«Basta ghettizzazione i disabili vanno liberati»

PADOVA. Toccano il cuore, Assunta Legnante e Alvise De Vidi. Vederli salire sul palco delle Fiamme Oro accompagnati da uno degli applausi più calorosi e convinti della serata, fa venire il coccolone. Lei, un gigante di un metro e novanta, si contendeva i centimetri nel getto del peso con la nostrana Chiara Rosa. Una competizione alla pari, che le vedeva contrapposte, ma leali. Finché a un certo punto il vincitore senza appello è stato il terzo incomodo, un glaucoma che ha scaraventato la campionessa napoletana nel buio totale, privandola della vista. Lui, invece, seduto sulla sedia a rotelle, magrino che ci si domanda da dove tiri fuori tutta la forza per vincere medaglie su medaglie.
«È stata un’emozione bellissima arrivare alle Paralimpiadi di Londra», racconta lei con la sua voce dinoccolata. Lei, che l’hanno dovuta trascinare fuori dal tunnel di disperazione e poi ha vinto l’oro paralimpico con tanto di record mondiale.
«Lo sport insegna ai disabili che la vita non finisce lì. C’è posto per tutti, indipendentemente dalla tua disabilità, ce la puoi ancora fare», aggiunge la gigantessa «ma lo devi volere tu, non bisogna chiudersi in sé stessi. Io ho accettato di tornare ad allenarmi perché ho capito che dovevo solo affrontare le cose in modo diverso».
«Vorrei che tutti i disabili uscissero dalle loro case a fare sport», rilancia De Vidi «perché lo sport aiuta a crearsi una nuova dimensione. Per fortuna ci stiamo liberando dalla ghettizzazione: le mie prime paralimpiadi, a Seoul, erano molto approssimative ed eravamo in pochi. Londra ha fatto registrare il tutto esaurito». E ha portato al campione trevigiano, una volta maratoneta, un commovente argento nei 100 metri. Lui, che da ragazzino, come tanti, amava tuffarsi. Ma quel giorno a Caorle l’acqua non era così profonda come lui credeva.
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