Il biancoscudo si affaccia nell’era di Banzato

Sabato il futuro proprietario era in tribuna all’Euganeo, con sciarpa biancoscudata. Un gesto carico di significato. Presenza, riconoscimento, assunzione di responsabilità

Leandro Barsotti

Ecco la settimana in cui il calcio Padova entra nell’era Banzato. È un cambio di traiettoria. I biancoscudati tornano in mano padovana.

Alessandro Banzato prende il posto di Joseph Oughourlian come socio di maggioranza e dunque come nuovo patron. Industriale dell’acciaio, uomo di sport già sperimentato nel rugby, mecenate cittadino, Banzato arriva con il profilo di chi preferisce costruire prima di raccontare. Riservato, manageriale, poco incline alla ribalta. Al suo fianco resta Francesco Peghin, presidente che in questa fase ha mostrato una dote rara nel calcio: la capacità di pensare a lungo termine senza perdere il controllo del presente. Il passaggio simbolico di questa transizione coincide con una sconfitta. Contro il Mantova arriva un ko inatteso, che resterà agli atti come l’ultima sconfitta della gestione franco-armena. Un epilogo amaro che però non cancella il bilancio complessivo dell’era Oughourlian. Il finanziere lascia Padova dopo quasi sette anni di investimenti. Nei primi anni ha speso molto inseguendo una promozione che sembrava un tabù, inciampando più volte in una Serie C capace di logorare entusiasmo e risorse. La B è arrivata nella stagione scorsa, quella vissuta forse con maggiore distanza emotiva, quella che ha aperto la riflessione sull’uscita di scena. Una dinamica che racconta bene il calcio contemporaneo: il successo come punto di arrivo e, insieme, come momento di separazione.

Intorno alla cessione si sono accumulate per mesi tante chiacchiere. Come il fondo americano evocato per mesi da una parte della stampa, il cui emissario dialogava più con Palazzo Moroni che con la società. Trattativa mai presa in considerazione da Oughourlian. Poi la pista argentina, Figoli annunciato come prossimo proprietario. Anche qui, i soliti titoli anticipati. Nel frattempo il Padova ha continuato a lottare sul campo.

L’ultima apparizione pubblica di Oughourlian resta quella della festa promozione, con la sciarpa biancoscudata al collo e una presenza defilata. Dopo, la decisione di lasciare Padova e aprire una trattativa. È in quel momento che Francesco Peghin estrae il jolly: il diritto di prelazione, la possibilità di pareggiare l’offerta argentina e costruire un’alleanza di imprenditori padovani. Un’idea che si trasforma in progetto. Un entusiasmo che trova sponda in Banzato. Sabato il futuro proprietario era in tribuna, con sciarpa biancoscudata. Un gesto carico di significato. Presenza, riconoscimento, assunzione di responsabilità.

Adesso comincia la parte più complessa. Perchè il ritorno a casa scalda il cuore, però non garantisce risultati. Serviranno visione, competenza, pazienza. E continuità di un progetto che può crescere. Padova, intanto, ha ritrovato una cosa preziosa: la sensazione di sapere chi tiene il timone e da quale porto si riparte. In un calcio globale e distratto, questo è un vantaggio tutto nostro. —

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