Calcio: Venezia-Padova vietato ai tifosi della provincia euganea
Disposte misure restrittive per la partita di Serie B Venezia-Padova in programma allo stadio Penzo, sull'isola di Sant'Elena, a Venezia, martedì 17 marzo. I tifosi padovani ricorrono al Tar

Martedì 17 febbraio si giocherà il derby di Serie B tra Venezia e Padova allo stadio Penzo, ma la trasferta è vietata ai residenti della provincia di Padova. Era successo all’andata all’Euganeo, per i tifosi del Venezia, e ora si ripete al ritorno, come deciso dall’Osservatorio del Viminale.
Venerdì 13 marzo l’ufficialità.
Protestano i tifosi
La misura ha suscitato malcontento tra i supporter biancoscudati, che hanno già annunciato sui social l’intenzione di presentarsi comunque alla partita. Anche alcuni striscioni comparsi in curva al Penzo durante la gara casalinga contro la Reggiana ribadivano: «Non c'è derby senza rivali: basta divieti».
La Digos effettuerà controlli alla partenza dalla stazione ferroviaria di Padova e lungo il percorso. Chi non rispetterà le prescrizioni potrà incorrere in Daspo o in altri provvedimenti. I tifosi che tenteranno di aggirare le regole dovranno superare diversi controlli.
Niente biglietti ai padovani
Venezia FC ha chiarito che la vendita dei biglietti è vietata ai residenti della provincia di Padova, mentre i non residenti potranno acquistare i tagliandi per il settore ospiti online o presso i rivenditori ufficiali Vivaticket, solo se in possesso della Supporters Card del Calcio Padova. La vendita terminerà alle 19 di lunedì.
Il ticket, del costo di 28,50 euro, comprende il trasporto acqueo dedicato dal Venice Gate Parking allo stadio e viceversa, ma non altri servizi di trasporto pubblico; il settore non è attrezzato per persone con disabilità motorie e i biglietti non saranno venduti ai botteghini il giorno della partita. Ogni tagliando sarà intestato all’effettivo utilizzatore.
Il ricorso al Tar
Nel frattempo il direttivo di “Appartenenza Biancoscudata”, ha deciso di ricorrere al Tar del Veneto sostenuta dagli avvocati Giovanni Adami e Daniele Labbate, già protagonisti di diverse “vittorie” di ricorsi in tal senso, tra cui quello per la trasferta dei vicentini a Brescia ad inizio stagione.
Secondo il ricorso la determina prefettizia del 12 marzo non troverebbe riscontro nella realtà storica né nella situazione attuale delle tifoserie e contrasterebbe con il piano di sicurezza della Questura di Venezia. Il provvedimento si baserebbe su un episodio isolato del 19 luglio, ormai risolto: tutti i responsabili sono stati denunciati e sottoposti a Daspo. Negli ultimi vent’anni, sostengono poi, non si sono registrati episodi di violenza tra le due tifoserie.
Il rischio evocato per la movimentazione dei tifosi sarebbe neutralizzato dal modello organizzativo della Questura: percorso obbligato, arrivo al parcheggio dedicato, trasporto acqueo controllato, biglietto nominativo e assenza di libertà di movimento. L’accesso al settore ospiti è unico e separato, rendendo impossibile la commistione con i tifosi locali.
Eventi recenti confermerebbero l’assenza di tensioni: il 26 febbraio, durante Juve Stabia–Padova e Frosinone–Venezia, circa 500 tifosi hanno percorso oltre mille chilometri le stesse direttrici autostradali senza incidenti. Secondo “Appartenenza Biancoscudata” il divieto è sproporzionato, discriminatorio e infondato. —
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








