Cittadella salvo all’ultimo respiro

CITTADELLA. «Cit-ta, Cit-ta» urla il popolo granata, esplodendo nella gioia liberatoria, dopo aver sofferto anche stavolta l’indicibile, quando il destro secco di Baselli, al 5’ di recupero, manda in estasi i quasi 4.000 spettatori confluiti al Tombolato, condannando all’inferno l’Ascoli. Non ci saranno i playout, i marchigiani retrocedono insieme al Vicenza e per loro è un amaro ritorno in Lega Pro, undici stagioni dopo - era il 2002 - essere saliti in B ed aver raggiunto anche la massima categoria. Il Cittadella è fuori dall’incubo, giocherà per la sesta stagione consecutiva fra i cadetti, e l’aver mantenuto la categoria conferisce alla provincia padovana una leadership indiscussa: con il Sassuolo promosso fra i “grandi”, non c’è più Modena a tenerci compagnia con due squadre nello stesso campionato. Siamo rimasti gli unici a fregiarci di tale primato.
I 50 punti. Come in quel rocambolesco finale del 2009, quando nello stesso stadio fu il Rimini a soccombere e ad andar giù, era questa la fatidica quota che bisognava toccare per essere certi di non finire coinvolti nella bagarre degli spareggi-salvezza. Foscarini lo aveva detto in tempi non sospetti, anche se poi, per effetto dei risultati maturati ieri, al Lanciano ne sono bastati 48, e alla Reggina 49, per brindare al traguardo raggiunto.
Sorprese e paure. I 21 punti, compresi i tre di ieri, raccolti nel girone di ritorno, messi a confronto con i 29 dell’andata, danno la misura del rendimento troppo discontinuo di questa squadra dopo la sosta invernale. Il Citta brillante, spavaldo e garibaldino ammirato nella prima parte del torneo, che raccoglieva spesso applausi a scena aperta, si è dissolto alla distanza, lasciando il posto ad una compagine insicura, timorosa e contraddittoria nel modo di interpretare le partite. Un rigurgito di orgoglio c’è stato, è vero, con i tre derby, giocati uno dopo l’altro, quindi con la massima tensione possibile, e con il successo colto a spese della Juve Stabia, ma poi si è scesi a livelli decisamente bassi, tutto l’opposto di ciò che avrebbe voluto il tecnico trevigiano. Il quale ha sorpreso tutti, in questa occasione, per la formazione mandata in campo: grandi esclusi come Cordaz e Ciancio, ma anche Schiavon e Busellato, e dentro il “monumento” Pierobon (44 anni a luglio!), Sosa spostato a destra sulla linea dei centrocampisti, e Paolucci insieme a Baselli in mezzo, con Biraghi riproposto a sinistra. Per molti tifosi in tribuna un vero e proprio azzardo, con “voci” incontrollate di presunte liti fra l’allenatore e alcuni granata, a proposito delle quali Foscarini alla fine ha fatto spallucce, con un sorriso carico di ironia.
Traversa di Zaza. L’Ascoli ha fatto quel che doveva fare, e bisogna riconoscere che ha giocato meglio quando è rimasto in dieci, per effetto dell’espulsione per doppio “giallo” di Fossati al 34’. Ha colpito una traversa su punizione con Zaza (38’), ha mancato una palla-gol con Feczesin al 46’ (tiro morbido su Pierobon) e ha trovato ancora il vecio pronto a rintuzzare un pallone scagliato in rovesciata da Zaza (6’ della ripresa). Gli è mancato il guizzo risolutore, mentre i granata, con il passare dei minuti, si complicavano la vita, sbagliando per eccessiva ansia giocate semplici e mancando di lucidità sotto porta, dove pure sono arrivati più volte. Poi, quando l’espulsione di Paolucci (forse eccessiva) al 16’ della ripresa ha riportato la parità numerica, l’aspetto nervoso ha preso il sopravvento sui contenuti tecnici. Negli ultimi minuti il Citta ha spostato gli equilibri della sfida a suo favore e su un’invenzione del neo-entrato Minesso, cittadellese doc, è giunto il gol scacciaincubo di Baselli,
Ci sarà tempo per riflettere e valutare attentamente pro e contro di un’annata strana, ma quel che conta è che avremo ancora il doppio derby padovano. E scusate se è poco...
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