I CAMPIONI DEL FUTURO / Ponte San Nicolò Polverara

C'erano una volta gli spogliatoi dell'Appiani: stretti, angusti, fangosi. Ma trasudavano passione e calcio. Un giocatore ci entrava con muta, scarpe, parastinchi (forse, visti i tempi) e basta. Ci sono ora gli spogliatoi moderni dove ci si butta dentro di tutto: i-pod, cuffie ultimo modello, tablet. Il responsabile del vivaio del Ponte San Nicolò Polverara presenta ai Giovanissimi il loro nuovo tecnico: «Si chiama Fulvio Fellet e ha giocato per anni in serie A e in serie B».
Nessuno ci crede: «Seeee, maddai?». Poi un ragazzino prende il tablet dalla borsa, va su google immagini e trova una vecchia figurina. Rimane di sasso e i compagni con lui.
Qualcuno si fa già più ubbidiente. Mentre comincia la raffica di domande. E lui, cosa risponde? «Che arrivare a quei livelli è difficile, e non succede per caso», sorride l'ex difensore centrale da 159 presenze con il Padova dal 1981 all'86. Eppure a 61 anni appena compiuti, dopo una grande carriera da calciatore, Fellet continua il suo percorso da allenatore di provincia.
«Avrei potuto fare il grande salto anche da tecnico. Dopo aver portato il Piazzola in Promozione avevo preparato tutte le carte per acquisire il patentino master a Coverciano, ma ho rinunciato all'ultimo. Non avrei accettato di buon grado un'altra vita sempre in giro per l'Italia da un posto all'altro. Volevo stabilirmi a Padova». Parole d’altri tempi. Belle proprio perché tali. E così, infatti, è stato e alle panchine tra Eccellenza e Seconda Categoria ha unito tanti anni nei settori giovanili del Veneto.
Ultima sfida, una società in crescita come il Ponte San Nicolò. «Ho conosciuto questa dirigenza perché mio figlio, difensore come me, da parecchie stagioni gioca qui. La società vuole creare un bacino di giovani per rifornire la prima squadra e io le più grandi soddisfazioni da tecnico le ho provate nel formare i ragazzi, vederli crescere e affermarsi. Questa è la parte più bella del mio lavoro, più che guidare una squadra di giocatori già fatti e finiti». All'Appiani ci pensa ancora? «Sì ma sempre meno, perché vedere il degrado con cui è stato abbandonato un monumento del calcio come quello, mi ha messo una grande tristezza». Radici nel passato, sguardo al futuro. Il Ponte San Nicolò ha in cassaforte il suo investimento.
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