Il Campodarsego ha scelto Sabbadin senior

Torna in panchina dopo due anni: «Ci salveremo divertendo»
ENZO SABBADIN La stretta di mano fra il nuovo tecnico (a sinistra) e il presidente Daniele Pagin
ENZO SABBADIN La stretta di mano fra il nuovo tecnico (a sinistra) e il presidente Daniele Pagin
 
CAMPODARSEGO.
Nel calcio dilettanti la maledizione degli allenatori ex giocatori del Padova non è finita. Dopo gli esoneri di Angelo Montrone dalla panchina del Carpanedo e quello di qualche giorno fa di Pippo Filippi alla Thermal Abano ecco il semaforo rosso più illustre: quello fatto vedere dal Campodarsego all'ex capitano del Padova Damiano Longhi.
 Ora rimangono in sella Zattarin all'Este, Gabrieli al SaonaraVillatora e Maniero al Maserà.  A sostituire Longhi al Campodarsego (Eccellenza, girone A) sarà invece niente di meno che Enzo Sabbadin, decano degli allenatori padovani. Nato a Mestrino il 13 marzo 1946, Sabbadin torna ad allenare dopo quasi due anni. Enzo, padre di Massimiliano, attuale tecnico della Piovese nel girone B d'Eccellenza, ha allena per 32 anni, cambiando 24 squadre, tra le quali Rovigo, Monselice (sostituì Reja), Contarina, Dolo, Miranese, Trebaseleghe, Porto Viro, Noale, Spinea, Fossò, Fiesso, Tombolo, Justinense, Mogliano e Mestrina, sua ultima apparizione. «Torno in sella - commenta Sabbadin, venditore ambulante di tessuti in Prato della Valle - Sono contento. Mi ha scelto il presidente. Ho la motivazione giusta per accontentare il presidente Pagin e per non deludere l'amico Daniele».  Pagin motiva così la scelta: «E' il traghettatore giusto. E' un allenatore che conosco bene e che ha esperienza, carisma e carattere».  Sono oltre 1300 le panchine nella carriera di Sabbadin, segnate da quattro vittorie di campionati (Miranese e Tombolo in quarta serie; Dolo e Fiesso in Eccellenza) e da salvataggi incredibili, come quelli di Fossò, Dolo, Mogliano e San Polo di Piave: «Spero di conquistare la salvezza anche con il Campodarsego - dice Sabbadin - Voglio tirare fuori una squadra che è quartultima, ma che in rosa ha gente come Pistore, Molinari, Riberto, Viola, Tiso e Bertocco. Voglio vendere in campo entusiasmo e divertimento, perché il calcio prima di tutto deve essere questo».  Questa la ricetta per la salvezza: «Vorrei proporre un calcio più offensivo. Se vogliamo recuperare punti dobbiamo essere più propositivi». E questo il rammarico: «Anche stavolta non potrà sfidare mio figlio, che è nel girone B. Il mio sogno rimane quello». (f.fr.)

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