Mogavero: «Sono felice soltanto quando trattengo il fiato»
CADONEGHE. Il giovane che vive senz’aria. Antonio Mogavero, vent’anni originario di Lecce trasferito da bambino a Cadoneghe, ha conquistato i -81 metri in apnea in assetto costante con monopinna nel...

CADONEGHE. Il giovane che vive senz’aria. Antonio Mogavero, vent’anni originario di Lecce trasferito da bambino a Cadoneghe, ha conquistato i -81 metri in apnea in assetto costante con monopinna nel mare blu di Nizza, ai recenti campionati francesi, suo primo appuntamento internazionale. Era reduce dal quinto posto ai campionati italiani di Novara nello scorso mese di maggio, in cui aveva percorso i 200 metri indoor in apnea dinamica con pinne. «I miei vanno in ansia ogni volta che li chiamo, la sera prima di ogni gara, e svelo la distanza che ho dichiarato». I genitori Annalisa e Aldo sembra però che se ne siano fatti una ragione: «Hanno capito che scendere in apnea è ciò che mi rende felice». Fortuna ne ha avuta, Antonio, ché da qualche anno è aperta a Montegrotto la Y-40, la piscina profonda 40 metri e lui lì, oltre ad allenarsi, fa anche l’istruttore da quando si è diplomato al Selvatico. «Ho iniziato a 15 anni nella squadra agonistica del Club Sommozzatori Padova sotto la guida di Marco Ruzza, dopo aver trascorso l’infanzia praticando pesca in apnea con papà». La pesca subacquea resta tutt’oggi il suo hobby, ma sempre in apnea: «Non ho mai messo un erogatore in bocca, non fa parte di me». È l’amore per il mare a scatenare tutto: «Ho trascorso tutte le estati della mia infanzia in Puglia, a Porto Cesareo (dov’è anche in questi giorni per allenarsi,
ndr
), ho imparato prima a nuotare che a camminare: da piccolo, pur di stare in acqua, mi facevo andare bene anche il nuoto nelle piscine di Vigonza, alla Y-40, i Nuotatori Padovani. Ma poi alla fine sono tornato all’apnea perché secondo me è il modo più intimo che ci sia di vivere il mare». In Italia si può scegliere: “Sono affezionato a quello salentino, ma il mare di Ustica mi ha affascinato per l’acqua e i pesci, è un acquario a cielo aperto». I campionati francesi, si diceva: il suo record personale di discesa. «Le classifiche sono due: una strettamente francese, l’altra generale, vinta da tre italiani: primo Michele Giurdola, il mio compagno di allenamenti pugliesi (86 metri); secondo Salvatore Bavusotto di Milano (84 metri) e poi io». Cosa significa scendere di 81 metri in apnea? «E’ un viaggio interiore, un’esperienza quasi spirituale. All’inizio il blu e l’ignoto fanno paura, ma poi ti concentri e vai: sai che ogni errore potrebbe farti perdere tempo e ossigeno, e sai anche che il margine di errore aumenta, all’aumentare della quota». Il rischio più frequente è chiamato samba, o black out: «Il cervello “stacca la spina” al corpo e si verifica un arresto respiratorio, ma non è niente di che. È un incidente demonizzato, ma in realtà è come una caduta dagli sci o dalla bicicletta: si riparte senza problemi. A me non è mai successo, ma è sbagliato pensare che si rischia la vita: per arrivare a quote elevate c’è prima un grande allenamento per preparare il fisico». La preparazione consiste in circa tre ore al giorno di nuoto, palestra, yoga, adattamento fisiologico alla profondità. E poi c’è la sicurezza in gara: «Ci sono altre persone con le bombole, che scendono con noi e poi siamo vincolati al cavo-guida. Poi ci sono altri apneisti che ci accompagnano negli ultimi 30 metri, i più pericolosi per via degli scambi pressori». Le prossime tappe profonde dell'estate di Mogavero saranno i Campionati italiani a Ustica, Cagliari, lago di Garda, per concludere con i campionati Europei a Kassim in Turchia.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova
Leggi anche
Video








