La Padova speciale della velocista britannica Amy Hunt: «Innamorata di questa città»
La spesa nelle Piazze, le preghiere al Santo, i dipinti di Giotto: «Qui sono rinata, credo fosse destino arrivassi a Padova»

Ma quanto si sente padovana Amy Hunt, la regina britannica dell’atletica leggera? Di questi tempi non servono tanti giri di parole per spiegarlo. Bastano una storia Instagram, una foto, il ritornello di una canzone.
Martedì 1 settembre, appena rientrata dagli ultimi impegni agonistici, la velocista ha pubblicato sul suo profilo un’immagine che raffigura alcuni luoghi iconici di Padova, accompagnata dalla scritta “I’m back” con in sottofondo una canzone di Mina. Più chiaro di così.
Tre anni a Padova
Magari il prossimo passo sarà canticchiare le note di Umberto Marcato sulla nostalgia che si prova lontano da Padova, perché dopo tre anni Amy è innamorata pazza della sua città adottiva.
Certo, chi non lo sarebbe se potesse godere di un appartamento con vista privilegiata sulla facciata della Basilica del Santo? Ed è stato proprio da lì che l’atleta ha cominciato la sua rinascita personale, prima ancora che sportiva. «Amo moltissimo Padova, ci vivo da tre anni nella zona del Santo», racconta con gli occhi pieni di gioia e anche un pizzico di commozione. «Visito la Basilica ogni settimana, faccio la spesa nelle Piazze e mi sento parte attiva della comunità. Questa città mi ha accolto e salvato in un momento in cui mi sentivo profondamente persa».
Il post Covid e la rinascita
Il periodo a cui si riferisce Amy è quello immediatamente post Covid, che per la giovane sprinter inglese è coinciso con tanti infortuni, qualche problema di salute, la qualificazione sfumata alle Olimpiadi di Tokyo e la sensazione che tutto le stesse sfuggendo dalle mani: «Ricordo un pianto disperato con mio padre in cui ripetevo continuamente di sentirmi persa. È stato poco prima di trasferirmi qui per seguire il mio allenatore e ricominciare da capo. A guarirmi, giorno dopo giorno, è stato l’ambiente che ho trovato in questa città. Qui le persone sanno apprezzare il momento presente, ricordano che abbiamo una sola vita e non hanno sempre fretta. Bere un aperitivo, concedersi un pranzo lungo e godersi le piccole cose sono state e continuano a essere lezioni enormi per me. Questa città mi ha insegnato a rilassarmi e a essere felice. Sono orgogliosa di poterla chiamare “casa”».
Amy e la città
In attesa di sentirla parlare un po’ in dialetto («Per ora mi hanno insegnato soltanto parole che non posso ripetere», ride di gusto), come è la Padova quotidiana di Amy? Potremmo dividerla in tre. Si parte, ovviamente, dai campi d’allenamento.
Ne ha girati tanti, dal Colbachini allo stadio delle Terme di Abano, passando per il Palaindoor dell’Euganeo di inverno. «Abbiamo tantissime strutture diverse che ci permettono di spostarci continuamente e scegliere la pista ideale per il lavoro specifico che dobbiamo fare». E questo occupa gran parte della sua giornata. Allo sport Amy ha da sempre affiancato la passione per storia e letteratura, con tanto di laurea in Letteratura inglese conseguita a Cambridge.
L’amore per Shakespeare
Tra i sampietrini e i portici del centro è come se si sentisse immersa all’interno di un romanzo medievale: «Vivere in una città citata da così tanti scrittori celebri (fra cui Shakespeare) per me è davvero speciale. Adoro l’Orto Botanico e Palazzo della Ragione, mi capita spesso di entrare al Santo. Sono stata spesso agli Eremitani, gli affreschi di Giotto sono di una bellezza disarmante. Quando mi concedo questi momenti mi sento veramente grata per la vita che ho, credo fosse destino che arrivassi a Padova».
E poi, suvvia, stiamo parlando pur sempre di una ragazza di 24 anni che qualche momento di svago se lo può concedere. Ha già imparato a sorseggiare lo spritz («Ma solo nelle pause di stagione»).
Nell’enoteca da Severino, a due passi da casa, ha trovato un luogo del cuore e tante trattorie l’hanno già vista sorridente tra i propri tavoli: «Tra i ristoranti adoro Al Padovanino, l’Ex Foro e Nane della Giulia dove scrivono i menu a mano».
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