Buon sangue non mente I due Ruzza in Nazionale

PADOVA. Questione di famiglia. Il padovano Federico Ruzza, 22 anni, seconda-terza linea delle Zebre, è l’unico vero volto nuovo pronto a partecipare al prossimo Sei Nazioni, che per l’Italia inizierà domenica 5 febbraio a Roma contro il Galles. Una convocazione sacrosanta la sua, perché in un paio di stagioni ha saputo ricavarsi uno spazio sempre più consistente nella franchigia di Parma che gioca in Celtic, convincendo il nuovo Ct azzurro O’Shea a dargli fiducia.
Se il biondo e prestante Federico - 198 cm. per 110 chili - riuscirà a scendere in campo in una delle cinque partite del torneo di rugby più antico del mondo, raggiungerà in maglia azzurra la sorella Valentina, di due anni più grande, che, oltre ad essere uno dei pilastri del Valsugana Padova bi-campione d’Italia, è da alcune stagioni un punto fermo della Nazionale femminile. Nel caso succedesse, i due diventerebbero la seconda coppia italiana fratello-sorella a giocare in Nazionale, dopo altri padovani doc come Matteo e Martina Barbini, raggiunti due anni fa pure dal fratellino Marco, terza linea del Benetton, anch’egli convocato per l'imminente Sei Nazioni.
Cresciuto al Cus Padova, dove ha giocato dai 6 ai 16 anni insieme alla sorella, passato al Valsugana e in seguito all'Accademia Federale in Serie A, Ruzza ha disputato una stagione in Eccellenza con Viadana prima di approdare tra i professionisti con le Zebre. Altezza, dinamicità e mani buone non gli sono mai mancate, e da quando gioca in Celtic ha messo su un fisico da supereroe. Nel suo palmares figurano anche un mondiale Under 20, nel 2014 in Nuova Zelanda.
Ti aspettavi la convocazione?
«Ci speravo, ma non me l’aspettavo», confessa Federico. «Quando è arrivata la mail di convocazione, ho provato un’emozione indescrivibile. Spero di poter giocare e dare il mio contributo all’Italia. Intanto va bene così: sarò l'unico elemento nuovo e potrò respirare l’atmosfera internazionale del Sei Nazioni. È uno stimolo fortissimo».
Quanto conta giocare in Celtic?
«È stato decisivo. Quest’anno ho avuto spazio e continuità. Due stagioni ad alto livello aiutano a crescere».
Preferisci giocare seconda o terza linea?
«Ultimamente ho giocato di più come terza, ma saper coprire due ruoli dà più opportunità di crescita e di carriera».
Da bambini, tu e Valentina pensavate alla Nazionale?
«Io assolutamente no. Ero alto ma molto magro. Fisicamente sono cresciuto dopo. Mia sorella, invece, è sempre stata molto forte e determinata ed ha iniziato presto con scudetti e convocazioni».
Cosa ti ha detto?
«È stata fra le prime a scrivermi. Sa cosa vuol dire giocare per la Nazionale e sarà la mia prima tifosa se scenderò in campo. Per i nostri genitori, Lorenzo e Sabrina, sarebbe una soddisfazione enorme».
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