Allevamenti, il macchinario anti-odori è senza brevetto: il caso finisce in Procura
Un impianto a Santa Giustina in Colle per contrastare gli odori degli allevamenti di maiali, un brevetto dichiarato ma del quale non sarebbe stata dimostrata l’esistenza e una controversia civile che finisce in Procura. È il nuovo capitolo della battaglia giudiziaria tra alcuni residenti di Santa Giustina in Colle e l’azienda agricola Zuanon

Un impianto per contrastare gli odori degli allevamenti di maiali, un brevetto dichiarato ma del quale non sarebbe stata dimostrata l’esistenza e una controversia civile che finisce in Procura. È il nuovo capitolo della battaglia giudiziaria tra alcuni residenti di Santa Giustina in Colle e l’azienda agricola Zuanon.
L’avvocato Giorgio Destro ha presentato un esposto chiedendo di valutare eventuali responsabilità penali legate alla documentazione tecnica prodotta in causa. Nel mirino c’è l’allevamento di suini da ingrasso e bovini da carne dell’agriturismo Antichi Sapori di Zuanon Silvano e figli, in via Fontane Bianche a Santa Giustina in Colle. Le strutture sorgono a circa 90 metri dalle abitazioni dei ricorrenti, in un’area di ricarica delle risorgive.
La controversia sull’impatto odorigeno è attualmente all’esame della quarta sezione civile della Corte d’Appello di Venezia, nell’ambito del procedimento promosso da Paolo Zoccarato, Sonia Tonietto e altri sedici ricorrenti. Durante il sopralluogo del 24 febbraio scorso, il consulente tecnico nominato dalla Corte, Massimiliano Scarpa, ha rilevato la presenza di due macchinari installati pochi giorni prima e indicati come sistemi per l’abbattimento degli odori delle stalle. Il 15 aprile il consulente dell’azienda, Paolo Verardo, ha consegnato una relazione tecnica datata 20 febbraio sul sistema denominato Nebulmatik, descritto come tecnologia innovativa di mitigazione biologica delle emissioni odorigene brevettata dalla società Ramotek.
La consulente dei residenti, Marina Lecis, ha chiesto a più riprese copia del brevetto, senza ottenere nulla. Destro ha quindi interpellato l’Ufficio veneto brevetti, ottenendo un certificato il 22 luglio: «A nome della ditta Ramotek Srl non risulta alcun brevetto né italiano né in altri Stati», scrive l’ufficio.
Nell’esposto l’avvocato chiede quindi alla magistratura di valutare se la dichiarazione relativa al brevetto, del quale non sarebbe stata fornita prova, possa assumere rilevanza penale. Contesta inoltre al consulente nominato dalla Corte di non essere intervenuto per ottenere chiarimenti sulla documentazione mancante. A quanto emerge, le esalazioni continuano ad interessare le abitazioni dei ricorrenti anche dopo l’installazione dei dispositivi. L’esposto conta di otto allegati, tra verbali, richieste di chiarimento e attestazione dell’ufficio brevetti: una querelle con molte puntate e lontana dall’atto finale.
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