Album Panini, ma Pizzaballa non era così difficile...

PADOVA. I campioni in Italia scarseggiano? Niente paura, le Figurine Panini ripartono dai giovani. La 54esima edizione dell’album Calciatori 2014-2015 è quest’anno dedicata a 20 talenti under 24 della serie A. L’album sarà dato in regalo martedì 13 in edicola acquistando una copia del nostro giornale. In tutto 128 pagine per 782 figurine (di cui 656 di carta e 126 in materiali o lavorazioni speciali) su giocatori e squadre di serie A, B, Primavera, Lega Pro, serie D e serie A femminile. L’album è talmente aggiornato che Podolski, Gabbiadini e Cerci vestono già le rispettive maglie di Inter, Napoli e Milan. Un’altra novità riguarda proprio le figurine: sul retro hanno stampato centinaia di appassionanti quiz sulle squadre di serie A e anche sull’album sono stampate delle domande, la cui risposta è rappresentata da una figurina. Per la prima volta, inoltre, a tutte le maglie ufficiali di serie A è dedicata una figurina speciale.
Il racconto dell'Album Panini. Il problema più grande è stato quello di smettere. Difficile, quasi impossibile. Eppure le Figurine Panini – quelle che ci hanno fatto provare il sottile piacere, l'emozione, quasi il brivido, sì, insomma, la libidine di aprire la bustina e tirar fuori uno scudetto che ti manca o la foto del giocatore che ti fa completare la squadra – sono anche quelle che ci hanno messo di fronte al primo grande problema della vita. Quando smettere, appunto. Tutto facile da piccoli, prime figurine in regalo con la calza della Befana, determinante complicità del papà, sviluppo della furbizia attraverso gli scambi. Ci siamo passati tutti, fin dall'inizio. Anni 60 alla grande, Anni 70 al galoppo, tra i propositi di inizio anno poi cominciava ad arrivare “faccio questa e poi basta”.
Mogol-Battisti. Due nomi, due facce, ma non era una figurina di SerieB. Il dilemma alle soglie del liceo era: posso ancora girare con pacchi di figurine in tasca, inventare che Amarildo è difficile e scambiarlo con Cappellini o con Peirò è un affare? Altri compagni di scuola, ex compagni di scambi, stanno già marcando a uomo le ragazze inchiodandole al mattone sulle note di Mogol-Battisti? Mi prendono per il culo se ti offro Adelmo Paris per Longobucco? Ognuno dia – ripensi – la sua risposta. Se ne volete una a caso, avanti con gli scudetti, bustine da acquistare in una edicola diversa dalla solita, magari con cappello e sciarpa, quasi una fortuna o un alibi avere un fratello più piccolo. Battisti può aspettare, il calcio non gli piace. Cresciuta la barba, altra idea geniale: non abbiamo più l'età per gli scambi fuori di scuola? Bene, si compra la raccolta completa, te la spediscono a casa dopo Pasqua, con le figurine tutte da attaccare. Cominci alla sera e alle sette del mattino - occhi come calamari e polpastrelli insensibili - stai per attaccare l'ultimo scudetto autoadesivo, magari la coppia Acireale-Ancona e anche la Serie C è completa. Non basta? Vediamo tra voi che state leggendo c'è qualcuno che appena presa la patente ha fatto, con amici, una casuale gita a Modena, destinazione viale Emilio Po, la nostra vera casa del piacere.
Leggende metropolitane. Chi sta scrivendo, conserva a casa tutti gli album, naturalmente. Fin dal primo, copertina gialla, immagine di Liedholm, prezzo lire 30. Bello gonfio, carta e colla Coccoina, ma messo ogni sera ad appiattirsi sotto un volume di enciclopedia. Demoliamo la prima leggenda metropolitana: Pizzaballa non era difficile. Qualche sfigato ha inventato la storia e il gregge si è accodato. Mai stato difficile, neanche quando era riserva di Zaccaria Cometti all'Atalanta. Trovabile. In una delle prime raccolte la rarità era Idilio Cei, portiere della Lazio, in un'altra un giovanissimo Ciccio Cordova con la maglia del Brescia e una improponibile pettinatura con riga in mezzo, in un'altra annata un Carrera (Spal?), ma i ricordi accavallati tolgono sicurezza.
