«Voglio un Petrarca leader e non parlo solo di risultati»

Il ritorno di Munari: «Non ne volevo più sapere di club italiani, ma questo è diverso: è casa mia. Me lo ha chiesto Banzato: dobbiamo farci ammirare»



Tanti compiti da portare avanti, una lunga serie di incontri e una marea di messaggi e telefonate. La notizia del ritorno a Padova di Vittorio Munari, come direttore generale del Petrarca e responsabile del coordinamento con la Impianti Petrarca spa, ha messo a dura prova la tenuta del suo telefonino bersagliato di testimonianze d'amicizia, congratulazioni e in bocca al lupo per la nuova avventura in seno al club in cui si è formato e che l'ha lanciato nel firmamento ovale, come uno dei massimi esperti italiani del gioco inventato da Webb Ellis alla public school di Rugby nel 1823. «Guarda qua», esibisce orgogliosamente il cellulare Munari, «Tra i primi a scrivermi per complimentarsi ci sono stati il sindaco Giordani e l'ex sindaco Bitonci. Testimonianze importanti e gradite, per il loro livello istituzionale e per l'espressione politicamente bipartisan di stima e vicinanza nei confronti del Petrarca».

Oltre agli ultimi due primi cittadini di Padova si sono fatti vivi consiglieri federali, tecnici e dirigenti di altre società, giocatori di varie generazioni e provenienza, allenati al Petrarca o a Treviso in tanti anni di attività. Poi via agli incontri con il resto della dirigenza tuttonera, con gli staff tecnici, con i tanti collaboratori con cui dovrà rapportarsi per far girare a puntino un complesso meccanismo come quello attivo dentro i cancelli del centro Geremia. «Ho sentito quasi tutti. Sono state due giornate intense di incontri, a tutti i livelli. Finirò il giro nei prossimi giorni», spiega. Ha già sentito anche Beppe Artuso? «Lo farò al più presto. Mi devo confrontare con lui per capire dal suo punto di vista le criticità che ha riscontrato in questi due anni».

Quale sarà la sua bussola da direttore generale del Petrarca Rugby e da responsabile del coordinamento con la Impianti Petrarca? «Trovare le risorse necessarie a fare sport e per il mantenimento delle strutture è sempre più difficile. Se si ha la fortuna di poter contare sulla generosità di qualche persona è nostro dovere oltre che interesse rendere questi amici orgogliosi e gratificati. La quotidiana gestione di un impianto sportivo è particolarmente onerosa. Il desiderio è di analizzare le attività ottimizzando le risorse».

Cos'ha in mente per la prima squadra? «Sogno una prima squadra che sia leader, nel senso che dia l'esempio e che sia di ispirazione per i più giovani e i ragazzini».

E come si rapporterà con i giocatori? «Credo di conoscere abbastanza il rugby per giudicare i comportamenti in campo e fuori. Sono convinto che la competenza si possa acquisire con il buon lavoro, ma è l'atteggiamento positivo che una persona ha o non ha a fare da discriminante nella costruzione dell'atleta. La forza di volontà ti insegna ad acquisire competenze e ad ovviare a certe mancanze. Il talento invece conta poco in sé, è un dono che hai da madre natura. Ma è l'uso che fai di questo talento che fa la differenza».

Da anni sostiene che il livello del massimo campionato italiano sia scadente. Come mai ha accettato di tornare in un club di Top 12? «Le mie considerazioni, che comunque credo sostenute dall'evidenza, non hanno nulla a vedere con l'obiettivo che ci siamo prefissi con il presidente Banzato. Dobbiamo cercare di far brillare la stella del Petrarca e di essere riconosciuti con ammirazione».

Ma alla fine cosa l'ha convinto a tornare? «Me l'ha chiesto Banzato. È stata una cosa molto rapida. Anche se i rapporti li abbiamo sempre tenuti in questi anni». Nel frattempo si erano fatti avanti altri club italiani? «Sì, diversi. Ma ho declinato le offerte, perché non ne volevo più saperne di rugby italiano. Il Petrarca però non è semplicemente il rugby italiano. Il Petrarca è casa mia».

Continuerà anche a fare le telecronache della Nazionale? «Questo non lo so, dovremo parlarne. In ogni caso non commenterò il Mondiale in Giappone dato che i diritti per le partite dell'Italia li ha acquistati la Rai».

Proseguirete nella sinergia tra prima squadra e giovanili? «Se tutte le componenti della Guizza rispondono agli stessi concetti e valori è naturale che si vada in questa direzione. La differenza ci può essere nella struttura tecnica ma la linea deve essere la stessa». E la seconda squadra? «Fintanto che ci sarà abbondanza di ragazzi che escono dalla giovanile, che vengono a studiare a Padova e che non sono ancora pronti per il Top 12, avere una seconda squadra sarà importante e utile».

Che messaggio manda ai sostenitori della squadra? «I tifosi del Petrarca devono star sicuri che proveremo, al meglio delle nostre capacità, a renderli orgogliosi». —

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