzamento dell'organigramma è fondamentale: se non sei strutturato, anche un'eventuale salto di categoria diventa difficile da gestire. Oggi non saremmo pronti per la A. Voglio che i ruoli siano coperti da persone competenti, esattamente come succede in azienda. Mi piace essere informato su tutto, ma rispetto rigorosamente i compiti di ciascuno: una volta concordata la linea, ogni responsabile deve portare avanti il suo settore senza interferenze».

Intanto una prima scelta l'ha già fatta, a costo di sembrare impopolare e anche in controtendenza con quella che è l'abitudine del mondo del calcio. Generalmente, quando si conclude un passaggio di proprietà, cambiano anche i ruoli chiave. Lei, invece, ha confermato sia il responsabile dell'area tecnica Massimiliano Mirabelli che l'amministratore delegato Alessandra Bianchi. Come è arrivato a questa decisione?

«Nel calcio contano i fatti. Negli ultimi due anni, in condizioni non semplici visto la scelta legittima della precedente proprietà di ridurre le risorse a disposizione, il direttore sportivo ha centrato due grandi obiettivi come la promozione e la salvezza. Ma non solo. A mio modo di vedere ha gestito molto bene anche il momento di crisi capitato in questa stagione, quando ha scelto di cambiare allenatore. Una decisione presa a malincuore, visto che tutti eravamo legati ad Andreoletti, ma che si è rivelata necessaria. Certo, una retrocessione ci avrebbe portato a qualche altra riflessione, ma in questo momento sostituire il direttore sarebbe stato un errore. Lo stesso vale per l'amministratore delegato Alessandra Bianchi: ha gestito la società quando bisognava "tirare la cinghia" e lo ha fatto bene. Siamo tutti sempre sotto esame in base ai risultati, ma la continuità gestionale è un valore».

Un'altra mossa compiuta nei giorni scorsi è stata quella di iniziare il dialogo con il comune per prendere in gestione completa lo stadio Euganeo. Che progetti avete?

«Siamo ancora agli albori di questo percorso, c'è stato uno scambio di lettere in cui noi abbiamo manifestato la nostra intenzione e il Comune ha dato la sua disponibilità al dialogo. Un metodo percorribile è quello dell'accordo con il Comune per la cessione o la gestione per 99 anni, come fatto dall'Udinese, una società che rappresenta un modello per noi. Un club moderno non può prescindere dall'avere uno stadio funzionale e con la nuova curva abbiamo già notato un cambio di passo. La costruzione di una curva speculare sull'altro lato, renderebbe l'aspetto dell'Euganeo diverso. Poi so che esiste un progetto che prevede l'avvicinamento delle gradinate ma non l'ho ancora visto nel dettaglio. Siamo ancora agli albori, ma è un ambito che vogliamo approfondire. Per quanto riguarda la prossima stagione costruiremo sette skybox in tribuna Ovest. Non è solo un'operazione commerciale, ma anche estetica: vogliamo che lo stadio diventi un momento di aggregazione per le aziende del territorio, ma miglioreremo l'accoglienza per tutti i tifosi».

Infine, quanto è cambiato il suo modo di vivere le partite da quando è diventato l'azionista di maggioranza della sua squadra del cuore?

«Sì, la percezione è cambiata. Non posso più permettermi certi comportamenti da tifoso "caldo" che avevo in passato. Se prima capitava di alzarmi in piedi e mandare a quel paese l'arbitro, ora non mi sento più di farlo. Resto un grande tifoso, è fuori discussione, ma il mio ruolo mi impone di comportarmi in modo diverso».

 

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