Ancora doping nel mondo del ciclismo

CAVARZERE. C’è di nuovo il sospetto del doping ad aleggare attorno a Riccardo Chiarini. Il biker di Crespino sul Lamone (Firenze), che corre per la squadra padovana di mountain bike Torpado Factory, è stato trovato positivo a un controllo antidoping, fuori competizione, effettuato lo scorso 7 maggio dalla Wada. Eritropoietina, Epo, per intenderci. Il farmaco dopante più comune nel mondo del ciclismo. L’antidoping stavolta è arrivato direttamente a casa sua, grazie alla localizzazione che lui stesso aveva inserito nel passaporto biologico Adams a fine 2013, quando ancora correva su strada e risultava iscritto al protocollo, perché tesserato con i professionisti della Androni Giocattoli Venezuela. Ricevuta la notifica della positività, il Torpado Factory Team lo ha subito sospeso in via cautelativa, in attesa dell’esito delle controanalisi, richieste dallo stesso Chiarini. «Il Torpado Factory Team», riporta una nota stampa, «completamente estraneo alla vicenda e colto di sorpresa da quanto accaduto, prende le distanze dall’atleta e attende l’esito delle controanalisi. Se queste ultime confermeranno la positività, il team licenzierà l’atleta e valuterà eventuali provvedimenti da assumere nelle sedi competenti».
Non è la prima volta che il trentenne fiorentino è implicato in un caso di doping: qualche anno fa, infatti, era finito al centro di un’indagine a causa di un’intercettazione telefonica di altri due indagati, che commentavano le sue performance sportive. In quella circostanza però la procura del Coni aveva chiesto l’archiviazione del procedimento a suo carico.
Mattia Rossetto
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