Muro contro muro, e non ci si parla Così si allontana la gente dagli stadi

L'obiettivo dichiarato del ministro Maroni è di arrivare all'eliminazione delle barriere dentro gli stadi e alla progressiva scomparsa di carabinieri e poliziotti, sostituiti dagli steward gestiti direttamente dalle società. E' una bella scommessa, dura, ma non impossibile, da vincere. Per veder coronato il progetto dal successo, però, si è scelta sin dall'inizio una "politica" della gestione del tifo discutibile: la Tessera del tifoso, che pure aveva delle logiche condivisibili nelle premesse, si è infatti rivelata, strada facendo, uno strumento male applicato e poco efficace nel promuovere una nuova cultura di approccio al calcio. Gran parte delle tifoserie ultras l'hanno contestata, accusando il Ministero dell'Interno di aver voluto schedare le curve, protagoniste in passato di violenze gratuite e di scontri assurdi, mentre in altre realtà - Milan, Inter e Juve, ma pure Napoli e Atalanta e, scendendo in B, Verona - chi si è abbonato l'ha sottoscritta senza riserve. Due valutazioni opposte. Il ministro vuole andare sino in fondo, ci mancherebbe!, mentre chi non è d'accordo con lui fa resistenza, denunciando apertamente la violazione dei diritti elementari per il solo fatto che, senza la tessera, non solo non si accede più agli stadi dove è di scena la propria squadra, ma è vietato persino circolare per le città in cui si gioca. Domanda: cosa ci vuole per un confronto a tutto campo fra i protagonisti della querelle? Se è vero che i tifosi ospiti non tesserati non sono più ammessi negli stadi (ma ci sono purtroppo troppe "stranezze" nell'applicazione della norma, come si è già visto), nessuno ha pensato alle conseguenze di questo muro contro muro, e cioè che così si disincentiva sempre di più la gente a seguire il calcio dal vivo?
(s.e.)
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