Malacarne ritrova il Giro: «Oggi è una tappa piccante»
L’ex professionista feltrino vinse la corsa dieci anni fa con capitan Nibali: «La Feltre-Alleghe è una tappa corta, ma con un dislivello pazzesco. Nessuno potrà risparmiarsi, ci si dovrà dimenticare di avere mal di gambe»

«Una tappa piccante». È la sintesi di Davide Malacarne della Feltre – Alleghe, frazione regina del Giro numero 109, 151 chilometri ad alto tasso di spettacolarità. L’ex professionista feltrino (che il 6 giugno il Corriere delle Alpi premierà per la carriera alla “Festa dello Sport” al teatro comunale di Belluno) giusto dieci anni viveva il suo quinto e ultimo Giro d’Italia, un Giro che vinse con la sua Astana e con capitan Vincenzo Nibali.
Oggi il “Mala” sarà in partenza per far vivere l’atmosfera rosa ai figli Aurora (fondista con l’Enal Villaga ma anche ciclista con l’Uc Foen Mictu) e Filippo e per incontrare qualche vecchio amico. Poi, sarà davanti alla tv per godersi l’incanto di una tappa dolomitica tutta bellunese.
Davide, che tappa sarà?
«Sarà una tappa piccante, una giornata dove si potrà assaporare la grande passione che il ciclismo sa creare. Ha un chilometraggio limitato la Feltre - Alleghe, 151 chilometri, ma un dislivello monstre, 5 mila metri, con salite lunghe, dure, alcune durissime. Credo sarà una tappa che i corridori faranno a tutta perché in tanti cercheranno la fuga fin dai primi metri e i big cercheranno di conquistare un traguardo di gran pregio. Tutti, da quelli di vertice al gruppetto dei velocisti, dovranno tenere duro, dimenticare di avere mal di gambe, pensare solo ad andare avanti. Sarà importante pure mantenere concentrazione e serenità perché può capitare di sentirsi fiacchi in partenza e avvertire sensazioni sempre migliori man mano che passano i chilometri. Ma può capitare anche il contrario: sentirsi bene in partenza e poi vedere spegnersi la luce nel finale. Devi stare sul pezzo tutto il giorno, senza nasconderti».
Proviamo a definire le ascese di oggi. Del Duran che dici?
«12 km con una pendenza media superiore all’8% e punte del 14 non possono che essere … duri».
Coi?
«La affrontai da dilettante, al Giro del Veneto, una delle primissime volte se non la prima di una gara ciclistica su quella salita. Una salita breve ma durissima: poco meno di 6 chilometri con una pendenza media che sfiora il 10%. Attenzione anche alla discesa, su strada stretta, insidiosa. Poi ci sarà lo Staulanza che si affronterà di slancio, se possiamo dire così: si tratta di poco più di 6 chilometri con una pendenza media del 6 per cento circa».
Dopo 90 km dal via, l’inizio della Cima Coppi, il Giau.
«9,9 chilometri, con una pendenza media del 9,3 per cento e tratti al 14. Una sola parola per definirlo: infinito».
Il Falzarego non ha difficoltà eccessiva.
«Sono 10 chilometri facili, pendenza del 5,6 per cento. Ma, proprio perché facile, devi scalarlo con intelligenza, senza strafare. Devi salvarti la gamba per il finale dei Piani di Pezzè, una salita sulla quale non ho mai pedalato. Non è lunga ma è impegnativa: 5 chilometri con una pendenza media che sfiora il 10 per cento. È tanta roba. Anche perché i corridori dovranno affrontarla avendo già tantissimi metri di dislivello nelle gambe». Chi vincerà? «Secondo me Vingegaard non vorrà lasciarsi sfuggire un traguardo come quello dei Piani di Pezzè».
Gran protagonista sarà anche il pubblico.
«Senza dubbio alcuno. Una tappa come la Feltre – Alleghe è spettacolare per le difficoltà tecniche e per i paesaggi incantevoli, ma anche per i tanti appassionati che sono sulla strada ad aspettare i ciclisti. Il pubblico è spesso un fattore determinante nelle giornate di montagna, ti aiuta a spegnere il ma di gambe e ti spinge oltre».
Questo Giro ti piace?
«Sì. Mancano nomi importanti, è vero, ma ci sono tanti motivi di interesse. A cominciare da un giovane come Davide Piganzoli che, oltre che il gregario per Vingegaard, sta facendo la sua corsa. È un ragazzo a tenere d’occhio. Così come Giulio Pellizzari, un atleta che ha dimostrato di esserci ma che qualche problema di salute ha fatto scivolare indietro in classifica. Il marchigiano, comunque, c’è».
Vingegaard?
«Sta correndo in controllo assoluto. Non è neanche al cento per cento della forma».
Potrà battere Pogacar al Tour?
«Se Pogacar è quello che abbiamo visto a inizio stagione, dovrà essere già contento di riuscire a stargli a ruota».
Questo ciclismo di fenomeni ti piace?
«No. Avere un numero limitato, anzi limitatissimo di corridori che può vincere penalizza lo spettacolo».
Dieci anni fa la tua ultima stagione da professionista e il tuo ultimo Giro.
«Non partimmo benissimo noi dell’Astana. Invece nella parte finale riuscimmo a ribaltare la situazione e a vincere con Nibali. Grazie all’immensa classe del siciliano e grazie a un ottimo lavoro di squadra».
Due anni prima, al Giro “rischiasti” di vincere la Lugo - Sestola.
«Mi feci battere dalla freddezza e dalla grande esperienza dell’olandese. Ma anche dalla mia agitazione. L’emozione di trovarmi lì davanti a giocarmi una tappa del Giro, sogno di ogni corridore italiano, mi tradì».
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