Italia Nostra contro l’abbattimento dell’ex hotel Abritto a Padova: «E’ un pezzo di Liberty»

La denuncia dell’associazione che vorrebbe salvaguardare l’edificio all’ingresso dell’Arcella, simbolo dell’architettura Liberty: «E’ solo l’ultima di una serie cospicua di demolizioni che negli ultimi anni ha afflitto l’edilizia del Novecento a Padova»

L’ex albergo Abritto all'Arcella
L’ex albergo Abritto all'Arcella

Nei prossimi giorni sparirà per sempre l’ex albergo Abritto a Padova, l'edificio che «per oltre un secolo ha connotato l’ingresso al quartiere dell’Arcella, diventandone uno dei simboli». Un addio amaro per uno stabile in stile Liberty che in passato era stato sottoposto a tutela per il suo valore di «testimonianza storica di un’epoca e di un gusto».

Una decina di anni fa l'allora sindaco Bitonci aveva persino avviato le trattative per acquistarlo e restaurarlo, ma l'operazione sfumò. Negli anni successivi si è invece pensato di «risolvere l’annosa questione del degrado che affliggeva l’immobile, rimuovendone il vincolo, con l’intento evidente di favorirne la demolizione».

La denuncia arriva da Italia Nostra Padova attraverso le parole del presidente del Consiglio direttivo, Renzo Fontana. L'associazione contesta la narrazione ufficiale delle istituzioni: «Naturalmente i pubblici amministratori parlano adesso di “rigenerazione urbana”, anche se a noi viene in mente piuttosto il “piccone risanatore” di altri non felicissimi anni». Un approccio che, ricorda Fontana, si è insulsamente abbattuto pochi mesi fa anche «sull’ottocentesca sala Cavalleggeri alla Prandina».

Nel gennaio scorso Italia Nostra aveva inviato una lettera al Comune chiedendo che l’amministrazione «si adoperasse perché fossero almeno salvate le facciate dell’ex albergo, con i connessi decori liberty», ma la richiesta è rimasta inascoltata perché «evidentemente è molto più facile ed economico fare tabula rasa di tutto».

La scomparsa dell’Abritto è purtroppo «solo l’ultima di una serie cospicua di demolizioni che negli ultimi anni ha afflitto l’edilizia del Novecento a Padova».

Tra i responsabili viene indicato «uno scellerato Piano casa regionale» che, consentendo aumenti spropositati di cubature in deroga ai piani comunali, sta incentivando la distruzione di «dignitosi villini e palazzine, compresi i loro giardini, la cui scomparsa non è conteggiata come “consumo di suolo”». Per Fontana l'unico rimedio consiste nell'attribuire a questi edifici «un qualche grado di tutela all’interno del Piano degli interventi, nella speranza che poi questi vincoli non vengano bellamente annullati, come nel caso dell’ex Abritto».

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