Nibali: «Il podio? No, voglio vincere»

INVIATO ALLA PRESOLANA. Il Passo è lassù, per arrivarci bisogna superare una decina di tornanti. Sulla Presolana ieri mattina Vincenzo Nibali e la sua Bahrain Merida ci è arrivato in allenamento nel giorno di riposo del Giro. Tre orette per tenere i muscoli in assetto da battaglia. Di quei muscoli oggi avrà bisogno su tre passi ben più difficili il due volte vincitore della corsa rosa. Nel pomeriggio, a chi lo interrogava sull’esito del tappone di oggi con Mortirolo e doppio Stelvio, ha risposto in modo forte e chiaro: «A me non interessa arrivare quarto, piuttosto che terzo o secondo in questo Giro, interessa solo il primo posto». E ancora: «Ho vinto un Tour de France, due Giri d’Italia, una Vuelta, due Tirreno Adriatico, due campionati italiani e…un Lombardia». Pensi sia finita? No, aggiunge la stoccata: «Eppure nonostante questo palmares mi si continua a criticare». L'avete capito, lo Squalo è bello carico.
E soprattutto vuole la maglia rosa e crede nella maglia rosa, nonostante il passo falso di Oropa. È arrivato a un punto della carriera dove un piazzamento, pur di prestigio, non è prioritario. «Sono il meno giovane della compagnia tra chi lotta per la maglia rosa - ha continuato - ho 32 anni e comincia a spuntarmi pure qualche capello bianco»: si tocca i capelli sopra l’orecchio Vincenzo. Se la ride, ma intanto ha scoperto le intenzioni bellicose. Più in là il preparatore atletico e direttore sportivo della Bahrain Merida, Paolo Slongo, abbozza un sorriso. «Per Dumoulin sarà durissima, per ora ci ha stupiti con prestazioni al di sopra delle righe ma con solo una salita secca nel finale, se dovesse salvarsi anche sullo Stelvio, a oltre 2.500 metri di quota, con due scalate e con un peso superiore agli altri rivali, allora potremmo dire di trovarci di fronte a qualcosa senza precedenti». Si ferma lì. Meglio aspettare oggi.
Nibali invece bada al sodo: «Bisognerà isolare la maglia rosa, togliergli i compagni di squadra e poi attaccarlo, Quintana lo farà, io se starò bene anche. Rispetto ai miei rivali il distacco si aggira intorno al minuto, è Dumoulin che è andato più forte».
Il piano per attacco? Lo Squalo non si sbilancia, ma ricorda la storia recente delle grandi corse a tappe. «Nel 2015 Fabio Aru alla Vuelta di Spagna lo attaccò a fondo nell’ultima tappa di montagna, approfittando delle salite messe in serie, riuscì a isolarlo e a sfilargli la maglia rossa, quindi la tappa è importante, ma, non accadesse nulla, resterà nelle gambe dei corridori per le altre impegnative frazioni della settimana». Le due lunghe discese dallo Stelvio terreno amico? «Non lo so, siamo alla terza settimana, sto bene e c’è molto terreno per provare qualcosa».
A pedalare con lui ieri mattina c'era anche Purito Rodriguez, consulente del team. «Vedo Vincenzo in rosa a Milano - ha detto - tutta la settimana è terribile». È orgoglioso il messinese. Anche quando gli chiedono di ricordare i giudici Falcone e Borsellino a 25 anni dalle stragi di mafia. «Il loro messaggio è una luce per il futuro della Sicilia e dell’Italia. Sendiamo tantissime parole, ma quello che si fa è troppo poco per combattere il male». Palmares a parte, è il numero uno del ciclismo italiano anche per questo.
@simeoli1972
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