Paralimpiadi, una storia con i veneti protagonisti

Lo sport per disabili nel libro di Arrigoni. Tante vicende di atleti che sono diventati mitici esempi
Di Annalisa Celeghin

Si sono concluse proprio ieri le Paralimpiadi 2012 di Londra e questo libro del giornalista Claudio Arrigoni («Paralimpici. Lo sport per disabili: personaggi, storie, discipline», Hoepli, 16,90 euro), giunto alla sua terza edizione, ci dà una fotografia completa di quello che è, appunto, l'universo paralimpico, in Italia e nel resto del mondo.

Scopriamo così che lo sport inteso come pratica riabilitativa ha le sue origini già nel Settecento; che per i primi Giochi per atleti con disabilità bisogna attendere il 1948; che a Roma, nel 1960, si suggellò l'unione fra Olimpiadi e sport paralimpico; e che il termine «paralimpico» si iniziò ad usare a partire dai Giochi di Los Angeles del 1984.

Una lunga storia nella quale, dallo sport utilizzato per scopi riabilitativi si passa, gradualmente, alla pratica sportiva fine a se stessa.

Una storia ricca di atleti speciali, alcuni dei quali veneti: come la padovana, di Cittadella, Rossella Inverni, non vedente, specialista di atletica leggera, sei medaglie in due edizioni dei Giochi (1984 e 1988); Italo Sacchetto, altro concittadino, anche lui non vedente, che nel 1984, vinse l'oro nel salto in alto stabilendo un record mondiale; la trevigiana Francesca Porcellato, fondista nota come la «rossa volante» per il colore dei suoi capelli e la velocità che raggiunge con la sua sedia a rotelle, che ha vinto, tra il 1988 e il 2008, 11 medaglie in 8 edizioni dei Giochi; il vicentino Andrea Stella che, perso l'uso delle gambe in seguito ad una sparatoria, ha attraversato per ben due volte l'Oceano Atlantico in barca a vela; Francesco Bettella, padovano, nuotatore tetraplegico fresco di medaglia di bronzo a Londra nei 200 metri stile libero.

Per non parlare poi dell'ormai famosissima Bebe, Beatrice Vio di Mogliano Veneto, bravissima a tirare di scherma nonostante l'amputazione di braccia e gambe a causa di una meningite, che in questi giorni è stata protagonista ai Giochi di Londra come tedofora ma anche del nostro giornale come inviata speciale.

È un bel mondo quello che Arrigoni ci racconta in questo suo libro: un mondo fatto di sport, di sana competizione, di grande coraggio e dignità. E sono atleti davvero speciali, quelli di cui ci racconta. Tra i quali c’è Alex Zanardi, forse il più celebre atleta paralimpico, padovano d'adozione e due medaglie d'oro a Londra con la sua handbike, che afferma: «Mi sento un uomo straordinariamente fortunato». Poche parole, che racchiudono la vera essenza dello sport paralimpico: da un problema, un’opportunità.

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