Fiasco cellina. Una idea i mitici Fratelli l'hanno cannata di brutto: la cellina biadesiva. Che roba era? La fase di passaggio tra la colla e la figurina autoadesiva. Anni 70, la trovi nelle bustine, sembra uno scudetto, ma è un triangolo di carta da attaccare sullo spazio della figurina e poi attaccarci la figurina sopra, essendo adesiva da tutte e due le parti. Un fiasco. Dopo un paio di settimane la figurina cadeva da sola e l'adesivo perdeva potere. Allarme. Fino a quel momento l'unico dilemma era arrivato dalle “valide”, figurine-premio marchiate sul retro, un punto, e con 100 ti mandavano il pallone a casa. Chi ha fatto le raccolte “Animali”, “Uomini illustri” e “Italia Patria nostra” ricorda anche le bisvalide. Ma se ti mancava, la attaccavi lo stesso, altro che pallone.
Noi a Chioggia. Parentesi un po' personale, se permettete. Il celo-celo-manca, oggi addirittura hastag, parola d'ordine per entrare nella piazza comune, in realtà era una roba da fighetti. I fioi ciosoti negli Anni Settanta avevano le tasche sformate dalle cartine. Sì, cartine e nessun altro nome. Non si usava “stampini” come a Mestre e a Venezia, e il termine tronco “figu” fa tuttora inorridire. Con il pollice più veloce del bancario che contava la carte da mille, era una sequenza di “laò-laò-laò-lamemanche” con seconda “a” naturalmente allungata. Scambi in calle e ai Salesiani, già in cortile della scuola si stava più attenti. “Astu cartine?” veniva detto a bassa voce, lontano da occhi di maestre e bidelle. Da veri spacciatori di scudetti. Noi della Tombola compravamo dall'Ariosto (nome dell'edicolante) finchè arrivava il beneinformato a dire che “dal Caraceni ghe gera 'na butà de cartine dificili” e allora via tutti a Sant'Andrea. Caccia ai campioni, ma che soddisfazione trovare la cartina dei nostri concittadini, Mario Ardizzon, Ubaldo Spanio, nella prima raccolta 61-62 c'era anche il Grande Torino con i fratelli Ballarin, morti solo 12 anni prima, ma nella leggenda da sempre. E nel '74 caccia alla cartina di Franco Cerilli con la maglia dell'Inter. Venezia e Padova erano prima in A e poi in B, quindi in Serie C dove con scudetto più squadra spuntava anche l'Union ClodiaSottomarina. Una chicca? Ricordate Giovanni Bubacco, lo storico portiere del Venezia? Ora abita a Belluno, sempre in forma. Può capitare di incontrarlo a volte a Venezia, o spesso allo stadio di Belluno: fatevi mostrare il portafoglio e spunterà tra le foto dei familiari l'immancabile “sua” figurina, con la maglia nera e bordi verdi del portiere del Venezia, quell'anno in concorrenza con Vincenzi.
Fedeltà. La verità è che non abbiamo mai smesso e un albun ce lo portiamo a casa anche stavolta. In redazione fino a qualche anno fa si faceva la raccolta collettiva, contributo libero, serviva per l'archivio, dicevamo. Un po’ di imbarazzo dall'edicolante, vai tu, no vai tu, e così almeno ufficialmente l'iniziativa è svanita. Ma sappiate che ci sono ancora parecchi colleghi ad avere nel cassetto le figurine di Lalas o Vlaovic, Pedro Mariani o Recoba, o Nanu Galderisi e Pippo Maniero in caricatura. Anche la figurina di Tuta, ma questa è un'altra storia. Con la Panini abbiamo imparato a leggere, siamo cresciuti, la usiamo per lavoro. Quasi quasi un blitz a Modena, navigatore puntato su viale Emilio Po, lo organizziamo di nuovo. Qualcuno è autoadesivo?
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