«Piacere, sono Ilaria Cusinato non volevano farmi nuotare»

SAN MARTINO DI LUPARI. È tornata con due medaglie d'argento e una conferma: a volte gli allenatori è meglio non ascoltarli. Ilaria Cusinato, studentessa e nuotatrice di 15 anni, è rientrata da Baku nella casa di San Martino di Lupari dove vive con la famiglia. Ad accoglierla c'erano papà Luca, impiegato, mamma Loredana, insegnante di scuola materna, e la sorella Andrée, 19 anni, studentessa di storia dell'arte.
Ilaria è partita per l'avventura dei Giochi Europei in Azerbaigian, una sorta di mini olimpiade continentale alla prima edizione, e ne è tornata con due podi, argento nei 200 e nei 400 metri misti. E dire che stava per lasciare tutto.
«Ho iniziato a nuotare a circa dieci anni e mezzo, nei corsi della scuola nuoto. Poi però ho deciso di lasciar perdere questo sport perché non lo consideravo tanto coinvolgente. Qualche tempo dopo ci ho ripensato, perché intanto avevo cambiato piscina e mi era venuto il desiderio di provare a fare dell'agonismo».
Stiamo parlando di Tezze: com'è stato tornare in vasca da aspirante agonista?
«All'inizio è stato piuttosto difficile perché ero la più giovane del gruppo, quella che aveva iniziato per ultima. Ho fatto tanta fatica a prendere il ritmo della squadra, inoltre avevo poca confidenza con gli altri nuotatori. Poi con il tempo mi sono presa bene e con gli altri sono diventata amica, mi hanno sempre aiutata».
Hai mai pensato di smettere anche da agonista?
«Sì, proprio in quei primi mesi, perché non avevo avuto un bell'impatto con uno dei due allenatori, ero un po' impaurita. Mi sono chiesta se volessi continuare o no, e poi mi sono detta che non volevo lasciarmi condizionare e ho voluto fare di testa mia, continuando a nuotare».
Hai avuto ragione, a quanto sembra dai risultati…
«Beh ma non è stata sempre così: i primi due anni sono stati molto altalenanti, in particolare il primo anno da Esordiente è stato molto difficile, ero più indietro rispetto agli altri. Poi ho avuto anche un infortunio, una microfrattura al gomito che mi ha tenuta ferma per due mesi».
Ora però ti sei ripresa: hai vinto due argenti con un solo allenamento al giorno.
«Sì, è vero, per ora la frequenza dei miei allenamenti è tranquilla. Questo significa che ho ancora ampi margini di miglioramento. Sinceramente non mi aspettavo questi tempi, soprattutto nei 400. Nei 200, invece, speravo di andarci vicino, ma non così tanto».
Soddisfatta?
«Direi proprio di sì, molto, anche perché a Baku ho avuto dei problemi a una spalla a causa di una leggera borsite, per cui ho dovuto saltare la semifinale dei 100 delfino per fare le terapie. Era tutto l'anno che lavoravo per questi risultati, ne sono molto felice».
Come vedi il tuo futuro agonistico?
«Spero di continuare a migliorare perché tecnicamente ho ancora molto da fare. Il mio obiettivo è entrare in Nazionale maggiore tra qualche anno. Certo, fra lo studio e il nuoto, oggi sceglierei il nuoto, ma potrei cambiare idea».
Se diciamo che alla tua età emerse una certa Federica Pellegrini?
«Poche persone sono riuscite a vincere un'Olimpiade così giovani, come ha fatto lei. Ma ognuno è diverso, e la mia carriera è ancora tutta da scrivere».
Il primo capitolo, intanto, sembra iniziare proprio bene: la quasi sedicenne portacolori del Team Veneto è arrivata seconda nei 400 misti femminili fermando il cronometro a 4’44’’01, migliorando il record italiano Juniores; record Juniores e Cadetti anche nei 200 con 2’13’78.
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