Una delusione infinita

L’anticipazione del capitolo inedito col racconto di Di Natale
Colloquio con Antonio Di Natale Di Pietro Oleotto

«Quel gol a Casillas è stato uno fra i più belli della mia carriera». Bisogna partire dal 2012 per riavvolgere il filo della memoria di Totò Di Natale. Dall’Europeo successivo, dalla rete alla Spagna nel girone eliminatorio che mette l’ultima pietra sopra la grande delusione, l’errore dal dischetto che ha sancito l’eliminazione dell’Italia ai quarti di finale di Euro 2008. Ecco l’epilogo della prima avventura azzurra di Di Natale. «È stato difficile dimenticarlo, ci ho messo un po’», confessa il capitano dell’Udinese che si è sfogato sui portieri della serie A per mettere da parte, in un angolino quel penalty non calciato alla Totò, senza sapienza nella traiettoria, senza potenza. Tutta pappa pronta per un super portiere come Casillas, un biglietto per l’autostrada della gloria messo in mano alla Spagna che da allora ha arricchito di tutto la sua bacheca: due Europei e in mezzo un Mondiale.

«Sono i più forti», prosegue il bomber dell'Udinese voltandosi per guardare questi ultimi cinque anni, anni che Di Natale ha continuato comunque a vivere da protagonista in azzurro, nonostante l'errore di Vienna e il valzer sulla panchina della Nazionale. Da Donadoni a Lippi per arrivare a Prandelli. «Sono felice per le parole che ho sentito pronunciare dal ct negli ultimi giorni: ha detto che non può trascurare uno come Di Natale, che l’età non conta. Sono frasi che ti danno la spinta». Sì, proseguirà per almeno un'altra stagione il Totò del Friuli, magari per convincere Prandelli che c’è ancora un posto in azzurro per un vecchietto che negli ultimi quattro campionati ha messo a segno oltre cento gol, 103 per l’esattezza e gli amanti delle statistiche. Adesso nella storia della serie A ha pochi grandi campioni davanti: i duecentisti Piola, Totti, Nordhal, Meazza, Altafini, e Baggio sono forse irraggiungibili, ma Di Natale è in coda con 176 reti. «È facile parlare, più difficile farli i gol: ci proverò, mica detto che riuscirò a segnarne altri 23 come quest’anno».

La speranza comunque è questa, prima di dedicarsi alla famiglia, alla moglie Ilenia, ai figli Filippo e Diletta. E al calcio giovanile. «È la mia passione, già adesso sto curando una scuola calcio a Udine». Il cerchio sarebbe perfetto: il pallone è bello proprio perché i momenti felici si sovrappongono alle delusioni. È un po’ la metafora della vita. «Nel mio caso comunque le gioie sono state di più. Euro2008? Sì, non fu un’avventura fortunata, anche se non rinnego nulla».

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